EJA Bootcamp a Madrid: le nuove sfide d’Israele e dell’ebraismo europeo

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di Ioel Roccas

 

L’attivismo giovanile è il primo segnale di una società sana e feconda. Le comunità ebraiche europee, dalla nascita dei primi movimenti giovanili, si sono prodigate nel cercare di rendere il mondo un luogo di accoglienza e rispetto reciproco soprattutto per le nuove generazioni. Secondo questo principio la European Jewish Association organizza da circa due anni dei seminari in Europa con lo scopo di riunire assieme giovani ebrei, di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, per dibattere di temi di attualità ebraica e non.

Quest’anno il BootCamp, un’occasione che raduna giovani leaders da tutta Europa,  si è tenuto, tra domenica 11 e martedì 13 aprile, a Madrid, con una serie di panel e dibattiti intorno a due temi principali: contrastare l’antisemitismo e l’advocacy for Israel.

L’UGEI ha partecipato all’evento rappresentata da Luca Spizzichino, Ariela di Gioacchino, Benedetta Di Capua, Ghila Lascar ed il sottoscritto. La sede del congresso è stato l’Hotel Melià Madrid Serrano.

I lavori si sono aperti alle 15 di domenica con la presentazione dei temi che sarebbero stati affrontati durante il BootCamp e subito è seguita la prima conferenza dal titolo “A changed Middle East”, tenuta del giornalista arabo-israeliano Khaled Abu Toameh.

Una totale immersione nella politica mediorientale: le ripercussioni degli Accordi di Abramo, il nuovo ruolo della Palestina prossima alle elezioni, il ruolo degli USA sotto l’amministrazione Biden, arrivando a toccare anche la situazione interna all’Iran ed i suoi rapporti con Israele. 

Dopo un intenso dibattito e differenti posizioni in merito, la maggioranza si è trovata concorde riguardo l’unicità degli accordi stabiliti tra EAU ed Israele: un passo in più verso la pace nella regione.

La cena in perfetto stile israeliano decretava la fine del primo giorno di Convention.

Il tema del secondo giorno è stata la Jewish Life degli ebrei europei. La mattinata si è aperta con le testimonianze di Sigmount Konigsberg, giornalista e membro della comunità ebraica berlinese e di Angel Mas, economista e presidente dell’ACOM (Accio y comunicacion de Oriente Medio). Il primo ha portato al centro dell’attenzione le criticità che sono sorte nelle comunità ebraiche accusate, dalle fazioni di estrema destra tedesca, di aver contribuito alla diffusione del virus Covid19. Le prospettive messe in gioco dal secondo interlocutore invece, evidenziavano una grossa preoccupazione nei confronti del governo spagnolo, incapace di tutelare la popolazione ebraica, sollevando un quesito molto importante riguardo il paradosso che vede gli ebrei vivi discriminati, contrariamente dagli ebrei vittime della Shoah, che vengono invece commemorati.

Esiste una differenza tra gli ebrei di ieri e quelli di oggi? Come affrontare l’antisionismo e le nuove forme dell’antisemitismo? Diversi sono stati gli interrogativi a cui i presenti hanno tentato di rispondere insieme al presidente dell’ACOM.

Ad un veloce pranzo è seguita la visita della città. Le guide, al primo lavoro da inizio pandemia, hanno accompagnato i partecipanti in un excursus storico: dalla conquista araba della penisola iberica, avvenuta nel 716 ad opera degli arabi fino alle ristrutturazioni attuate da Giuseppe Bonaparte che investirono anche il palazzo reale, passando per la nomina a capitale voluta da Filippo II D’Asburgo, per arrivare alle vicende della Dittatura di Franco. 

La passeggiata ha interessato tutto il centro storico, i racconti delle guide si alternavano con suggestivi scorci di città vecchia. Plaza Mayor, Puerta del Sol, Puerta de Toledo sono solo alcuni dei luoghi che hanno accompagnato la nostra visita.

Le sessioni pomeridiane, ispirate delle discussioni avute la mattina, si sono concentrate sulla libertà per gli ebrei di professare la propria religione. Il primo spunto di discussione ha avuto come base la recente decisione del Belgio di proibire le macellazioni rituali (Shechita e linee guida della Sunna).

Gli argomenti a favore delle tesi che proibiscono la macellazione sono stati emanati per tutelare l’animale, nell’ottica di farlo soffrire il meno possibile. L’approvazione di queste leggi che impediscono alla popolazione ebraica e mussulmana di rispettare le regole alimentari, creano una spaccatura insanabile nelle tradizioni religiose delle due comunità. Il secondo punto portato all’attenzione dei partecipanti ha riguardato la circoncisione. 

Da un lato della medaglia, alcune delle critiche mosse alla pratica, in ambito internazionale, riguardano la non conoscenza della situazione dell’iniziato, la violenza dell’atto o la non professionalità di chi si assume la responsabilità dell’atto. Dall’altra parte, come nel caso della Shechita, la Milà è uno degli aspetti fondamentali nella religione ebraica e sarebbe difficile immaginare la vita di un ebreo privata delle sue radici più profonde.

La giornata si è conclusa con gli interventi di un esponente dell’ambasciata israeliana in Spagna, orgogliosa di vedere così tanti giovani uniti dal sentimento per Israele, ed un membro del parlamento spagnolo, il quale ci ha spiegato l’ordinamento politico spagnolo, rinnovando il suo appoggio alle comunità ebraiche spagnole.

Martedì mattina, ultimo giorno, un’immersione totale  nelle attività diplomatiche israeliane, attraverso l’utilizzo dei social. 

Yonatan Gonen, MFA Israel Arab-speaking section, ha introdotto il suo lavoro di promozione nei paesi arabi, tramite l’utilizzo dei social, delle novità israeliane. 25 milioni di persone sono raggiunte quotidianamente dalle informazioni diffuse dall’ “Arabic Language Digital Diplomacy”

Attraverso le piattaforme social la diplomazia viene de-istituzionalizzata, a vantaggio però di una comunicazione più diretta con le popolazioni di lingua araba. La promozione della pace passa anche attraverso la condivisione di contenuti comuni alle due culture, con l’obiettivo di incentivare la collaborazione tra i paesi e la creazione di un “ponte” che possa unire i popoli.

Il successo di quest’altra forma diplomatica sta nell’evocare emozioni nel pubblico destinatario del messaggio. La chiusura del convegno è stata anticipata dall’incontro con giornaliste e giornalisti. Le sezioni degli esteri dei giornali Aveces, Pais e La Razon hanno spiegato come funziona il loro lavoro, il tipo di notizie raccolte e come coinvolgere i lettori. Non stancarsi mai di cercare notizie, essere se stessi e rimanere indipendenti sono solo alcuni dei consigli.

La vita ebraica è un flusso continuo di stimoli, ci spingono in avanti, ci danno la forza ma isolati e soli non la portano tanto lontano. Il vigore, l’energia del flusso sta dell’eterogeneità della moltitudine

“Ed egli rispose che la bellezza del cosmo è data non solo dall’unità nella varietà, ma anche nella varietà nell’unità” (Umberto Eco, Il nome della rosa)