Pillole di ebraismo

Consiglio UGEIUGEI12 Maggio 2020
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HaTikwa, di Manuel Moscato

 

Oggi è Lag Baomer. Il 18 del mese di Yar, corrisponde a Lag Baomer ossia il trentatreesimo giorno dell’Omer. In questo giorno cessò la piaga che colpì 24000 discepoli di Rabbi Akiva. Lag Baomer ricorda anche il giorno della morte di Rabbanim molto importanti nella storia dell’ebraismo: Rabbi Shimon Bar Yochai (autore dello Zoar) e il Rama (Rabbi Moshe Ysserlis) autore dei minaghim ashkenaziti.


Consiglio UGEIUGEI16 Aprile 2020
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HaTikwa, di Manuel Moscato

All’inizio della parashá di Shemini, Moshé chiama Aharon e i suoi figli e gli dà il comandamento di prendere un vitello e un montone, e di presentarsi davanti ad Hashem per presentare un sacrificio che sarebbe stato usato come espiazione del peccato del vitello d’oro. Al capitolo 9 versi 7-8 leggiamo: “E Moshé disse ad Aharon: avvicinati all’altare e fai il tuo Hatat (sacrificio) e il tuo olocausto ed espia per te e per il popolo e fai il sacrificio del popolo ed espia per esso, come ha comandato il Signore. Dunque Aharon si avvicinò all’altare e shahtò il vitello, suo Hatat.”

I nostri Maestri z”l dicono che questo è stato il primo sacrificio che Aharon ha fatto davanti ad Hashem. All’inizio Aharon aveva paura di farlo perché era inesperto e si vergognava, ma poi Moshé lo ha assicurato che sarebbe andato tutto bene e Aharon, preso questo consiglio, ha fatto il sacrificio come Hashem gli aveva comandato. Per il Ramban, Rabbi Moshe Ben Nahman, a cosa può essere paragonata questa cosa? A un re che sposa una donna che però si vergognava ogni volta che si doveva presentare davanti al re. Allora viene sua sorella, e le dice di sentirsi a suo agio in presenza del re. Stessa cosa fa Moshé con Aharon: la prima volta che Aharon deve fare il sacrificio, ha paura e si vergogna. Quindi arriva Moshé e gli dice di sentirsi a suo agio davanti ad Hashem, e di fare il sacrificio che Hashem gli ha comandato. E infatti alla fine Aharon ascolta le parole di suo fratello Moshé, come è scritto al verso 8: “Dunque Aharon si avvicinò all’altare e shahtò il vitello, suo Hatat.”

Che cosa impariamo da questa storia? Basta un piccolo consiglio di una persona a te vicina, che siano i tuoi genitori, tuo fratello, tua sorella, i tuoi zii, i tuoi nonni, i tuoi amici… per cambiarti la vita! Apriamo bene le orecchie e ascoltiamo ciò che queste persone hanno da dirci, perché è quello che può farci cambiare la nostra vita e il nostro comportamento.


Consiglio UGEIUGEI2 Aprile 2020
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HaTikwa, di Redazione

Questa settimana leggiamo la seconda Parashà del libro di Vaykra: Parashat Tzav.

La Parashà spiega la funzione dei sacrifici, pratica che non viene più eseguita da millenni, ma che ai tempi del Santuario rappresentava un gesto di lode a Dio.

L’uomo lodava Dio, lo ringraziava per diversi motivi. Per averlo salvato da un lungo viaggio per esempio, o per averlo salvato da una malattia. Il sacrifico, che nella storia è stato sostituito dalle preghiere, rappresenta appunto la capacità di ringraziare il Signore.

Quanto è importante saper ringraziare? Oggi più che mai. 

Non a caso, nella religione ebraica, la prima cosa che l’uomo deve fare appena si sveglia la mattina è recitare la preghiera “Mode ani”, che in italiano si traduce come “Ti ringrazio”.

Il periodo storico che stiamo vivendo ci sta ricordando che nella vita nulla è scontato. Ciò che prima ci sembrava assolutamente ovvio, oggi non ci convince più. Se prima prendere un aereo e oltrepassare l’oceano ci sembrava semplice, oggi ci rendiamo conto di quanto sia complicato. Se prima svegliarsi la mattina faceva parte di una routine naturale, oggi ci risulta essere un piccolo miracolo.

La Parashà di Tzav non fa altro che ribadirci ciò che in questi giorni stiamo vivendo sulla nostra pelle. La Parashà di Tzav ci insegna che non dobbiamo dare nulla per scontato, che dobbiamo apprezzare i piccoli e grandi miracoli che ci capitano ogni istante. Ma soprattutto la Parashà ci insegna che dobbiamo ringraziare sempre. Dobbiamo ringraziare Dio, i nostri genitori, i medici che non vedono le loro famiglie da settimane per prendersi cura dei malati, i vicini che escono in balcone per tenerti compagnia quando ti senti solo. Ecco, a tutti loro e talvolta anche a noi stessi, dobbiamo imparare a dire grazie.

Shabbat shalom e un augurio di pace e salute a tutti i nostri lettori.

 



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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