Elezioni in Israele – Vittoria in volata del Likud sull’Unione Sionista

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Come stravolgere i sondaggi in una notte

Si chiude oggi una lunga campagna elettorale, con il trionfo di Benjamin “Bibi” Netanyahu, che stravolge i sondaggi e resta Primo Ministro dello Stato ebraico.

 Gli ultimi giorni della campagna elettorale sono stati dominati dall’ottimismo del partito laburista di Isaac Herzog (riunito con Tzipi Livni nell’Unione Sionista), dato in vantaggio di qualche seggio sul Likud di Benjamin Netanyahu da tutti i sondaggi.

Il sistema elettorale israeliano è un sistema proporzionale puro che non prevede un premio di maggioranza. Era quindi necessario capire quale sarebbe stata la composizione del parlamento per sapere se questo vantaggio sarebbe stato sufficiente per permettere al leader laburista di creare una coalizione abbastanza forte per sostituire Netanyahu.

Dato per scontato che il partito di centro-sinistra sarebbe stato il primo partito, nelle ultime settimane l’occhio di media e esperti puntava sui partiti minori e sulle possibili alleanze.

Con questa atmosfera si sono aperte le urne nel paese. Una grande affluenza, solitamente favorevole alla sinistra, faceva presagire una conferma dei sondaggi. I giornali respiravano già aria di sconfitta nelle sedi del Likud e dei partiti di destra e Netanyahu è apparso più volte in video nelle ultime ore per richiamare gli elettori a sostenerlo: “Il nostro governo è in pericolo. Andate a votare!”.

Tutto si è rovesciato alle 10 di sera. Gli exit polls hanno stravolto le sensazioni di tutti: Netanyahu, dato per finito da molti, era ancora saldamente in gara. Questa volta i sondaggi davano un testa a testa tra Likud e Havoda (Laburisti), ma con qualche possibilità in più per la destra di formare una coalizione in grado di formare un governo.

La vittoria della destra è maturata nella notte. I risultati veri hanno rafforzato la posizione di Netanyahu, dando a lui i numeri per governare il paese.

Rivlin, Presidente dello stato di Israele, consulterà i partiti ed assegnerà il compito a Bibi Netanyahu di formare una coalizione di governo.

Riuscirà a governare per 4 anni? C’è chi sostiene di no, avendo bisogno il Likud dell’appoggio di tanti altri partiti, ma questo si capirà solo nei prossimi mesi.

Lo stravolgimento dei sondaggi è stato dettato dalla strategia del Likud di recuperare voti a destra, sottraendoli ai partiti di Bennet e di Lieberman, che hanno perso numerosi seggi in parlamento. Netanyahu, dopo giorni di silenzio, ha giocato le sue carte all’ultimo minuto, a poche ore dalla chiusura dei seggi. Il partito di Herzog è cresciuto rispetto alle scorse elezioni ma non è riuscito ad accaparrarsi i necessari voti della destra che sarebbero stati decisivi.

La campagna dei laburisti (Votate noi per non avere Netanyahu) e l’atmosfera troppo vittoriosa dell’opposizione hanno spinto avanti il Likud che, concentrandosi sulla minaccia iraniana e sul contrasto con Obama, ha richiamato e ricompattato la destra.

La campagna trionfante della “Vittoria 2015” e della rivoluzione a sinistra non ha funzionato, o almeno è stata distrutta quando Bibi, nonostante evidentemente impaurito e provato, ha deciso di tornare a farsi vedere e di richiamare i suoi sostenitori alle urne. Ancora una volta Bibi ha vinto con  una strategia azzeccata, messa a punto per avere un impatto esplosivo sulle elezioni. Impatto che ha fatto impazzire gli exit polls.

La scelta del voto utile di entrambi i maggiori partiti ha funzionato, ma l’opposizione avrebbe avuto bisogno di un movimento dei voti da una parte all’altra del parlamento. I numeri della destra sono stati ridistribuiti, indebolendo le fazioni più nazionaliste di Bennet e Lieberman, ma sono rimasti sostanzialmente invariati, permettendo al Likud di rimanere al potere.

Una svolta a destra non c’è stata, ma è mancata una svolta a sinistra.

I desiderosi di cambiamento dovranno aspettare le prossime elezioni per un altro tentativo. Non sono la maggioranza di questo paese in questo momento. L’errore della sinistra è forse stato quello di impostare la campagna contro Netanyahu.

Se di referendum su Netanyahu si è trattato, ha vinto la volontà degli israeliani di continuare ad essere guidati da chi ha messo la sicurezza al centro, in un Medio Oriente infuocato.

Paradossalmente, la lista degli arabi israeliani (per la prima volta insieme in un’unica lista) esce vincitrice e diventa il terzo partito in parlamento. Se riusciranno a restare compatti (non è scontato), potrebbero guidare l’opposizione in parlamento insieme al partito di Herzog, che ha già ammesso l’evidenza e si è congratulato con il Primo Ministro.

Come si comporterà ora il governo israeliano? Continuerà a portare avanti i temi caldi della campagna elettorale, come la minaccia iraniana? A vittoria acquisita, cercherà di risanare i rapporti con l’amministrazione statunitense? Sarà questa l’ultima legislatura di Netanyahu? Come riprenderà Bibi il discorso ed il dibattito con gli arabi israeliani ed i palestinesi?

La democrazia si è espressa. Ora il gioco delle coalizioni farà il resto.

Daniele Di Nepi

Twitter @danieledinepi