Fauda e il 7 ottobre, raccontare la realtà attraverso la fiction

di Ruben Di Veroli
La quinta stagione di Fauda nasce da una necessità che gli autori non avevano previsto: riscrivere la storia dopo il 7 ottobre 2023. Quello che avrebbe dovuto essere il naturale proseguimento delle stagioni precedenti è diventato un racconto profondamente segnato dall’attacco di Hamas e dalle sue conseguenze.
Quando hanno iniziato a lavorare alla nuova stagione, gli sceneggiatori avevano in mente una storia diversa. Con gli eventi del 7 ottobre, raccontano i creatori della serie, è diventato impossibile ignorare quello che era accaduto. Il copione è stato quindi riscritto da zero. Non si è trattato di inserire semplicemente un nuovo elemento nella trama, ma di ripensare l’intera stagione alla luce di ciò che era accaduto.
Al centro della nuova storia c’è la ricerca del terrorista responsabile della morte della moglie e dei figli di Eli, agente del Mossad e collega di Doron. Quella che inizialmente appare come una vendetta personale si trasforma presto in un’indagine più ampia, diretta verso i livelli più alti della catena di responsabilità. L’obiettivo non è soltanto trovare l’esecutore, ma arrivare al mandante.
È qui che Fauda cambia registro. Intercettazioni, informazioni frammentarie e collegamenti tra persone e luoghi trasformano la stagione in un racconto investigativo. La ricerca del responsabile diventa così anche un modo per ricostruire ciò che è accaduto e comprendere come sia stato possibile.
La vicenda si sposta anche in Europa. Nella trama, parte della missione porta Doron a Marsiglia, mentre le scene ambientate nella città francese sono state girate a Budapest. La produzione aveva inizialmente previsto di girare a Marsiglia, ma ha successivamente spostato le riprese in Ungheria. Le ragioni della scelta sono state oggetto di diverse ricostruzioni, tra considerazioni logistiche, artistiche e questioni legate alla sicurezza.
La stagione, composta da 11 episodi, è costruita attraverso un continuo passaggio tra presente e passato. La parte principale della storia è ambientata nel 2025, due anni dopo il 7 ottobre, mentre due episodi tornano direttamente a quella giornata e seguono i protagonisti durante l’attacco.
La serie mostra l’ingresso dei terroristi nel territorio israeliano attraverso la rottura delle barriere di confine, gli attacchi ai kibbutzim e la violenza contro i civili. La rappresentazione non risparmia allo spettatore gli aspetti più brutali di quella giornata: spari, stupri, incendi e sequestri.
Sono scene difficili da guardare. E lo sono anche perché, questa volta, non si tratta soltanto della realtà di una guerra raccontata attraverso la fiction. Il 7 ottobre è un evento ancora vicino, le cui conseguenze continuano a essere presenti nella società israeliana e nelle vite dei protagonisti della serie.
È forse proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti della quinta stagione: il contrasto tra la normalità e la guerra. Per alcuni momenti, la vita continua. Le persone escono, lavorano, si incontrano, cercano di mantenere le proprie abitudini. È possibile quasi dimenticare ciò che sta accadendo. Poi arriva il ritorno alla realtà.
Fauda costruisce parte della propria forza proprio su questo contrasto. La guerra non è sempre rappresentata attraverso combattimenti o operazioni militari: è presente anche quando i protagonisti cercano semplicemente di vivere. Il trauma del 7 ottobre non rimane confinato ai due episodi che raccontano quella giornata, ma continua a condizionare le scelte, i rapporti e le motivazioni dei personaggi. Anche la ricerca del terrorista assume così un significato diverso: quella che potrebbe sembrare una semplice storia di vendetta diventa il racconto di persone che cercano una risposta dopo aver perso tutto.
La scelta di riscrivere la sceneggiatura dopo il 7 ottobre permette quindi alla serie di confrontarsi con un evento che non può essere trattato come un semplice elemento narrativo. Gli stessi creatori hanno spiegato di aver voluto inserire i propri personaggi dentro una realtà realmente accaduta, cercando al tempo stesso di essere fedeli ai fatti.
Ed è forse questo il punto più difficile e, allo stesso tempo, più interessante della quinta stagione. Fauda non prova soltanto a raccontare cosa è successo il 7 ottobre, ma a mostrare cosa rimane dopo.
Dietro la ricerca del mandante e la trama dello spionaggio rimangono persone che devono continuare a vivere dopo un evento che ha cambiato per sempre la loro realtà. La normalità può tornare, anche solo per qualche momento, ma il trauma rimane lì.
La quinta stagione utilizza così il linguaggio del thriller per confrontarsi con una ferita ancora aperta. E proprio per questo, il 7 ottobre in Fauda non è soltanto un punto della trama: è ciò che cambia il significato dell’intera storia.

Studente, curioso, romano ed ebreo. Racconto la nostra identità e l’attualità che ci attraversa.



