La Parashà della settimana: Ki Tisà

Grafica FB Parashà

di Jonathan Di Veroli

Questa settimana leggeremo la Parashà di Ki Tisà, ricca di contenuti tra cui anche la Mitzvà – precetto – del mezzo siclo d’argento che doveva essere devoluto come offerta. La mezza misura serve al povero perché, essendo una cifra fattibile, non ha da vergognarsi, mentre serve al ricco per insegnargli a non ostentare le proprie ricchezze. Nel corso della Parashà, il popolo ebraico, che attendeva il ritorno di Moshè dal Monte Sinai, cade nel peccato e costruisce  un Vitello d’oro, simbolo dell’idolatria: un episodio talmente grave da provocare la rottura delle prime Tavole della legge come reazione di Mosè. Un’altra interpretazione spiega invece che non vennero rotte, ma che si ruppero cadendo. Perché Moshè, davanti a quelle scena, perse la forza di reggere i due pezzi di marmo.

Al termine della Parashà, comunque, Moshè riceve le seconde Tavole della Legge. La Torah dice che, mentre le portava al popolo, aveva il volto splendete ma non ne era al corrente. In realtà, queste parole non sono molto chiare: come è possibile che Mosè non ne fosse al corrente?

Il Talmud (Shabbat 10b) si domanda se, quando si fatto un regalo ad un amico, bisogna dirglielo oppure no. E poi risponde: no. Questo si impara proprio dall’episodio di Moshè. I maestri si domandano allora quale fosse questo regalo fatto a Moshè, e rispondono: il dono dello Shabbat, il dono più grande fatto a Moshè e al popolo di Israele. L’atmosfera derivante dall’osservanza delle Mitzvot legate allo Shabbat è unica ed indescrivibile, l’atmosfera e l’amore che ci accompagna in quel giorno perdura per tutti il resto della settimana. E così sia per sempre.

Shabbat Shalom!


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