La Parashà della settimana: Beshallach, l’opera delle mie mani

 

HaTikwà (M. Sierra)  Questo Shabbat andremo a leggere la parashà di Beshallach, che narra dei momenti più epici e grandiosi della storia dei figli di Israele, come  la fine della schiavitù durata quattrocentotrenta anni o il passaggio del Mar Rosso. Proprio in questa occasione il popolo, guidato dalla profetessa Miriam, intona la Shirat Hayam, il Cantico del Mare. Per questa ragione lo Shabbat della settimana viene chiamato anche Shabbat Shirà, il Sabato del Canto.

È usanza presso gli ebrei italiani cucinare in questo Shabbat un piatto particolare, noto in Veneto con il nome  “frisensal de tajadele”, a Ferrara e Mantova con “hamin” e in generale definito come “ruota del faraone”. Si tratta di un pasticcio di pasta amalgamato con olio o grasso d’oca. La sua forma ricorda la ruota del carro del faraone, il salame e/o l’uvetta le teste degli egiziani sommersi fra le onde del mare, simboleggiate dalle tagliatelle. In poche parole una forma visiva ed edibile del capitolo 14 del libro dell’Esodo.

Mangiando questo piatto squisito, emerge una domanda: è giusto trarre giovamento dalla morte degli egiziani? Sul quesito discutono i Maestri e si soffermano sul seguente midrash: Rabbi Shemuel bar Nachman a nome di Rabbi Yonatan disse: “Cosa significa che non si avvicinarono l’uno all’altro per tutta la notte?” Shemòt, 11:20.  La domanda trova riscontro in Sanhedrin, dove è scritto: “In quella occasione gli angeli al servizio dell’Eterno volevano dire un cantico davanti all’Eterno prosegue il testo e l’Eterno disse: “l’opera delle mie mani affonda nel mare e voi volete dire un cantico?Sanhedrin, 39b.

Come prima spiegazione, vediamo che l’Eterno impedì agli angeli di elevare un cantico per celebrare la fuga indenne dei figli d’Israele, poiché nello stesso momento “l’opera delle sue mani”, ossia gli egiziani, stava affondando nel mare. Questa interpretazione spiega il motivo per cui in tutti i giorni della festività di Succot  si recita l’Hallel completo, mentre nella festa di Pesach lo si recita integrale solo il primo. Questa interpretazione viene rafforzata dal Re Salomone: “non gioire quando il tuo nemico cade”  Mishlè 24,17.

Tuttavia, alla luce delle fonti, esiste un altro midrash in cui viene presentata un’interpretazione alternativa, secondo la quale “l’opera delle mie mani” non faccia riferimento agli egiziani, ma agli ebrei.  Questa posizione si basa su un altro midrash, in cui il Signore stesso incita gli angeli a cantare con gli ebrei, in Tosefta Sotà 10. In questo senso il midrash ci insegna a non esprimere la gioia prima della salvezza. Entrambe le interpretazioni sono legittime e bisogna notare che il secondo midràsh non mette in dubbio gli egiziani come opera delle mani del Signore. Nel Pirkè Avot, le massime dei Padri, è scritto: “Egli (Rabbi Akibà) soleva dire: Caro (a Dio) è l’uomo che fu creato a immagine Divina; conforme al testo che dice a sua immagine, Dio creò l’uomo” Avot, 3:14.

Alla luce di questa riflessione, penso valga la pena soffermarsi  su una figura emblematica dei nostri giorni: lo straniero.  Su questo personaggio, riporta la tradizione ebraica, non vi è discussione:

Non affliggerai lo straniero, né lo opprimerai, perché voi siete stati stranieri nel paese d’EgittoEsodo 22,20Non opprimerai lo straniero: anche voi conoscete l’anima del forestiero, perché siete stati stranieri nel paese d’Egitto” Esodo 23,9.
Quando uno straniero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Lo straniero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio” Levitico 19, 33 – 34.
Egli rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama lo straniero e gli dà pane e vestito. Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri in terra d’Egitto Deuteronomio 10, 18 – 19.

L’empatia in questo caso  non è un optional, è una mitzvà.

Shabbat Shalom.

 

Michael Sierra, studente di giurisprudenza e relazioni internazionali all’Università Ebraica. Fondatore di Giovane Kehila, Assessore ai Giovani della Hevrat Yehude Italia e Fellow del Global Leadership Institute. Attualmente lavora presso il Ministero degli Esteri israeliano.