Pillole di ebraismo

Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 Gennaio 2020
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HaTikwa, di Manuel Moscato

Nella Parashà di Vaichi scopriamo il testamento di Yakov Havinù e assistiamo alle Berachot, le benedizione, che concede ad ogni figlio, ossia una per ogni tribù. Yosef, in particolare, riceve moltissime Berachot. Come è scritto al capitolo 48, verso 16: “l’angelo che mi liberò da ogni male benedica questi ragazzi, siano chiamati con il mio nome e con quello dei miei padri Avraam e Itzhak, abbiano sulla terra numerosa discendenza”.

Sembra una contraddizione, poiché in questa Berachà, Yakov benedice i nipoti Efraim e Menashè e non Yosef stesso. Comprendiamo che per un genitore è più importante che i propri figli ricevano la Berachà piuttosto che loro stessi. Pertanto ne concludiamo che per un nonno è più importante benedire suo nipote prima ancora di suo figlio.

Il testo della Torah ci dice che secondo Yakov, Efraim e Menashè erano come i suoi due primi figli, Reuven e Shimon.  Come mai questo parallelismo? Il Hiddà (Haim Yosef David Hazulai) dice che così come Reuven e Shimon sono i primi due figli di Yakov, anche Efraim e Menashè sono i suoi primi nipoti.

Il Hiddà aggiungere anche che c’è un collegamento tra Reuven-Shimon e Efraim-Menashè. Menashè viene paragonato a Reuven perché metà tribù di Menashè avrà il territorio dall’altra parte del Giordano proprio come Reuven, mentre l’altra parte della tribù di Menashè viene paragonata a Shimon perché tutte e due le tribù avranno il territorio in Erez Israelael.

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 Gennaio 2020
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HaTikwa, di David Zebuloni 

Rav Meir Shapiro (1887-1933), presidente dell’Agudat Israel polacca e Rosh Yeshiva dei Chahmei Lublin, introdusse la rivoluzionaria idea del Daf Yomi, lo studio di una pagina al giorno del Talmud Babilonese, con il fine di completarlo in sette anni e mezzo. La conclusione dello studio si celebra con un evento chiamato Sium HaShas. Il primo ciclo di studio iniziò a Rosh HaShana del 1923, con l’intento che ogni ebreo del mondo studiasse lo stesso foglio nello stesso giorno, globalizzando così il sapere millenario ebraico.

“Storicamente lo studio del Talmud è stato per eccellenza riservato ai soli uomini”, racconta Letizia Fargion, “ma il tredicesimo ciclo, che si è concluso qualche giorno fa, ha portato con sé una novità assoluta: la partecipazione significativa dello studio della Ghemarà allargato al pubblico femminile“. Insieme a centinaia di celebrazioni che si sono tenute in tutto il mondo del Sium HaShas, ce n’è stata una in particolare, organizzata dall’organizzazione Hadran (Advancing Talmud study for Women), a catturare l’attenzione pubblica. “Sono state 3,500 le donne arrivate da tutta Israele, e non solo, per riunirsi a Biniane HaHuma a Yerushalaim, per celebrare e festeggiare questo momento”, continua Letizia Fargion, anche lei presente all’evento. “Tutte insieme abbiamo letto l’ultimo brano di Masechet Nidda, emozionate di essere giunte a tale traguardo“.

“E’ un momento epocale assistere alla partecipazione allo studio di tutto il popolo comprese le donne che, con serietà e dedizione, hanno portato a termine il progetto del Daf Yomi”, ha detto Rav Saks da Londra. Grandi personalità come Rav Benny Lau, la Rabanit Michelle Cohen Ferber (fondatrice del Daf Yomi femminile) la Rabanit Dr. Michal Tikochinsky, la rabanit Malke Bina (fondatrice della yeshiva femminile Matan) sono intervenuti sottolineando l’importanza della divulgazione del sapere presso tutto il popolo ebraico. La Rabbanit Esti Rosemberg, nipote del grande Rav Soleveichik, ha detto come suo nonno, fin dagli Anni Sessanta, iniziò a insegnare Ghemarà anche alle donne. Tra gli ospiti d’onore Jaine Shottenstein, che con l’edizione sponsorizzata dalla sua famiglia, ha contribuito notevolmente allo studio e diffusione del Talmud in questi ultimi anni.

“La serata si è conclusa con l’augurio che lo studio sia la luce che guidi la nostra vita: Torah shel chaim e chaim shel Torah (Torah per la vita e vita per la Torah) e una coinvolgente performance corale del pubblico con la canzone guidata da kululam”, racconta emozionata Letizia, originaria di Milano e israeliana dal ’94, di professione organizzatrice di eventi. “E’ stato emozionante partecipare a questo evento che ha celebrato il trionfo dello studio e del sapere anche come strumento di emancipazione della figura della donna nell’ebraismo. Oggi chi vuole studiare ha sicuramente molti più strumenti di un tempo. Basti pensare all’edizione Shottenstein o alle lezioni a disposizione su Hadran.org.il. In generale sento che a Gerusalemme si avvisano segni di apertura di più ampio respiro dell’ebraismo modern-orthodox. Molte Sinagoghe ortodosse, per esempio, permettono minianim di sole donne che leggono la Meghilat Esther e fanno Dvar Torah. Sono traguardi importanti questi!”, conclude Letizia sorridendo. “Yerushalaim rimane comunque per me la città delle grandi contraddizioni dove convivono realtà diverse. Sempre più attuale diventa il verso di Isaia: Da Sion uscirà la Torah e la parola di Dio da Gerusalemme, כי מציון תצא תורה ודבר ה׳ מירושלים.”


Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 Gennaio 2020
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HaTikwa, di Manuel Moscato

Nella Parashà che leggeremo domani, troviamo l’incontro tra Yosef e suo fratello Beniamino. Nel capitolo 25 verso 14 è scritto: “(Yosef) si gettò al collo di Beniamino, pianse e anche Beniamino gli pianse al collo”. Si chiedono i nostri Maestri z’’l: perché Yosef si gettò sul “collo” di Beniamino e anche Beniamino si gettò sul “collo” di suo fratello Yosef?

Non è un normale pianto tra fratelli, ma un pianto che sta a significare l’importanza del collo. È scritto nei Shir Hashirim (capitolo 4 verso 4): “Il tuo collo è come la torre di David, costruita come deposito delle armi”. Il Beth Hamikdash è paragonato al collo. Perché proprio al collo? Perché ciò che collega la testa con il corpo è proprio il collo. E pertanto il popolo ebraico è il corpo e Hashem è la testa. Cosa collega il popolo ebraico con Hashem? Proprio il Beth Hamikdash.

Quindi Yosef pianse sul “collo” di Beniamino proprio per il Beth Hamikdash, e gli chiede scusa per la futura distruzione del primo e del secondo Beth HAmikdash che si troverà nel territorio di Beniamino. Ed ecco quindi la profezia di Yosef su suo fratello Beniamino: da una parte lui è contento di rivedere dopo tanti anni suo fratello e piange di gioia, ma dall’altra parte è dispiaciuto e piange per la distruzione del primo e del secondo Beth Hamikdash.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 Dicembre 2019
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HaTikwa – Siamo abituati ad accendere i lumi di Chanuccà illuminando la chanucchià di un solo lume la prima sera ed aumentare gradualmente la luce fino a riempire l’intero candelabro l’ultima sera.

Per quale motivo? Perché non illuminare tutto già dall’inizio della festa?

Nel consultare il Talmud ci si rende subito conto che in realtà la mitzvà sarebbe stata completa con la semplice accensione di un unico lume ogni sera di Chanuccà (TB Shabbàt 21b). Nel cercare di capire quale fosse la maniera ideale per adempiere l’obbligo se si volesse essere più meticolosi (mehadrìn) nasce la divergenza delle prospettive.

Per i Maestri della Casa di Shammài bisognerebbe accendere otto lumi la prima sera e proseguire decrescendo nei giorni successivi fino ad accenderne uno solo l’ultima sera. Si trovano in disaccordo i Maestri della Casa di Hillèl per i quali va fatto esattamente l’opposto. Già nel Talmud si offrono varie ipotesi per spiegare il senso della loro discussione.
Cerchiamo di ragionare in termini molto semplici. Si accende un lume per illuminare. Ma il lume di Chanuccà non vuole rendere luminoso un ambiente della dimensione materiale; infatti sarebbe vietato usufruirne per tale uso.

Che cosa vuole illuminare allora il lume di Chanuccà?

A differenza delle altre occasioni in cui si festeggia la ricorrenza di un miracolo di sopravvivenza, Chancuccà festeggia il miracolo della sopravvivenza non del corpo ma dell’anima. Nei Proverbi è scritto: “Il lume di D-o è l’anima dell’uomo”. Il lume rappresenta quindi la spiritualità sacra che illumina l’oscurità del materialismo e dell’edonismo. Visto che non si tratta di illuminare un ambiente, basterebbe un solo lume per rendere l’idea rappresentata dalla festa. Oppure si potrebbe rendere il simbolo più profondo, indicando, come vuole la Scuola di Shammài, che bisogna illuminare inizialmente con il massimo delle forze per indebolire il più possibile la parte negativa di sé e del mondo. Poi si potrebbe gradualmente dedicare meno tempo alla lotta contro il male. Per la Casa di Hillèl invece la lotta contro il male avviene in maniera indiretta: più la luce è aumentata e più l’oscurità sparisce. Questo aumento di luce richiede una leggera ma costante crescita graduale perché possa essere più radicata e costante nel tempo.
Come sappiamo, prevale la visione di Hillèl. Invece di lottare direttamente con il male, cerchiamo di aumentare costantemente il bene.

Rav Shalom Hazan – Chabad Lubavitch Monteverde – Roma


Consiglio UGEIConsiglio UGEI22 Dicembre 2019
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HaTikwa (M. Moscato) – I giorni di Chanukà sono otto. Chanukkà capita il 25 di Kislev. Quest’anno la prima sera capita domenica 22 dicembre dove accenderemo il primo lume della Chanukkià, il candelabbro.

Ma qual è il significato di Chanukkà ai nostri giorni?

Durante i giorni di Chanukkà ci sono alcune regole e tradizioni da rispettare che hanno come scopo quello di lodare Hakadosh Baruch Hu e per ricordare i miracoli che ha fatto per i nostri padri all’epoca il secondo Beth Amikdash.

In quel periodo, le condizioni spirituali del popolo ebraico erano molto difficili poiché il Regno Greco aveva decretato che il popolo ebraico non poteva più studiare la Torah e mettere in pratica le Mitzvot. Anche in mezzo al popolo nacquero delle persone che ormai non seguivano più la strada della Torah e delle Mitzvot per paura del decreto e alcuni cominciarono a profanare lo Shabbat e ad assumere le sembianze dei popoli vicini.

Così si risvegliò lo spirito degli Asmonei, pochi uomini valorosi che per far ritornare il popolo ebraico nella strada della Torah, sono riusciti a sconfiggere gli occupanti Grechi. Ebbero loro lo straordinario merito di rinnovare il Beth Amikdash. Ed ebbero loro l’ancor più straordinario merito di vedere realizzarsi il miracolo dell’ampolla d’oro che rimase accesa per otto giorni invece di uno solo, ovvero il tempo necessario per andare a trovare dell’olio puro.

Quali sono dunque le mitzvot di Chanukkà?

Ci sono numerose mitzvot da osservare durante i giorni di Chanukkà, in particolare:

-Accendere ogni sera i lumi della Chanukkià.
-Aggiungere “Al Anissim” nell’Amidà e nella Birkat Amazon.
-Leggere l’Hallel durante Shachrit.
-Durante gli otto giorni di Chanukkà è proibito fare un onoranza funebre (Esped) ed è proibito digiunare.
-Durante la prima mezz’ora dall’accensione della Chanukkià non si fa nessun lavoro domestico.
-Durante Chanukkà è tradizione mangiare cibi a base di latte e cose fritte nell’olio in ricordo dei miracoli di Chanukkà.

E come avviene l’accensione dei lumi di Chanukkà?

La mitzvà di accedere i lumi di Chanukkà è la mitzvà principale di Chanukkà, nonché il ricordo del miracolo dell’ampolla d’oro che doveva durare solo un giorno e che durò invece otto giorni.
E’ una grande mitzvá accendere i lumi a Chanukkà per il Pirsum Anes, ossia la manifestazione del miracolo. Hanno detto i nostri Maestri z”l nel trattato di Shabbat daf 23b che chi sta molto attento ad accendere i lumi di Chanukkà secondo l’halachà, avrà il merito di avere i figli studiosi di Torah come è detto nel libro dei Mishlè: “poiché il lume della mitzvà e della Torah è luce” e spiega Rashi che attraverso il lume della mitzvà viene la luce della Torah.

Hag Sameah a tutti!



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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