23 Dicembre 202015min229

Entusiasmo e coraggio: l’intervista a Ruth Dureghello

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di David Fiorentini 

 

Riprendiamo, tradotta dall’inglese, un’intervista del Vicepresidente UGEI David Fiorentini pubblicata il 18 dicembre dall’agenzia di stampa EJ Press (per l’originale cliccare qui).

 

Ruth Dureghello è presidente della Comunità Ebraica di Roma, la più antica d’Europa e la più numerosa in Italia. […] Dopo essere stata eletta per la prima volta nel 2015, la Dureghello è stata riconfermata nel 2019 con il 48% dei voti. Attualmente è candidata per il consiglio UCEI, con la lista “Per Israele”.

 

Lei è già al suo secondo mandato da Presidente, dopo essere stata confermata lo scorso anno. Cos’è che l’ha spinta a prendere di nuovo questo incarico?

Lo stesso entusiasmo e incoscienza della prima volta. Non si fanno due mandati consecutivi se non c’è un pizzico di incoscienza. Nella prima occasione era dovuto ovviamente al fatto di prendersi una responsabilità importante con poca capevolezza delle problematiche da affrontare. Nella seconda era dare continuità al percorso, ma mai mi sarei immaginata di trovarmi in mezzo a questo balagan complesso e complessivo che purtroppo stiamo affrontando. Detto questo, però sono felice, perché avendo impostato un certo tipo di lavoro nel mandato precedente, fortunatamente alcune situazioni erano e sono già ben presidiate e chiaramente tutto procede per il meglio.

Come sta andando questa sua seconda esperienza?

Sta andando avanti, come vedete e come leggete, prevalentemente affrontando la straordinarietà della pandemia e cercando contemporaneamente di mantenere il presidio sui vari aspetti e dipartimenti della Comunità che devono continuare necessariamente a lavorare. E anzi, ancora di più oggi devono essere sostenuti per dare una continuità nel tempo che è necessario assicurare. 

Quali sono le priorità e i progetti principali che state portando avanti?

La Comunità di Roma è una Comunità con una storia e una tradizione lontanissima, però ha sempre guardato al passato con una prospettiva proiettata sul futuro: sull’educazione, sulla formazione delle giovani generazioni e i sui bisogni dei propri iscritti. Queste sono le tre direttrici principali. Un importante investimento sulla scuola, innanzitutto perché c’è una Scuola Ebraica a Roma, che raccoglie raccoglie ed accoglie un numero importante dei bambini e dei ragazzi iscritti alla Comunità, e quindi in questo momento è il presidio più importante dell’attività istituzionale. Poi ci sono una serie di attività e di collaborazioni destinate alla formazione dei giovani della comunità. Dai movimenti giovanili fino al dipartimento educativo, e non ultimi i progetti legati agli over 18, di cui Jewlead ne è una rappresentazione.

Nella fase della pandemia, quello che si è evidenziato è anche una grande attenzione ai bisogni sociali. Non intesi soltanto come assistenza ai bisognosi, perché chiaramente questo è un punto nell’immediato, ma come politica di welfare e di generale coinvolgimento in una ridefinizione del futuro personale all’interno delle famiglie: come la collocazione all’interno del mondo del lavoro, i sostentamenti di lungo periodo, e l’aiuto per la redazione di bandi o di domande, nello specifico per gli ammortizzatori sociali.

Di fronte al crescente antisemitismo di matrice islamica e alle scorse tragedie di Vienna e Parigi, la Comunità Ebraica di Roma come ha reagito?

Come sapete, la Comunità di Roma è molto attiva nel contrasto all’antisemitismo, però nelle sue diverse forme. Fatemi sottolineare questo passaggio, perché troppo spesso nell’esperienza e nel percepito comune, ci si sofferma soltanto su alcune forme di antisemitismo facendo perdere d’importanza altre.

Nel periodo più recente, abbiamo visto manifestazioni importanti dell’antisemitismo di matrice islamica, soprattutto fondamentalista islamica. Su questo c’è un’attenzione puntuale da parte della Comunità, che, anche in termini di sicurezza e di recepimento, cerca di evidenziare in maniera preventiva dove possa essere indirizzata l’attenzione maggiore, in particolare attraverso il dialogo con le istituzioni. In Italia, infatti, a differenza di altri Paesi europei, il dialogo con le istituzioni e con le forze dell’ordine è costante e continuato. Ma come dicevo quello che mi preme sono anche le altre forme di antisemitismo che permeano e pervadono la società e che riteniamo molto pericolose, proprio perché non facilmente individuabili.

Da una parte abbiamo l’estremismo di destra, dall’altra parte c’è il tema dell’antisemitismo sui social, che non sempre ha le stesse radici di quello islamico-fondamentalista; c’è l’antigiudaismo di matrice cattolica, e quel pregiudizio culturale che ha pervaso tutta la storia dell’antisemitismo. Anche durante la pandemia, questa diffusione è aumentata così tanto da indurre la stessa Facebook ad adottare delle policy nuove in tema di post legati al negazionismo dell’Olocausto.

In poche parole, la Comunità di Roma ha un’attenzione a 360 gradi, nello specifico con il rapporto costante con le istituzioni e con le forze dell’ordine, oltre che con la sollecitazione del volontariato, per un coinvolgimento maggiore all’interno delle istituzioni presidiate.

In Francia c’è stato anche un impatto in termini di Alyah, sempre più ebrei stanno lasciando il Vecchio Continente. Pensa che questo fenomeno possa interessare anche Roma?

Sì, ma non solo per temi di sicurezza, su questo questo bisogna essere chiari. Ogni comunità ha la sua connotazione, la sua storia, la sua identità e anche le sue diverse ragioni. In Francia, il tema delle Aliyot legate a un sentimento di pericolo è un tema veramente prevalente. In Italia, la situazione è differente, a Roma in particolare. La gran parte delle Aliyot è collegata a questioni di sostenibilità e di temi legati al sociale, e non al pericolo. C’è evidentemente un bisogno di vivere in sicurezza, ed è chiaro che Israele sia il Paese che meglio rappresenta questo desiderio di vivere a pieno la propria identità. D’altronde, c’è anche il fascino di Israele come meta per una vita nuova, in termini di opportunità e di riposizionamento sociale. Questo non possiamo dimenticarcelo, perché puntualmente connesso con la situazione generale italiana.

Devo dire, inoltre, che un fenomeno che invece mi sorprende e mi fa molto piacere è legato proprio ai nostri giovani. Perché sono tanti, in termini percentuali, i ragazzi della comunità, quelli soprattutto che si maturano nel nostro Liceo Ebraico, che scelgono di fare un’esperienza in Israele. Alcuni di questi poi rimangono, altri tornano, ma la considerazione di Israele come meta anche di formazione, di approfondimento e di ricerca innovativa è un fenomeno che va sicuramente supportato e valorizzato.

Come valuta la cooperazione tra le associazioni ebraiche europee?

C’è una buona cooperazione, che è proprio parte della Storia e della tradizione della Comunità di Roma e delle comunità ebraiche italiane in generale. Anche perché numericamente, noi rappresentiamo veramente una quantità irrisoria rispetto ad altre comunità. Ma quello che ci ha permesso, e ci permette tutt’ora, di poter affrontare alcune tematiche in maniera puntuale, e alle volte con maggiori garanzie e maggiore sensibilità, rispetto ai contesti in cui viviamo è questo poter sempre confrontarci con la rete del mondo ebraico.

Per esempio, è stato proprio questo uno dei punti più importanti all’inizio della pandemia. Nei giorni dell’immediatezza, lo racconto spesso, in cui l’Italia è stata una delle prime nazioni a dare un segnale di allarme da parte delle comunità, ho immediatamente ricevuto il supporto, inizialmente semplicemente emotivo, ma poi anche sostanziale, da parte dell’Agenzia Ebraica e delle altre associazioni che si occupano della salvaguardia, della sicurezza e della tutela degli ebrei. Anche in questo periodo, stiamo continuando ad affrontare la pandemia, cercando di non rinchiuderci nel nostro microcosmo, ma di fare squadra nell’affrontare le diverse tematiche.

A livello europeo, è stato significativo in particolare per la garanzia e la salvaguardia della nostra identità ebraica. Mi vengono in mente almeno un paio di temi legati a quell’antisemitismo attivo, che si riconnette alle possibilità di vivere le nostre regole religiose, dalla circoncisione alla macellazione rituale, su cui le organizzazioni europee si sono spese tutte quante assieme, ovviamente con le comunità, per aprire un dibattito a livello di Parlamento Europeo e cercare di ottenere quel giusto riconoscimento dei principi di identità religiosa, che spetta a ciascuno di noi.

Questo è sicuramente un punto di forza delle comunità ebraiche che va ulteriormente valorizzato e potenziato. In che modo? Anche attraverso persone come te! (ride n.d.r.) Il nostro spingere i ragazzi a partecipare a iniziative di leadership o di team building, all’interno di contesti europei o internazionali, è uno sprone a mantenere un legame attraverso chi non è direttamente responsabile di gestire una comunità, ma ne rappresenta un punto di vista importante e una risorsa di ritorno.

Non è passato molto da quando Renzo Gattegna z.l. ci ha lasciati, cosa ha perso l’ebraismo italiano con questa dolorosa dipartita?

Ha perso un galantuomo, un uomo di dialogo, un uomo attaccato alle proprie tradizioni e con un profondo senso di appartenenza alla comunità e all’ebraismo. Renzo è stato veramente una persona che ha saputo rappresentare con eleganza il mondo ebraico all’interno del mondo istituzionale.

Lo scorso mese avrebbero dovuto prendere luogo le elezioni UCEI, ma causa Covid sono state posticipate a Marzo. Cosa pensa ci si possa aspettare da questo voto? Di cosa ha bisogno l’ebraismo italiano in questo difficile periodo storico?

Stiamo affrontando un passaggio epocale, in questa occasione abbiamo l’opportunità di rivedere e di ridisegnare i nostri modelli organizzativi e rappresentativi, dando attenzione alle priorità. Dobbiamo affrontare oggi questioni molto importanti che vanno dalla demografia, alla quantità, alla qualità dell’ebraismo italiano e a come dare continuità e seguito a questo negli anni a venire. In questo senso, è importante lavorare bene per individuare strumenti nuovi che ci consentano di affrontare le sfide di questa generazione e trovare nuovi modelli per coinvolgere al massimo le persone nella vita comunitaria. Dobbiamo guardare all’ebraismo internazionale e imparare a sfruttare al meglio le risorse e le opportunità che da esso provengono. 

Per questo, come Presidente della Comunità di Roma e come leader della mia lista, mi candido per le prossime elezioni. E lo faccio con lo stesso spirito di servizio con cui mi sono candidata a presiedere la comunità per la seconda volta, con senso di continuità e valori sani da tramandare.

Quindi, il mio messaggio è: andiamo avanti a testa alta, sugli insegnamenti dei maestri, con la Torah sempre vicina al cuore e soprattutto alla testa, e facciamoci accompagnare da tanti ragazzi, che sono certa sapranno trovare spunti interessanti anche per noi nelle scelte che dovremo affrontare.

Si sta avvicinando Chanukkah, come vivrà la Comunità di Roma questa gioiosa festività in un periodo così complesso? Quali iniziative avete intrapreso?

Chanukkah 2.0 sarà una bella festa, sicuramente in famiglia, sicuramente con tanta luce, tanto calore e tanta attenzione anche agli altri. Noi accenderemo la settimana prossima la Channukiah di fronte allo Spallanzani, insieme al Direttore dell’Istituto e ai responsabili della Sanità Regionale, per ringraziare i medici e gli operatori sanitari per il lavoro che stanno facendo. Cerchiamo di portare un po’ di luce fuori, di dare un po’ di senso alla festa di Chanukkah, la celebrazione della nostra identità, ma anche del confronto con gli altri.

Poi faremo un’accensione anche con gli operatori dell’Ospedale Israelitico, Covid ormai da diverso tempo, il quale si sta occupando di garantire la salute della città.

Infine, suvganiot, dolci e tanta attenzione ai nostri anziani, cercando di stare attenti e di portare loro la positività che meritano e non quella che, ahimè, purtroppo pervade questo difficile periodo.


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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