Intervista ad Ariela Di Gioacchino, nuovo Presidente WUJS

di Eitan Gean
La ventisettenne romana Ariela Di Gioacchino è stata eletta all’unanimità nuova Presidente WUJS, evidenziando un periodo in cui il riconoscimento del ruolo dell’ebraismo giovanile italiano sembra crescere sempre di più nel panorama internazionale.
L’Unione mondiale degli studenti ebrei è stata creata nel 1924 dall’avvocato inglese Hersch Lauterpacht con l’idea di opporsi alle quote imposte dalle università europee per l’ingresso degli studenti ebrei. In questa missione Lauterpacht coinvolse un suo amico, Albert Einstein, che sarebbe presto diventato il primo presidente del WUJS. Nel corso degli anni, l’Unione è cresciuta fino a diventare ciò che è oggi: un organismo che rappresenta oltre 800.000 studenti ebrei e opera in più di 50 Paesi in tutto il mondo.
Per l’occasione, HaTikwa ha voluto intervistarla per parlare del suo percorso e delle sfide che gli studenti ebrei in Israele e nella diaspora devono affrontare.
Come sei entrata per la prima volta nel mondo dell’attivismo ebraico?
All’inizio del mio percorso universitario non ero molto interessata al mondo dell’attivismo, perché non lo vedevo come un ambito in cui sarei stata in grado di difendere le mie idee. Poi, quasi casualmente, mi sono trovata a partecipare a conferenze su temi legati al mondo ebraico e mi sono lasciata trascinare dal desiderio di poterlo supportare a livello italiano e internazionale.
Quell’esperienza si è rivelata un punto di svolta: da lì ho iniziato ad addentrarmi nel mondo ebraico anche dal punto di vista politico, in relazione ai miei studi in Scienze dell’amministrazione e Relazioni internazionali. Con il tempo mi sono avvicinata sempre di più all’UGEI e in questo percorso un ruolo decisivo lo ha avuto David Fiorentini, allora vicepresidente ed ex presidente UGEI. Insieme abbiamo iniziato a lavorare sulla rappresentanza internazionale dell’organizzazione, collaborando anche con il World Jewish Congress.
Nel 2023 sono entrata nello staff di EUJS come policy officer e caporedattrice di The Bridge e, nel dicembre dello stesso anno, sono stata eletta segretaria generale dell’UGEI. Il mondo WUJS era un contesto che già conoscevo grazie ai congressi a cui avevo partecipato a nome di UGEI ed EUJS.
Ripensando al tuo percorso, quali credi siano state le tappe più importanti che ti hanno permesso di sentirti pronta ad assumerti questa responsabilità?
Sono cresciuta in una famiglia in cui l’attivismo ebraico fa parte da sempre del nostro DNA. Mio padre, da giovane, fece parte della redazione di HaTikwa e conobbe mia madre negli anni dell’FGEI.
Personalmente, non posso che essere eternamente grata all’UGEI e alle opportunità che mi sono state offerte dal momento in cui ho partecipato al mio primo evento fino alla mia elezione nel Consiglio Esecutivo. Sono orgogliosa del fatto che l’UGEI, specialmente negli ultimi anni, abbia ricevuto un grande riconoscimento a livello internazionale e sia vista oggi più che mai come un’organizzazione in grado di competere persino con le Unioni di Paesi con una maggiore presenza ebraica.
Sono stata eletta all’unanimità, un risultato raggiunto anche grazie al rispetto che l’UGEI gode oggi nel mondo.
Essere la prima italiana alla guida di WUJS è un evento storico: che responsabilità senti addosso e pensi ci sia un messaggio che la tua elezione possa trasmettere agli studenti ebrei, soprattutto in Europa?
Sì, è una responsabilità enorme. WUJS ha più di cento anni di storia: tra i suoi presidenti c’è stato Einstein e tra i suoi membri attivi figure come Freud e Weizmann. È evidente che non raggiungerò mai il loro livello e non potrò mai paragonarmi a loro, ma sono consapevole del valore e del peso di questa eredità.
Sono stata eletta Presidente dopo un lungo percorso all’interno di EUJS e UGEI, e questo mi rende molto orgogliosa, pronta e motivata a fare la mia parte. Il messaggio che spero di poter trasmettere, soprattutto in Europa, è che per immaginare un futuro prospero per l’ebraismo bisogna passare attraverso i giovani: dovrebbero essere loro il centro delle nostre comunità.
Il loro contributo fa davvero la differenza e merita di essere supportato incondizionatamente. Questa sarà una delle direzioni centrali del mio lavoro. Siamo in un momento particolarmente difficile per gli ebrei della diaspora, e gli studenti sono spesso in prima linea ad affrontare sfide complesse. Il mio augurio, per l’Italia e per il mondo, è che si possa comprendere sempre di più quanto l’attivismo giovanile ebraico giochi un ruolo fondamentale nel futuro delle nostre comunità e che l’impegno che i ragazzi mettono a disposizione volontariamente venga riconosciuto sempre di più.
Quali opportunità offre WUJS e come vorresti intervenire per incrementarle?
Il WUJS rappresenta più di 40 organizzazioni ebraiche giovanili in tutto il mondo, dall’Australia al Canada, dal Sudafrica alla Finlandia. Una delle sfide più grandi è creare uno spazio in cui tutti possano sentirsi rappresentati, nonostante le difficoltà affrontate siano molto diverse.
In Europa, ad esempio, ci confrontiamo con livelli crescenti di antisemitismo nelle università e nella società in generale, mentre in altre parti del mondo la situazione è differente. In molti Paesi del Sudamerica, per esempio, l’antisemitismo non è aumentato in maniera così esponenziale.
Noi in Italia proveniamo da comunità con una storia antichissima e una cultura ricchissima, ma esistono comunità in Sudafrica, in Sudamerica o in Australia che hanno vissuto esperienze storiche completamente diverse, dall’Apartheid alla Shoah. Condividere queste realtà è un’opportunità unica di crescita reciproca.
A livello globale, molte Unioni hanno bisogno di strutture di supporto come il WUJS per sviluppare i propri progetti e avere un impatto concreto sulle comunità di riferimento. La sfida principale è quindi unire tutti, creando spazi fisici e virtuali in cui conoscersi, dialogare e rafforzare i legami.
È inoltre fondamentale costruire un rapporto autentico tra Israele e la diaspora, permettendo alla società civile israeliana di comprendere meglio le vite, la storia e la cultura delle comunità ebraiche all’estero, affrontando insieme eventuali incomprensioni. Spesso si crede di conoscersi, ma non è così. Spero di riuscire a facilitare questo dialogo e a far conoscere la realtà della diaspora al di fuori di Israele.
Gli studenti ebrei oggi si muovono in un clima universitario complesso e polarizzato: qual è la priorità assoluta del tuo mandato per dare loro voce e tutela?
Quando si parla di rappresentanza politica, il ruolo del WUJS è molto complesso, perché rappresentiamo organizzazioni provenienti da contesti politici estremamente diversi, ognuna con le proprie sfide e complessità. La grande difficoltà è riuscire a rappresentare tutti senza lasciare nessuno indietro.
Molte comunità in Europa e nel mondo stanno affrontando difficoltà significative. Pensiamo, ad esempio, agli attacchi in Australia degli scorsi mesi, come quello a Bondi Beach, che hanno colpito profondamente l’intero Paese. In questi casi è fondamentale mantenere alta l’attenzione e supportare le comunità colpite.
Il WUJS non ha il mandato di intervenire direttamente nei campus di tutto il mondo, ma può svolgere un ruolo importante nel mettere in contatto la società civile israeliana con le sfide delle comunità della diaspora e nel supportare chi ne fa richiesta. L’idea è semplice: esserci, offrire sostegno dove serve e creare un punto di riferimento per le Unioni che ne hanno bisogno.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi desideri per gli studenti ebrei e per il WUJS nel 2026? C’è un obiettivo che, più di tutti, ti renderebbe orgogliosa del tuo operato?
A livello personale, spero che entro la fine dell’anno il WUJS possa diventare un’organizzazione più stabile. Negli ultimi anni, sia il Covid sia la guerra in Israele hanno creato grandi difficoltà, quindi il mio obiettivo è rafforzarla e renderla più solida.
Il mio augurio è anche che nella diaspora si possa vivere un “8 ottobre” simbolico: mentre in Israele in queste ore si riaccendono speranza e fiducia nel futuro, in Europa c’è ancora tantissimo lavoro da fare. L’emergenza antisemitismo è purtroppo più viva che mai, e la speranza è che gli studenti possano tornare in università e mostrare con orgoglio la propria identità.
Vorrei che, a livello mondiale, le nostre organizzazioni potessero parlare sempre meno di antisemitismo e concentrarsi invece sulla vita ebraica, che è la parte centrale della nostra identità. In sintesi, l’obiettivo è rendere il WUJS più stabile, far sentire le organizzazioni più partecipi ed esserci sempre, per supportare e rafforzare la comunità globale.
Organo ufficiale di stampa dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia. Fondato nel 1949, dal 2010 è una testata online e inserto mensile di Pagine Ebraiche.



