Dall’Ara Pacis al Quirinale, le religioni firmano il Patto per il dialogo

di Matias Uriel Girotto
La mattina del 25 giugno l’Ara Pacis di Roma ha ospitato la firma del Patto “La via italiana del dialogo interreligioso. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. Il documento, che unisce quindici rappresentanti delle diverse fedi in Italia, sigilla un lavoro triennale coordinato dal Tavolo interreligioso nazionale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Un percorso che ha visto la partecipazione attiva e corale delle comunità ebraiche, rappresentate da una folta delegazione della quale facevano parte l’UCEI con la presidente Livia Ottolenghi, Noemi Di Segni (ex Presidente UCEI) – che negli anni del suo mandato si è spesa intensamente per questo progetto insieme a Don Giuliano Savina, Direttore dell’UNEDI (Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della CEI) – Rav Giuseppe Momigliano, vicepresidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana (ARI), e infine i giovani dell’UGEI. Proprio Rav Momigliano, intervistato da HaTikwa ha commentato che: «La firma del Patto di intesa fra le Comunità religiose presenti in Italia si è svolta in un clima solenne e cordiale al tempo stesso; ci sono quindi i presupposti perché, nonostante le difficoltà di cui siamo consapevoli, questo impegno possa dare risultati positivie rappresentare nel concreto un contributo per il benessere sociale, che scaturisce dal pensiero delle diverse fedi, ciascuna con la propria identità e con la ricerca di valori condivisi».
Il Patto è un testo rispettoso, responsabilizzante e programmatico, che vincola le diverse confessioni a impegnarsi nella formazione delle proprie comunità al dialogo reciproco e a collaborare per il bene comune. L’accordo si concentra in particolare su temi chiave quali la pace, la giustizia, la carità, l’inclusione, la libertà religiosa e il contrasto ai pregiudizi. Tra le diverse azioni concrete delineate spiccano l’istituzione di una Giornata nazionale per il dialogo interreligioso, l’organizzazione di incontri tra giovani, la promozione del ruolo delle donne nella società e l’avvio di iniziative condivise di solidarietà.
Nel pomeriggio, i leader religiosi sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nelle sue mani, i rappresentanti del Tavolo nazionale interreligioso giovani, tra cui i delegati dell’UGEI, hanno consegnato il documento siglato all’Ara Pacis.
Proprio a loro il Presidente Mattarella ha rivolto un saluto particolare, definendoli “non soltanto accompagnatori delle autorità religiose firmatarie, ma parte essenziale del percorso di elaborazione del Patto” e riconoscendone il ruolo di soggetti attivi e determinanti nel cammino portato a compimento.
Intervistata da HaTikwa, la presidente dell’UCEI Livia Ottolenghi ha sottolineato l’importanza del contributo giovanile: «Il coinvolgimento dei giovani, con il loro entusiasmo e la capacità di guardare oltre le differenze, rende questo percorso vivo e proiettato al futuro, contribuendo a costruire una società più coesa e consapevole».
Diventa ora essenziale trasferire queste sollecitazioni nelle realtà religiose locali. Molte di esse operano già sul territorio promuovendo attività volte alla coesione sociale, alla cura del creato e alla solidarietà verso i più vulnerabili, con un forte coinvolgimento dei giovani. In numerose province sono già state proposte delle strategie concrete per favorire occasioni di incontro e conoscenza tra comunità religiose, oltre alla stesura di possibili linee guida comuni.
In conclusione, il sentimento comune per quello che è un punto di arrivo, ma soprattutto di ripartenza, è di profonda gratitudine per il momento storico che la firma rappresenta. Si tratta di un segno profetico che apre a un futuro possibile, nato da un cammino capace di vincere il pregiudizio reciproco e di far gustare la bellezza dell’incontro con l’altro, visto in un contesto di fiducia da rinnovare continuamente, nel riconoscimento della vulnerabilità che ci accomuna. Un accordo definito, istituzionalizzato e vincolante, ma anzitutto firmato nel cuore, perché impegna la persona di fede in quanto individuo e non come semplice etichetta.
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