Due Parashot a chiudere il quarto libro della Torah: Mattot e Maase

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HaTikwa – Questa settimana leggeremo le due parashot che chiudono il libro di Bemidbar, 4° della Torah. Queste parashot vengono lette sempre nei giorni che intercorrono tra il 17 di Tamuz e il 9 di Av, periodo dell’ anno noto come Ben Ametzarim, nei quali ci rattristiamo, per la distruzione dei due Batè Hamikdash.

La parola Mattot viene tradotta in italiano come tribù. Ma ha anche un altro significato, “bastoni“. Il bastone è un ramo che viene reciso dall’ albero, il quale perde la sua natura, non avendo più sostentamento dall’albero e le sue radici. Esso man mano si indurisce e cambia colore, divenendo sempre più scuro.

Numerosi commentatori paragonano il bastone all’ebreo in quanto, dopo l’esilio, dopo la distruzione dei due templi, si trova smarrito in una terra non sua, senza la possibilità di aver un contatto diretto con la Shekina, la presenza divina, paragonata all’albero. Sotto i vari attacchi da cui ci difendiamo ogni giorno, diveniamo sempre più forti, così come fa il ramo.

Il termine Maase, invece, viene tradotto come “tappe” o “fermate“.  La Torah ci sta insegnando che le varie amarezze dell’ esilio, sono solo delle tappe che serviranno a riportarci alla nostra fonte principale, sempre più vicini al Signore, in una Gerusalemme presto ricostruita.


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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