Shabbat

Consiglio UGEIUGEI14 Gennaio 2021
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di Redazione

 

Nella Parashà di questa settimana, Parashat Vaerà, prima ancora che si cominci a narrare le vicende del popolo ebraico in Egitto, delle dieci piaghe, dell’apertura del Mar Rosso e della manna nel deserto, ci viene raccontato un particolare apparentemente irrilevante. Ci viene raccontato che quando Mosè arriva in Egitto ha l’età di 80 anni. 

Si domandano i Maestri il perché di questo particolare, in che modo la sua età possa aver influenzato il suo operato, consci che vi sia un insegnamento nascosto dietro quel numero. Beh, secondo l’ebraismo ogni età corrisponde ad una virtù e, contro ogni aspettativa, gli 80 anni rappresentano nella vita di un uomo l’età della forza e del coraggio


Consiglio UGEIUGEI20 Novembre 2020
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di Manuel Moscato 

 

Nella Parashà che leggeremo questo Shabbat abbiamo la presentazione di Yakov e suo fratello Esev. Erano due fratelli diversi fin da quando erano nel grembo materno, tanto che la Torah ci dice che i feti si urtavano nella pancia di Rivka. Il Midrash si racconta che ogni volta che Rivka passava davanti a un Beth HaKnesset (tempio) o un Beth Midrash (casa di studio), Yakov urtava suo fratello Esav per uscire dalla pancia ed entrare in questo luogo, mentre quando Rivka passava davanti a un luogo in cui si faceva havodà zara (idolatria) era Esav che urtava Yakov per uscire dalla pancia ed entrare in quel luogo.


Consiglio UGEIUGEI6 Novembre 2020
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di Manuel Moscato 

 

Questa settimana leggiamo la Parashà di Vajera. Nei primi versi, si parla dell’incontro tra i tre angeli e Avraam Avinu. Ogni angelo aveva un suo compito: il primo doveva annunciare che Sarah aspettava un bambino, il secondo doveva annunciare la guerra di Sodoma e Gomorra, e il terzo doveva portare una pronta guarigione a Avraam perché aveva fatto la Milà da pochi giorni.


Consiglio UGEIUGEI23 Ottobre 2020
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di Redazione

 

La seconda Parashà del Pentateuco, Parashat Noach, è forse tra le Parashot più simboliche, più conosciute, più apprezzate, più studiate e più citate in assoluto. La Parashà che racconta la storia di Noè, l’unico uomo pio della terra che, per mettersi in salvo dall’ira di Dio, costruisce un’arca nella quale ospita animali di ogni specie.

In uno storico discorso tenuto da Rav Israel Meir Lau, ex rabbino capo di Israele e superstite del campo di sterminio di Buchenwald, di fronte ai più grandi leader di tutto il mondo arrivati in visita al museo della Shoah di Yad VaShem in occasione del World Holocaust Forum, Rav Lau ha deciso di parlare proprio di Parashat Noach e della convivenza degli animali nell’arca.

“Com’è possibile che il leone e la capretta abbiano convissuto sotto lo stesso tetto?”, domanda Rav Lau al pubblico d’eccezione presente in sala. “La risposta è semplice: tutti gli animali avevano capito che dovevano convivere pacificamente perché fuori dall’arca vi era un nemico comune. Il temporale”. Poi Rav Lau ha aggiunto: “Se gli animali hanno capito ciò, perché non lo capiamo anche noi umani?”.

L’interrogativo rimane aperto e irrisolto. Oggi più attuale che mai. Il nemico comune ha preso forma di un temporale nell’epoca biblica, oggi prende la forma di un virus. In altre epoche il nemico era la guerra, l’odio, la fame. Il nemico comune è sempre esistito. Il desiderio di combatterlo insieme, tuttavia, pare averci abbandonato, proprio come afferma Rav Lau.

L’inizio del nuovo anno e la lettura di Parasha Noach possono rivelarsi il momento storico decisivo per ripetere il gesto compiuto dagli animali sotto l’arca di Noe. Anche noi, come loro, possiamo riconoscere di essere più simili di quanto immaginassimo, accomunati da un destino comune, frutto delle nostre azioni e delle nostre decisioni.