I Kneecap a Roma: la band irlandese che elogia il terrorismo

di David Zarfati
Il 17 giugno 2026 è in programma all’Auditorium di Roma il concerto dei Kneecap, trio rap nordirlandese originario di Belfast e noto per l’utilizzo della lingua gaelica nei propri testi. Provenienti dalla scena repubblicana nordirlandese, si sono affermati mescolando rap, lingua irlandese e rivendicazioni identitarie, fino a diventare una delle realtà più discusse della musica britannica e irlandese contemporanea. Negli ultimi anni la crescente visibilità internazionale del gruppo è stata accompagnata da una serie di controversie che hanno alimentato un acceso dibattito sul confine tra critica politica, provocazione artistica e antisemitismo.
Uno degli episodi più discussi risale al novembre 2024, quando durante un concerto a Londra un membro della band è stato ripreso mentre sventolava una bandiera di Hezbollah e pronunciava slogan a favore di Hamas e Hezbollah. Entrambe le organizzazioni sono considerate gruppi terroristici dal Regno Unito e dall’Unione Europea. L’episodio ha portato all’apertura di un’indagine da parte della polizia antiterrorismo britannica ai sensi del Terrorism Act. Il procedimento è stato successivamente archiviato per motivi procedurali e il ricorso presentato dalla Crown Prosecution Service è stato respinto dall’Alta Corte nel marzo 2026.
Un secondo momento di forte esposizione mediatica si è verificato nell’aprile 2025 al festival Coachella, negli Stati Uniti. Durante l’esibizione, sui maxischermi sono comparsi messaggi che accusavano Israele di stare commettendo un genocidio contro il popolo palestinese e invitavano alla liberazione della Palestina. Gli organizzatori del festival hanno dichiarato successivamente di non essere stati informati in anticipo del contenuto delle proiezioni.
Le polemiche si sono intensificate anche sui social media. Nel dicembre 2024 è stata diffusa un’immagine riconducibile ai canali della band che mostrava una Stella di David sovrapposta a una svastica. L’episodio ha suscitato dure reazioni da parte di organizzazioni ebraiche, commentatori e osservatori pubblici, che hanno denunciato il contenuto come offensivo e antisemita. Per molti critici, l’accostamento tra un simbolo centrale dell’identità ebraica e quello del nazismo supera i confini della critica politica a Israele e finisce per coinvolgere l’ebraismo nel suo complesso.
I sostenitori della band contestano questa lettura e sostengono che le loro posizioni debbano essere interpretate nel contesto della denuncia delle operazioni militari israeliane a Gaza e della critica allo Stato di Israele, senza tradursi in un attacco alla comunità ebraica.
Le controversie hanno avuto conseguenze concrete sull’attività del gruppo. Nel settembre 2025 le autorità canadesi hanno negato l’ingresso ai membri della band per motivi legati alla sicurezza. Il mese successivo i Kneecap hanno annunciato la cancellazione di un tour statunitense di quindici date in un clima segnato da proteste e contestazioni.
Anche durante alcune esibizioni europee non sono mancate tensioni. Al festival francese Rock en Seine, nell’agosto 2025, alcuni manifestanti del collettivo Nous Vivrons hanno contestato la presenza della band esponendo cartelli con la scritta «Antisemiti fuori dai nostri festival» e interrompendo brevemente l’inizio dell’esibizione. I contestatori sono stati successivamente allontanati dal servizio d’ordine.
I Kneecap hanno sempre respinto le accuse. In diverse dichiarazioni pubbliche, membri del gruppo hanno definito l’antisemitismo un problema reale e grave, sostenendo però che le accuse rivolte nei loro confronti facciano parte di una campagna volta a delegittimare le loro posizioni politiche sul conflitto israelo-palestinese. La band ha inoltre affermato che il proprio obiettivo è denunciare le sofferenze della popolazione palestinese e criticare le scelte del governo israeliano, non colpire la comunità ebraica.
Il caso Kneecap continua a dividere opinione pubblica e operatori culturali. La questione di fondo resta aperta: dove si colloca il confine tra critica a uno Stato, provocazione artistica e linguaggi che possono essere percepiti come discriminatori nei confronti di un’intera comunità?
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