Gli attacchi iraniani cambiano gli equilibri, il “Golfo” si avvicina a Israele

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di David Zarfati
La rappresaglia dell’Iran contro Stati Uniti e Israele, scattata dopo l’attacco israelo-statunitense al programma nucleare della Repubblica islamica a fine febbraio 2026, sta ridisegnando gli equilibri del Golfo Persico. Teheran ha risposto colpendo non solo le basi americane nella regione, ma anche obiettivi civili come hotel, centri commerciali, aeroporti e porti nei paesi del Golfo, inclusi Stati come l’Oman e il Qatar, con i quali in passato intratteneva rapporti di collaborazione.

Questa scelta ha prodotto un effetto in parte opposto a quello auspicato da Teheran: gli attacchi hanno finito per compattare i paesi arabi contro l’Iran, con il rischio concreto di avvicinare ulteriormente gli Stati colpiti agli Stati Uniti e favorire una distensione dei loro rapporti con Israele.

Gli Emirati Arabi Uniti rappresentano il caso più evidente. Nel corso del conflitto, Abu Dhabi è diventata il paese del Golfo più apertamente ostile all’Iran, arrivando a chiudere scuole, circoli ed esercizi commerciali legati a Teheran.

Sul piano militare, secondo l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, gli Emirati avrebbero ricevuto da Israele una batteria del sistema antimissilistico Iron Dome. Sarebbe la prima volta che tale sistema viene fornito a un paese diverso dagli Stati Uniti. Huckabee ha definito ottimi i rapporti tra i due paesi, ricordando che gli Emirati furono il primo Stato arabo del Golfo a normalizzare le relazioni con Israele attraverso gli Accordi di Abramo del 2020.

L’Arabia Saudita ha seguito un percorso più prudente. Dopo essere stata colpita da droni e missili iraniani tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, con danni anche all’aeroporto di Riad e alla raffineria di Ras Tanura, avrebbe risposto con propri attacchi contro l’Iran, mantenendo tuttavia aperti i canali diplomatici con Teheran, anche in ragione della persistente diffidenza saudita nei confronti di Israele.

Secondo Reuters, i due paesi avrebbero raggiunto un accordo verso la fine di marzo per una de-escalation, riducendo l’intensità delle operazioni militari. Un recente nuovo attacco iraniano, tuttavia, potrebbe riaccendere la situazione.

Le pressioni sul fronte del Golfo hanno spinto anche diversi governi europei a intervenire a sostegno della difesa aerea della regione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’invio di sistemi di difesa aerea ai paesi del Golfo colpiti.

Nonostante la de-escalation parziale, il quadro regionale resta instabile e gli attacchi sono ripresi. Ancora a metà luglio, la stampa iraniana invitava a proseguire le operazioni contro le basi americane nella regione, mostrando in prima pagina i leader degli Emirati, del Bahrein e del Kuwait, insieme ad alcuni leader europei, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accanto a Trump e Netanyahu come bersagli della “vendetta” iraniana.

I paesi del Golfo restano quindi in bilico tra il timore di nuove ritorsioni e la spinta, accelerata proprio dagli attacchi subiti, verso un riavvicinamento a Israele e agli Stati Uniti.

Nelle ultime ore il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo, Jasem Mohamed Albudaiwi, ha condannato gli attacchi contro infrastrutture civili in Giordania, Kuwait e Bahrein, definendoli «crimini di guerra».

La tensione nel Golfo rimane altissima.


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