Il valore della vita per Israele

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Mohammed Abu Khudair è il ragazzo palestinese di sedici anni trovato morto martedì mattina nei pressi di Gerusalemme. Il piano del suo rapimento sarebbe stato elaborato nei diciotto giorni passati dal rapimento dei tre ragazzi israeliani alla sera del ritrovamento dei loro cadaveri. Secondo l’autopsia il ragazzo è stato colpito alla testa e bruciato vivo. I responsabili sono stati scovati dalla polizia israeliana. Per ora, sono sei i fermati e uno di questi sembra aver confessato. Prima del raid, il gruppo avrebbe partecipato a una manifestazione antiaraba insieme agli ultrà de La Familia, i tifosi razzisti e violenti del Beitar. Si tratta dunque di una frangia estremista e probabilmente l’omicidio è a sfondo nazionalista. Gli assassini dovrebbero far parte del gruppo “Price Tag” così definito dal 2005 quando, in seguito alla decisione di Sharon del ritiro dalla Striscia di Gaza a cui erano contrari, scelsero di far pagare agli arabi la demolizione di insediamenti illegali come quello di Amona. Netanyahu si è occupato di questo gruppo nel 2013 definendolo proibito, ma evidentemente l’azione del premier non è stata abbastanza efficace. Ora l’intento della polizia israeliana è di sgominare l’intero network di complicità che ha consentito il rapimento. Rimane da risolvere anche il caso del cugino della vittima, picchiato in seguito ad un arresto per lancio di pietre e bottiglie Molotov contro agenti della polizia. Si è indotta un’enorme confusione tra le operazioni di ricerca dei colpevoli del rapimento dei tre ragazzi israeliani chiamate rappresaglia senza ragione e l’eliminazione a Gaza di lanciamissili di Hamas. I missili seguitano a piovere sul sud d’Israele rendendo impossibile la vita dei cittadini e l’esercito cerca di fermarli. Ciò non ha nulla a che vedere con un’operazione di risposta al rapimento. Nel frattempo, sempre ieri, è stato arrestato Hussein Khalifa, un tassista arabo colpevole di aver pugnalato a morte la diciannovenne ebrea Shelly Dalon che due mesi fa era salita a bordo del taxi del killer per andare a un colloquio di lavoro. Nonostante il grande dolore, non è cambiata assolutamente la posizione dell’opinione pubblica israeliana riguardo l’uccisione del giovane sedicenne palestinese. Netanyahu ha dichiarato che: “Non distinguiamo tra terrorismo e terrorismo: condanno le invocazioni di “morte agli arabi” così come quelle di “morte agli ebrei”. Amos Oz li paragona a “neonazisti”, l’ex leader degli insediamenti Dany Dayan li definisce “un disastro morale” e i grandi rabbini di Israele li hanno messi all’indice. Israele processa gli assassini e non osanna il gesto criminale mentre continuano a circolare le foto di giovani palestinesi con tre dita alzate in segno di festeggiamento per la morte di Eyal, Gilad e Naftalì. Stamattina, Netanyahu ha chiamato il padre del sedicenne ucciso. ’’Voglio esprimere la mia indignazione per il fatto che cittadini di Israele si siano resi responsabili dell’omicidio di vostro figlio ”, ha detto il Primo Ministro. ‘’Abbiamo agito immediatamente per catturare gli assassini. Li condurremo a processo e saranno giudicati sulla base della più ampia estensione della nostra legge”, ha assicurato. ” Denunciamo questa condotta brutale. L’uccisione di vostro figlio è ripugnante e non può essere approvata da alcun essere umano ”, ha concluso. La testimonianza di quanto sia scosso il senso comune israeliano è data proprio dalle parole di Yishai Fraenkel, zio di Naftalì, nonché uno dei tre ragazzi rapiti e uccisi da militanti di Hamas. Lo zio colpito dalla scomparsa del nipote e ancora avvolto dal dolore e dalla sofferenza ha dichiarato senza alcuna esitazione che: “La vita di un arabo è altrettanto preziosa di quella di un ebreo. Il sangue è sangue, un assassinio è un assassinio”.


Micol Debash
La foto di Tel Aviv è di Daniele di Nepi

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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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