Firenze, scritte sui muri contro i militari

terrorismo

Mi ritengo un’amante della street art: mi piace camminare per le strade e lasciarmi cogliere di sorpresa dai pensieri delle persone lasciati sui muri della città.
Dalle frasi di canzoni, ai disegni, alle più gettonate dediche d’amore, c’è sempre qualcosa di affascinante in questo mezzo di comunicazione sempre più -illegalmente- in voga. Chi l’ha scritto? Quando? Perché proprio qui?
Eppure qualche volta me ne vado a passo svelto, accigliata, pensando che se avessi avuto in borsa una bomboletta avrei risposto a modo mio a quella scritta che adesso sembra solo imbrattare un muro che avrebbero fatto meglio a lasciare tutto bianco.

Qualche giorno fa, mi trovavo in via dei Pilastri. Ancora qualche metro e avrei svoltato in via Farini, dove si trova la sinagoga di Firenze. Davanti a me camminano tre ragazzi giovani, in fila indiana. Sono tre militari in divisa, armati. Continuo per la mia strada con le cuffie nelle orecchie e il noto una scritta sul muro: “terrorismo sono i militari nelle strade” firmata con la A di anarchia.

Da qualche settimana, infatti, sono state applicate alcune nuove misure di sicurezza disposte dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per far fronte alla recente allerta terrorismo. Quindi, in aggiunta all’ordinaria sorveglianza, una pattuglia percorre e perlustra le strade che circondano la sinagoga. Il che significa che, a gruppi di tre, i soldati passano armati di mitra fra fiorentini e turisti.

Capisco che per noi italiani non sia la normalità. Non siamo abituati ad avere a che fare con uomini in divisa, tantomeno armati. Anche io sono rimasta perplessa quando ho visto le camionette davanti alla sinagoga, uomini armati che ne percorrono il perimetro… E i pensieri che affiorano alla mente in questi casi sono sempre poco piacevoli, collegati al nostro passato, a quello dei nostri nonni e bisnonni.

Quando sono in Israele non faccio neanche caso agli innumerevoli controlli a cui siamo sempre sottoposti, eppure in Italia non ci sono mai stati. Ma quando ci troviamo ad averne bisogno anche noi, in casa nostra, è lì che ci rendiamo conto di essere in pericolo. Non danno noia i militari nelle strade, dà noia aver bisogno di loro. D’impatto, forse, viene spontaneo pensare “Ma dai, che bisogno c’era?”. Ma quando poi si ripensa a tutti gli episodi di terrorismo che hanno ultimamente colpito l’Europa, la risposta è automatica: come è successo a loro, può succedere a noi e prevenire è meglio che curare.

Mi domando sempre cosa farebbero tutte le persone che screditano le forze dell’ordine se si trovassero in pericolo. Io credo che sarebbero i primi a chiamare il 112, o -peggio- a scappare a gambe levate per salvare la propria pelle.
I militari nelle strade non sono il terrorismo, è il terrorismo che ci costringe ad avere i militari nelle strade.
Voglio allora ringraziare questi ragazzi per il compito che svolgono ogni giorno, mettendo a rischio la loro vita per questa causa che in realtà riguarda tutti.

Diletta Camerini