Israele oltre la cronaca, il viaggio dei giovani leader italiani

di Eitan Gean
Esistono molte narrazioni su Israele: quelle che passano attraverso i media e quelle che emergono solo quando si incontrano direttamente i suoi luoghi, le sue persone e le sue ferite. È proprio questo il percorso vissuto da quindici giovani leader italiani durante un viaggio volto a comprenderne la realtà, organizzato dal Ministero degli Esteri israeliano in collaborazione con l’Ambasciata a Roma.
Una settimana in cui diplomazia, memoria e innovazione si sono intrecciate attraverso incontri e testimonianze, cambiando il modo di guardare una realtà spesso raccontata attraverso immagini parziali. Un viaggio alla scoperta delle istituzioni, dei luoghi simbolo e soprattutto delle persone che ogni giorno contribuiscono a costruire il futuro del Paese.
Il viaggio è iniziato tra Tel Aviv e Gerusalemme, con incontri dedicati alla politica e al ruolo internazionale di Israele. Il confronto con Sharon Nizza, giornalista e scrittrice italiana residente nel Paese, ha offerto una prima lettura degli eventi successivi al 7 ottobre 2023.
Gli incontri presso il Ministero degli Affari Esteri israeliano e alla Knesset hanno permesso alla delegazione di approfondire le sfide diplomatiche e politiche dello Stato. Un passaggio centrale è stato quello nel luogo simbolo della memoria della Shoah:lo Yad Vashem, dove i partecipanti hanno vissuto un momento di profonda riflessione sul valore del ricordo e sulla responsabilità della memoria.
Il momento più intenso del viaggio è arrivato nel Sud del Paese, nei luoghi colpiti dall’attacco del 7 ottobre.
L’incontro con Lev Kreitman, sopravvissuto agli attacchi e protagonista della neutralizzazione di un aggressore, ha permesso ai partecipanti di ascoltare una testimonianza diretta. Ma è stato a Nir Oz e nell’area del Nova Festival che l’esperienza ha assunto un’intensità difficile da raccontare.
Camminare tra le case distrutte del kibbutz e ascoltare la storia di Mazal Tazazo, sopravvissuta al massacro, ha trasformato un evento conosciuto attraverso la cronaca in un’esperienza concreta e personale.
Alex Gisondi, Segretario Nazionale e Coordinatore UCRI, ha raccontato così quel momento: «Nulla mi aveva preparato a camminare tra quei luoghi: il kibbutz Nir Oz, la Striscia che si intravede all’orizzonte, i campi silenziosi del Nova Festival. A Nir Oz l’odio si respira nelle case bruciate, nei fori dei proiettili, nei nomi degli ostaggi ancora impressi sui cartelli. Ascoltare la testimonianza di Mazal Tazazo è stato come sprofondare in un abisso.»
La riflessione di Alex Gisondi non si ferma al racconto di quei luoghi, ma si sposta sul significato della memoria del 7 ottobre: «Tornando a casa, ho avuto la sensazione che nel dibattito pubblico il 7 ottobre rischi talvolta di essere marginalizzato, schiacciato dal peso di ciò che è avvenuto dopo. Come se il dolore avesse una gerarchia. Non è così. Sminuire un dolore per ricordarne un altro non è giustizia: significa perdere la capacità di riconoscere la sofferenza nella sua interezza. Chi ha vissuto l’orrore del 7 ottobre ha diritto alla propria memoria, completa e rispettata.»
Il viaggio non si è fermato alla tragedia, ma ha mostrato anche altre dimensioni della società israeliana. Nel Sud e nel Nord del Paese, gli incontri con rappresentanti delle comunità locali hanno permesso ai partecipanti di conoscere realtà diverse che convivono all’interno dello Stato.
A Tel Aviv, il workshop con Tikkun Olam Makers (TOM) ha invece mostrato il volto dell’innovazione sociale israeliana: ingegneri e maker che sviluppano soluzioni accessibili per persone con disabilità, unendo tecnologia e inclusione.
Al termine del percorso, il messaggio emerso è stato chiaro: Israele non può essere raccontato attraverso una sola immagine. Comprenderlo significa confrontarsi con la sua storia, le sue ferite e le sue contraddizioni, ma anche con la sua energia creativa e con le persone che ogni giorno contribuiscono a costruirne il futuro.
Per i giovani partecipanti italiani, il viaggio ha rappresentato anche una responsabilità: raccontare ciò che hanno visto con maggiore consapevolezza, profondità e attenzione alle storie delle persone incontrate lungo il cammino.

Laureando in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’università di Firenze. Appassionato di Politica, Israele e Cultura Ebraica.



