Grazie HaTikwa, sarai sempre la nostra speranza – Lettera del Direttore uscente

pp

di David Di Segni

Cari lettori,
Dopo due anni alla guida di questo storico e glorioso giornale, il mio mandato giunge al termine. Non nascondo la difficoltà nello scrivere queste parole che accompagnano il mio congedo, perché l’emozione è molta e la gratitudine è infinita. HaTikwa è molto più di un semplice giornale. È uno spazio di dibattito vivo e pulsante, che da generazioni provvede a formare non solo la capacità tecnica, ma la coscienza critica di ragazze e ragazzi ebrei al servizio di una missione comune: portare sempre alta la voce della gioventù ebraica italiana. Quello che ci lasciamo alle spalle è stato senza dubbio il momento più difficile per l’ebraismo mondiale degli ultimi quarant’anni. La furia antisemita che i terroristi di Hamas hanno riversato contro civili inermi in Israele, il 7 ottobre 2023, ha scosso le anime e coscienze di ciascuno di noi, spingendoci a responsabilizzarci per rispondere prontamente allo tsunami di antisemitismo che, avevamo previsto, avrebbe allagato la nostra società. Con i propri strumenti e avvalendosi del privilegio d’esser un laboratorio giovane e d’avanguardia, HaTikwa ha risposto prontamente all’emergenza comunicativa che, dietro l’ostilità a Israele, ha rispolverato il più becero odio antiebraico. Quell’intolleranza ha tentato di spaventarci, intimorirci, ridurci all’oblio, ma ha prodotto invece un senso di solidarietà collettiva e globale capace di superare qualsiasi forma di apprensione e pericolo. Il nostro obiettivo è stato quello di riportare la verità al centro del villaggio, per mostrare la realtà ebraica italiana ed europea nella propria forma più genuina. Quella capace di restare unita davanti alle difficoltà, di tendere la mano verso il prossimo, di rivendicare con orgoglio la propria essenza, ma soprattutto di prestare ascolto e dare voce a chi ne aveva bisogno.

Ecco quindi che la scrittura, oltre che uno strumento di lavoro, è divenuta un mezzo di elaborazione del trauma e di ricostruzione delle mura familiari che hanno abbracciato gli ebrei di tutto il mondo. Dall’Italia agli Stati Uniti, passando per Israele ed Europa, esiste un unico popolo con un unico cuore che batte all’unisono e che non ha mai smesso di sperare. Di sperare nel ritorno a casa degli ostaggi, nella salvaguardia di ogni ebreo del mondo, nella difesa di Israele dai nemici che la circondano, nella costruzione di una pace duratura, nell’idea che il male passi e il bene resti, nel desiderio di continuare a far fiorire le comunità della diaspora e quindi i paesi in cui queste vivono. Concetti idealisti dai risvolti pratici, che richiedono dunque sacrificio, una voce coraggiosa e, soprattutto, la presenza fisica per non indietreggiare mai davanti alle intimidazioni. La scossa globale che ha avuto epicentro prima in Ucraina e poi Israele non ha avuto solo conseguenze belliche nei rispettivi paesi, ma risvolti evidenti nelle democrazie dell’Occidente: luoghi in cui la guerra ibrida si è infiltrata con l’obiettivo di provocare il collasso sociale dall’interno. L’ondata propal è divenuta così lo strumento per diffondere antisemitismo negli spazi collettivi, in una parte della politica, nell’attivismo e quindi per creare uno scudo ideologico alle aggressioni contro gli ebrei che tornano impellenti nelle cronache europee. Il connubio fra antisionismo e antisemitismo, facce della stessa medaglia, ha tentato di emarginarci dal vivere sociale, di stigmatizzarci nelle università, di produrre una ghettizzazione passiva a cui, però, non ci siamo piegati. Abbiamo denunciato, sensibilizzato, scritto su carta e quantificato il fenomeno sociale che si stava consumando, per far comprendere che l’antisemitismo non sia una questione ascrivibile solamente agli ebrei, ma un problema di tutti.

Davanti a questo scenario, non è calata nemmeno di un decibel la voce giovanile ebraica, che ha saputo rinnovarsi adottando tutte le tecniche utili per fare risonanza del nostro pensiero. Articoli e breaking news, interviste, editoriali, video reel e podcast. Soprattutto, abbiamo riesumato la tradizione di produrre Magazine cartacei, con la convinzione che il nostro pensiero non debba ridursi alla presenza social, ma essere impresso sulla carta per rispettare il retaggio culturale del “popolo del libro”. Così da destinare per sempre le nostre parole alla memoria storica e permettere ai posteri di comprendere quali siano state le nostre sfide, affinché possano trarne insegnamento per quelle future che certamente verranno. Perché è scritto nella Hagadah di Pesach che “non uno solo si è levato contro di noi per annientarci, ma in ogni generazione si levano contro di noi per annientarci. E il Santo Benedetto ci salva dalle loro mani”. Anche noi, con uno straordinario lavoro collettivo di redazione, siamo andati a recuperare le copie passate di HaTikwa per capire le sensazioni, paure e reazioni dei giovani ebrei di allora. Ci siamo resi conto che esiste un lungo filo rosso, fatto di emozioni ricorrenti e percezioni analoghe, capace di bucare la grande distanza temporale. La nostra responsabilità, allora, è quella di innovarci sempre, di non rallentare mai e di continuare a studiare perché un popolo fermo è un popolo destinato a estinguersi. Lo Yafuzu Oyevecha, solenne composizione liturgica tipica delle festività di Kippur e Simchà Torah, esordisce dicendo: “Si disperdano i tuoi nemici quando l’arca si muove, giubili il tuo popolo cantando i salmi”. Per allontanare il male che incombe, non abbiamo altra scelta che continuare a muoverci, a pensare, a produrre benessere intellettuale, a spingerci sempre oltre le colonne d’Ercole, accettando il contraddittorio come uno strumento utile per un fine superiore.

Quello di permettere l’evoluzione costante di un popolo millenario che della sapienza ha fatto la propria caratteristica migliore. Non l’uso della violenza, l’inganno o la prevaricazione, la più grande salvezza del popolo ebraico è sempre stata il coraggio e la grinta di tirare fuori il meglio sia da sé stessi sia dagli altri.

Sono onorato di aver diretto questo giornale e grato di aver creato un rapporto umano con una redazione straordinaria. A tutti i ragazzi e le ragazze spero di aver ispirato fiducia e trasmesso la voglia di migliorarsi, perché certamente loro hanno fatto altrettanto nei miei confronti. Due anni fa ho accettato l’incarico di Direttore con l’intento di cambiare HaTikwa, oggi posso dire che HaTikwa ha cambiato me. Lascio il giornale in ottime mani, con la consapevolezza che non verrà mai meno la gloria del mio popolo, il popolo ebraico.

Grazie HaTikwa, sarai sempre la nostra speranza!


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci




HaTikwa

Organo ufficiale di stampa dell’UGEI è HaTikwa, giornale aperto al libero confronto delle idee nel rispetto di tutte le opinioni.


Contattaci



UGEI
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.