Gli ebrei in Europa: vi racconto la mia esperienza a Stoccolma

ecjc

A Stoccolma tra il 7 e il 9 ottobre si è tenuto l’EU Funding Seminar promosso da Paideia, Moishe House, EJF e soprattutto European Council of Jewish Communities (ECJC). Grazie al progetto Chance2work, promosso dall’Ugei, ho avuto la fortuna di partecipare a questo interessantissimo seminario che spiegava come chiedere fondi all’Europa per vari tipi di progetti, sono tornato entusiasta e mi è stato richiesto un articolo al riguardo. Ho pensato effettivamente molto poco a che taglio dare a questo report perché avevo da subito le idee molto chiare. Non parlerò affatto dei contenuti del seminario bensì delle persone che vi hanno partecipato. Eravamo una quindicina, di età compresa tra i 24 e i 70, c’erano anche non ebrei e per fortuna tanti uomini quante donne, ma un solo italiano (io) e nessuno della comunità più grande che è quella francese (e questo è indicativo). L’unica condizione per partecipare era occuparsi di qualche organizzazione ebraica, istituzionale o no, a qualunque livello.

La cosa che mi ha colpito è quanto queste persone tengano all’ebraismo, non come religione ma come comunità, come insieme di individui, ed erano lì per questo motivo: aiutare e fare la propria parte, vogliono sinceramente aiutare gli ebrei di tutta Europa, e si sono messi in gioco in prima persona. Non è facile spiegare questo concetto ma ci proverò: in Italia e in Europa gli ebrei, che sono sempre molto attivi nelle comunità, non si rendono effettivamente conto della realtà che vivono, sono convinti che con quella piccola attività sociale e la partecipazione alla vita religiosa siano al sicuro e permettano di garantire ai propri figli un futuro ebraico. In realtà non è così, gli ebrei del Vecchio Continente combattono quotidianamente contro una feroce crisi demografica, tra assimilazione e aliyà, nonché con un antisemitismo (spesso fomentato dall’antisionismo) sempre più violento. Le persone che hanno partecipato a quel seminario combattono i mulini a vento, credono in un futuro  concreto e lottano per quello chiedendo aiuto alle istituzioni europee. Questo comporta una necessaria apertura e una presa di coscienza di quel che vuol dire essere una minoranza  che si restringe in maniera costante.

Alle critiche a questo discorso metto subito dei paletti affermando di essere ben conscio che ho fatto una generalizzazione estrema ma mi auguro fortemente di riuscire a far pensare chi mi leggerà e a incentivare una maggiore partecipazione alle attività internazionali perché il punto è proprio questo. Bisogna guardare oltre al proprio giardino e coordinarsi tra tutti i paesi , ampliare il nostro network. Solo se intraprendiamo questo percorso i corsi di formazione come quello che ho seguito a Stoccolma saranno la normalità e il risultato sarà un ebraismo più forte e più presente in Europa,  e questo può portare solo del bene a tutti noi.

Daniele Saroglia


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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