Chukkat: la Vacca Rossa e gli altri precetti incomprensibili all’intelletto umano

Shabbat

di Ruben Caivano

 

La Parashà di questa settimana porta il nome porta il nome di Chukkat, da chukà, che significa statuto. Questa parola ha un duplice significato: indica da una parte una mitzvà della quale non conosciamo le motivazioni e dall’altra la fatica che è essenziale per lo studio della Torah.
Secondo il Malbim invece quando si trova il termine ‘precetto’ o ‘legge’ il termine chok, si riferisce a quelle mitzvot che non hanno un senso chiaro, ma che vanno praticate perché D-o lo ha ordinato.

La Parashà si apre con la complessa mitzvà della bruciatura della Parà Adumà, la Vacca Rossa che sana l’impurità rituale conseguente un qualsiasi contatto con il tema della morte. La mitzvà doveva essere eseguita in questo modo: bisognava bruciare la Vacca Rossa con legno di cedro, successivamente le ceneri dell’animale sarebbero state adoperate per la purificazione di persone entrate a contatto con il morto. Coloro che rientravano nella preparazione della mitzvà però diventavano impuri, al contrario di coloro che invece ricevevano le ceneri.

I Maestri sottolineano la complessità di questa mitzvà e sostengono che persino il Re Salomone, il più saggio tra gli uomini, non lo avesse compreso a fondo. Nel Midrash Tancumà è scritto addirittura che H. rivela il segreto di questo precetto a Moshè rifiutandosi però di permettergli di trasmetterlo alle generazioni successive. Non è un caso forse che la Parashà, la quale porta il significato di mitzvà che non ha un senso chiaro, si apra proprio con una mitzvà incomprensibile per l’intelletto umano.

Nel Capitolo 21 della Parashà si racconta delle critiche vero l’operato di Moshè e di H. a causa di un cambiamento di percorso nel deserto,  arrivando addirittura ad invidiare i tempi in cui erano schiavi in Egitto. Non tardò ad arrivare la punizione, il popolo venne attaccato da serpenti velenosi, che causarono un grande numero di morti. Dopo l’avvento dei serpenti velenosi il popolo ebraico si recò da Moshè per chiedere perdono ad H.

Il Signore allora disse a Moshè stesso di realizzare un serpente di rame e di porlo su un vessillo cosicché Am israel vedendolo continuasse a vivere. Secondo i Maestri il vessillo era utile a far alzare la testa ad Am israel e fargli riferire tutti i loro problemi a D-o. Da questa situazione si impara che tutti i problemi vanno esclusivamente ricondotti ad H. ed è inutile prendere riferimento da altre persone o cose poiché il Signore manderà serpenti velenosi, come fatto nella Torà.

Nel Pentateuco la parola vessillo è indicata con la parola nes che al tempo stesso significa miracolo. Può esserci una correlazione tra questi due parole? Secondo i Chachamim si. Chiunque riceva un miracolo non si accorge di riceverlo mentre coloro che gli stanno intorno lo lodano. Allo stesso modo colui che porta la bandiera non riesce a vederla perché è posta sopra di lui, ma tutti gli altri che sono intorno riescono a vederla.