Storia

Consiglio UGEIUGEI18 Settembre 2020
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di David Zebuloni, Direttore di HaTikwa

 

Cari lettori,

Un nuovo anno ebraico è alle porte e il desiderio di scrivervi risulta più impellente che mai. Ricordo che quando lo scorso anno intervistai Elena Loewenthal per questa testata, le chiesi in chiusura quale messaggio volesse trasmettere ai nostri lettori. Lei indugiò un attimo e rispose che “i messaggi sono sempre un po’ vacui”, ovvero vuoti, privi di contenuto. Con fare leggermente infantile conclusi l’intervista imbronciato, convinto che la Loewenthal si stesse inventando una scusa per portare a termine l’incontro. All’epoca non capii lo spessore della sua risposta, non mi impegnai per trovare in essa un significato nascosto. Oggi invece riconosco nelle sue parole una bellezza rara. “I messaggi sono sempre un po’ vacui”, mi ripeto infatti con una certa frequenza. Quanta brutale e disarmante verità. I messaggi universali, specie quelli di inizio anno, sono sempre o quasi sempre sterili e fastidiosi, retorici e ridondanti.

Il 5780, secondo il calendario ebraico, verrà ricordato senza dubbio come uno degli anni più difficili della storia. Della nostra storia. Della storia di noi giovani, che siamo cresciuti ascoltando i racconti di guerra e di fame dei nostri nonni, senza aver mai percepito da vicino la minaccia di un nemico intento a distruggerci. Ed eccolo lì, il Covid-19, nemico invisibile e subdolo arrivato sulla terra per ricordarci che, per quanto l’uomo possa pianificare, Dio sarà sempre pronto a ridere. E credo che quest’anno Dio abbia riso più del solito, insegnandoci così che la fede, talvolta, rimane l’unico vero appiglio in un mare di incertezze.

Si è detto tanto, si è detto troppo, si è detto tutto. Nessuno ci ha risparmiati. Nessuno. Politici, giornalisti e comuni utenti in rete. Tutti ci hanno bombardato di messaggi vacui e inutili nell’intento di insegnarci ad affrontare la tempesta a testa alta, traendo da essa solo ed esclusivamente il meglio. Tutti ci hanno invitato a vedere il bicchiere mezzo pieno e ignorare quello mezzo vuoto, a riconoscere le vittime e condannare i colpevoli, a fare sport in casa e a cantare sui balconi. Solo una persona ha saputo fare diversamente, ridimensionando drasticamente la mia personale percezione di rumore e di significato. Mi spiego meglio. Quando all’inizio della pandemia è stato chiesto a Liliana Segre di esprimersi sulla tragedia in corso, lei come sempre ha saputo trovare le parole più giuste, più vere, più autentiche per descrivere ciò che stava vivendo. “Non ho niente di originale da dire”, ha affermato Liliana. “Né la mia immaginazione, né la mia fantasia, né il mio buonsenso, né altro. Sono abbastanza sbalordita da quello che succede. E la verità è che non c’è niente da dire.”

Accompagnato da queste parole, così semplici e straordinarie, vorrei augurarvi cari lettori un anno di silenzio. Ma un silenzio vero, privo di rumori e brusii. Privo di insegnamenti e ramanzine. Perché come canta Mina in un uno dei suoi innumerevoli capolavori: “io voglio insegnarti il silenzio, perché non ha senso un silenzio che è fatto tutto di parole”. Proprio così, non ha senso un silenzio fatto tutto di parole, di messaggi, di moniti. Se il 5780 verrà ricordato come l’anno della più grande crisi sanitaria della storia, vorrei che il 5781 venisse ricordato come l’anno più silenzioso della storia. Vorrei che ci venisse concesso il tempo di godere della famosa quiete dopo la tempesta, di leccarci le ferite in santa pace, di rimetterci lentamente in pista, di piangere in privato i cari scomparsi improvvisamente, anche e soprattutto quelli appartenenti alle nostre comunità. Vorrei che il nuovo anno possa fungere da nido di ceneri dalle quali risorgere, come le fenici, più splendenti di prima. Più forti delle nostre paure. Più uniti di quanto lo fossimo mai stati.


Consiglio UGEIUGEI2 Settembre 2020
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di Iosef Mamistvalov

 

Parte 1. La vita prima di Venezia

La prima volta che Josif Brodksij (1940 – 1996), noto poeta russo di origini ebraiche, arrivò a Venezia nel 1973, era una “fredda notte di dicembre”. Pieno di ammirazione mescolata con il senso di scoprire qualcosa di nuovo, Brodskij decise in cuor suo che quella era la sua città. Forse perché gli ricordava la sua città natale, Leningrado (oggi San Pietroburgo), dove trascorse l’infanzia e l’adolescenza. dove lui prese la decisione di ingaggiarsi del mestiere di poeta. Ma anche a Leningrado, nonostante fosse il luogo dove si era formato come poeta, la maggior parte delle sue opere non fu apprezzata. In seguito fu espulso dall’Unione Sovietica con l’accusa di “parassitismo sociale”.


Consiglio UGEIUGEI11 Agosto 2020
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di Michelle Zarfati

 

Questo 2020 si è rivelato un anno estremamente difficile, un anno che probabilmente non dimenticheremo. Tuttavia, nonostante le grandi difficoltà, l’estate ormai è arrivata e con essa anche le vacanze. Che sia a bordo piscina, in riva al mare, in barca oppure nel freddo della montagna: un libro è sempre il migliore compagno di viaggio. Per questo ho pensato di stilare una lista dei top 5 editi Giuntina da mettere subito in valigia per farvi accompagnare dovunque andrete, e viaggiare doppiamente attraverso mille storie diverse. Storie familiari, autobiografie, romanzi, dalla narrativa israeliana contemporanea a quella yiddish: un coro di voci che ci raccontano di un ebraismo variopinto da angolature diverse. Un affresco vivido di come la letteratura ebraica vada esprimendosi in maniera diversa. Cinque libri per soddisfare i gusti di tutti. Leggere per credere!


Consiglio UGEIUGEI6 Luglio 2020
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di Michelle Zarfati

 

“Se lo vorrete, non sarà un sogno” diceva Theodore Herzl e all’inizio del secolo scorso un gruppo di ragazzi ebbe il coraggio di realizzare questo sogno. Esistenze che si incontrano e si scontrano con l’unico obiettivo di fondare nella terra d’Israele un grande progetto socialista. Il progetto pionieristico però si rivela essere più complicato di quanto sembrasse, nonostante il grande entusiasmo e la forte motivazione. Ce lo racconta Assaf Inbari nel suo apprezzatissimo romanzo “Verso casa”.


Consiglio UGEIUGEI15 Giugno 2020
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di David Zebuloni

 

La storia di Magdi Allam è la storia di una civiltà che muta nel tempo. Nato al Cairo negli anni ’50, Magdi diventa testimone di un Egitto sempre più radicale e sempre meno liberale. Trova dunque in Italia una seconda patria, un luogo in cui riscattare le proprie sorti, un terreno fertile sul quale ricostruire la propria vita. Con la conversione al Cattolicesimo, Magdi Allam diventa Magdi Cristiano Allam e la sua battaglia all’Islam più radicale diventa una missione di vita. Giornalista, scrittore e politico, Magdi ha spesso fatto parlare di sé, diventando per molti un simbolo di speranza e per altri un simbolo di intolleranza. Controverso e discusso, osannato e acclamato, Magdi Cristiano Allam racchiude in sé due mondi che sembrano essere incompatibili. Ricorda la sua Egitto perduta con nostalgia, ma si definisce italiano al cento per cento. A proposito di Israele afferma che essa rappresenta per lui la sacralità della vita, il valore fondante della nostra umanità. Poi aggiunge che lui è e sarà sempre un combattente per il diritto di Israele ad esistere. Quando gli domando invece a chi vorrebbe passare il testimone, Magdi risponde: “Io ho 68 anni e mi considero un giovanotto, voglio continuare la mia missione”.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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