Il liutaio della Shoah

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HaTikwà – Spesso per ricordare abbiamo bisogno di qualche aiuto, una foto, un testo o di un suono. Un supporto che ci aiuti a rievocare o semplicemente a immaginare quella parte di tempo ormai passata.

In una piccola bottega di Tel Aviv c’è un uomo che si è posto come ragione di vita lo scopo di ridonare la “voce” a oggetti ormai muti. Amnon Winstein è un liutaio israeliano che da circa venti anni si occupa di restaurare violini appartenuti ai musicisti vittime della Shoah. Amnon nasce a Tel Aviv nel 1939, un anno dopo il trasferimento dei genitori, Moshe e Golda, dalla Polonia. Solo a guerra conclusa, la famiglia Winstein scoprirà di aver perso tra nonni, zii e cugini, più di quattrocento parenti. La vita per il giovane liutaio prosegue e diviene uno dei produttori di violini più rispettati al mondo. Amnon così, conciliando la sua professione con il desiderio di recuperare la sua eredità perduta, inizia a localizzare i violini suonati dagli ebrei nei campi e nei ghetti, ricostruendoli con cura per poterli riportare in vita. Negli ultimi anni Winstein, insieme ad organizzazioni di tutto il mondo, è riuscito a organizzare concerti utilizzando gli stessi violini da lui ristrutturati. Quando aprii uno dei primi violini che mi consegnò un nipote di un deportato, trovai all’interno della sottile polvere nera; erano le ceneri cadute dalle nubi emesse dai forni crematori, così ricorda Amnon il primo impatto.

Sono diversi i ruoli assunti dal violino nella Shoah: come colonna sonora profondamente drammatica, che accompagnava i deportati verso la morte o come gioco malvagio dei nazisti, che facevano trovare una piccola orchestra di deportati in stazione per per illudere e disorientare i nuovi prigionieri. Se solo tutti quei violini potessero raccontare ciò che hanno visto, narrerebbero storie incredibili, storie di lotte, di sopravvivenza, di rese, in una lingua da tutti conosciuta: la musica. Grazie per aver donato una “voce” a coloro che non possono più raccontare.