La Parashà della Settimana: Shelach e la sfiducia degli esploratori

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HaTikwà – Questa settimana leggeremo la Parashà di Shelach, uno dei brani più complessi della Torah, considerando l’evento centrale della lettura, ovvero la trasgressione degli esploratori. Infatti, mancava pochissimo all’ingresso del Popolo Ebraico in Erez Israel. Moshe aveva deciso, dopo varie richieste del popolo, di inviare dodici persone affinché portassero un resoconto della terra. Essi tornarono dopo appena quaranta giorni e dieci di loro dissero al popolo che la terra in questione era ostile, che vi erano giganti, che era impossibile combattere gli attuali residenti. Nelle parole pronunciate dagli esploratori non vi era l’ombra di una menzogna, avevano detto per filo e per segno ciò che avevano visto. Allora ci domandiamo, in cosa consiste il loro peccato? Per comprendere al meglio la loro mancanza, dobbiamo analizzare ciò che Moshe Rabbenu gli aveva chiesto prima che partissero. Egli aveva detto loro di osservare la terra per capire come combattere al meglio il nemico, come affrontarlo. Non aveva domandato se si potesse conquistare la terra, bensì come lo si potesse fare.

Moshe era certo del fatto che con l’aiuto del Signore avrebbero sconfitto qualsiasi avversario, ma allo stesso tempo non voleva affidarsi univocamente a Lui, in quanto voleva applicare il principio conosciuto universalmente come “aiutati che Dio ti aiuta“. Ora comprendiamo al meglio la trasgressione compiuta dai dieci esploratori: non hanno avuto fiducia nel Signore, non hanno compreso che con l’aiuto di Dio tutto è possibile, nonostante i numerosi impedimenti o i “giganti” minacciosi.

Il Rebbe di Lubavitch insegna che il nome della Parashà non indica solamente la prima parola della parte della Torah che leggeremo questa settimana, bensì ha un significato aggiuntivo, un messaggio molto più profondo: la parola Shelach, significa “inviare”, “mandare“. Uno dei messaggi che la Torah ci sta trasmettendo, è il seguente: Dio ci invia nel mondo per compiere numerose missioni. Nonostante gli ostacoli e le paure che esse presentano, non dobbiamo comportarci come i Meraghelim. Al contrario, dobbiamo sapere che Dio è sempre con noi, in ogni momento, e che Egli non ci chiede mai qualcosa che non possiamo fare. Dobbiamo fare proprio come disse Yoshua: “anche se la terra di Israele (così come quasiasi missione) fosse in cielo, noi ci arriveremo perché Dio è con noi“.

Shabat Shalom!

 

 

 

Dvar Torah dedicato alla Refuà Shelema di Marco Menasci