Lauder Fellowship, la sfida della nuova leadership ebraica passa dalla diplomazia

di Shulamit Bondì
Cosa significa essere leader ebraici oggi? È questa la domanda che ha accompagnato il seminario inaugurale della Lauder Fellowship del World Jewish Congress, che ha riunito a Budapest i giovani selezionati per l’edizione 2026-2027, insieme a leader e attivisti provenienti da tutto il mondo. Un momento di incontro e confronto per approfondire la storia e la vita ebraica del luogo.
Tra le vie del quartiere ebraico di Budapest, tra storia, memoria e rinascita, i partecipanti hanno avuto modo di conoscere più da vicino la storia del World Jewish Congress e i suoi novant’anni di impegno nella difesa e nella rappresentanza di numerose comunità ebraiche in cento Paesi nel mondo.
Guardare alla vita interna delle comunità ebraiche di oggi è stato senza dubbio uno dei momenti centrali delle giornate trascorse a Budapest. I partecipanti hanno potuto comprendere e osservare in prima persona quali siano le sfide e le necessità del presente e quali strumenti possano essere utilizzati per affrontarle. Budapest e la comunità ebraica ungherese hanno rappresentato un punto di partenza significativo per parlare di momenti di transizione e di come attraversarli senza mai arrendersi. In questo contesto, i partecipanti hanno avuto inoltre l’opportunità di incontrare e ascoltare Jòzsef Potor e Zsòfia Barta, membri dell’ufficio del nuovo Primo Ministro ungherese Péter Magyar.
Ma è solo tra di noi che possiamo affrontare il periodo storico che stiamo vivendo? Vale davvero la pena rinchiudersi in noi stessi di fronte alle numerose porte che sembrano chiudersi davanti a noi?
Il World Jewish Congress sa che questa non è la strada. Nonostante le difficoltà, è necessario continuare a essere presenti, a dialogare apertamente e a prendere parte alla conversazione. È proprio in questa prospettiva che si è discusso anche del lavoro diplomatico del WJC e, in particolare, dell’attività del proprio ufficio in Vaticano: un passaggio importante per comprendere quanto sia necessario, per ogni giovane leader coinvolto nel programma, essere parte del dialogo e contribuire a costruire ponti anche nei momenti più complessi.
Tra gli spunti più interessanti è emerso anche quello offerto dall’incontro con il “Deputy Chief of Mission” dell’Ambasciata israeliana in Ungheria, Moran Birman, con cui è stato possibile approfondire i rapporti tra Israele e Ungheria e le loro relazioni diplomatiche.
Sebbene le sessioni e gli incontri siano stati momenti significativi del seminario inaugurale, i partecipanti sono stati chiamati soprattutto a pensare, pianificare e presentare idee e progetti per il futuro. L’obiettivo è fare in modo che quanto appreso durante questi giorni possa trasformarsi in spunti concreti e strumenti da utilizzare per rappresentare al meglio le proprie comunità e affrontare le sfide della leadership ebraica di oggi e di domani.
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