29 Novembre 20205min960

Dall’Università di Tel Aviv una nuova terapia per “invertire l’invecchiamento”

ossigeno

di Gavriel Hannuna

 

Pochi giorni fa, lo scienziato israeliano Shai Efrati, docente all’Università di Tel Aviv, ha annunciato di aver “invertito l’invecchiamento” delle cellule sanguigne di un gruppo di uomini e donne, dai 64 anni in su. Efrati ha pubblicato l’articolo contente i dati della sua ricerca sulla rivista Aging, suscitando un grande interesse tra i membri della comunità scientifica.

Si può dire che l’invecchiamento sia uno dei temi più importanti nel mondo della medicina moderna; infatti, non si ha ancora una definizione precisa di questo fenomeno, e non se ne conoscono le cause precise. È tra le sfide più complicate che l’uomo si trova davanti, e la sua risoluzione cambierebbe completamente la nostra società.

Prima di cantare vittoria, però, bisogna capire in cosa consiste la ricerca di Efrati: si basa sull’uso di una terapia con ossigeno iperbarico (ossigeno con pressione superiore a quella atmosferica), che aumenta il livello di ossigeno nel sangue e nei tessuti. Perché l’aumento dell’ossigeno disciolto nel sangue dovrebbe portare ad un “ringiovanimento”? Non si sa ancora il motivo esatto.

Prima di analizzare i dati riportati dal team israeliano, bisogna definire alcuni concetti chiave, spesso presenti nelle discussioni riguardo all’invecchiamento: telomeri e cellule senescenti. I telomeri sono come delle micce per le nostre cellule, si trovano alla fine dei nostri cromosomi e si consumano con ogni divisone cellulare; una volta consumati, la cellula sa che è arrivata l’ora di smettere di dividersi, e in alcuni casi di autodistruggersi, per evitare un accumulo di mutazioni genetiche, che col tempo possono generare un cancro. Le cellule senescenti, invece, sono cellule che hanno smesso di dividersi e che sono state spesso collegate con fattori comuni all’invecchiamento. Detto ciò, cosa ha scoperto Efrati? Il suo articolo riporta un’incredibile diminuzione in cellule senescenti e un allungamento dei telomeri tra i globuli bianchi (l’esercito del nostro organismo), e quindi un “ringiovanimento” del sangue.

Nonostante i risultati, questo studio non si può ancora definire completo per vari motivi: prima di tutto, sono stati esaminati solo 35 individui, un numero troppo piccolo per ottenere dei dati statisticamente accettabili nel mondo della medicina; non era presente un gruppo di controllo, cioè un gruppo al quale fosse stato fatto credere di ricevere il trattamento iperbarico per misurare un eventuale effetto placebo (ancora meglio se l’esperimento è svolto in “double blind”, cioè senza che gli scienziati che analizzano i dati sappiano da che gruppo provengono); non sono riportarti i dati sugli effetti a lungo termine, o di tutte le pecche riportate precedentemente, e ciò potrebbe costare allo studio la sua validità.

Immaginate i telomeri come la miccia di un candelotto di dinamite, e di fermare la scintilla che avanza e che la consuma, evitando così un’esplosione. Ma se l’esplosione non fosse l’ultimo dei nostri problemi? Infatti, molte ricerche hanno collegato l’allungamento dei telomeri con la trasformazione di una cellula normale in una cancerosa, dovuto all’accumulo di mutazioni genetiche. I telomeri sono un’arma a doppio taglio, che ci può offrire l’immortalità cellulare, ma lo fa sotto forma di cancro. Solo il tempo ci darà un eventuale prova dell’efficacia della terapia proposta da Shai Efrati e dalla sua squadra, che finora si è dimostrata ottimale per curare lesioni cerebrali, ma potrebbe non dimostrarsi altrettanto funzionale per ringiovanirci.


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