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Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 novembre 2012
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Il testo della lettera che segue rappresenta la prospettiva dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia in merito al conflitto in Medio Oriente in seguito al riesplodere della violenza tra le parti nella settimana fra il 14 ed il 21 novembre scorsi.

L’intervento è stato pubblicato in anteprima dall’Huffington Post Italia (puoi trovarlo cliccando qui).

Per ogni commento, reazione o ulteriore informazione, come sempre, è possibile contattare il Consiglio Esecutivo 2012 all’indirizzo info@ugei.it.

Roma, 23 novembre 2012

Caro direttore,

quando la violenza e la guerra bussano alle porte delle nostre case, nessuno di noi è mai sufficientemente allenato per non essere sconvolto dalle emozioni, dal furore e dall’indignazione. Ogni cittadino cosciente e sensibile è sempre e necessariamente turbato nel più profondo, specialmente in un continente come l’Europa che della guerra ha un ricordo ancora ben fresco e drammatico. Specialmente, a maggior ragione, se tali notizie giungono ancora una volta dal Medio Oriente, terra martoriata e senza pace, per gli europei, dolorosamente, “vicinato” eternamente turbolento.

Ciononostante, crediamo che anche nel mezzo dello spavento e dell’angoscia fisiologici determinati dal conflitto sia indispensabile mantenere la lucidità e riflettere adeguatamente sulle forze che hanno determinato quest’esplosione di violenza contrapposta. Nel conflitto mediorientale fino a pochi giorni fa sotterraneo ed ora di nuovo esplicito – è bene ribadirlo una volta per tutte – non si affrontano una ragione ed un torto, e neppure, come andava di moda affermare alcuni anni fa, due ragioni contrapposte. Più esattamente, in questo momento si affrontano due ragioni e un torto. Da una parte, il diritto inconfutabile d’Israele a difendere ad ogni costo la propria gente da minacce gravi e incessanti alla sopravvivenza stessa dello Stato, concretizzatesi in particolare negli ultimi mesi (nel colpevole silenzio della stampa internazionale) in un assedio micidiale di razzi lanciati quotidianamente sulle sue città meridionali. Dall’altra, il diritto altrettanto sacrosanto del popolo palestinese a vedere la sua ambizione nazionale finalmente realizzata, ad auto-governarsi ed a vivere in pace, benessere e sicurezza con i propri vicini. In terzo luogo, tuttavia, un torto drammatico, quello di Hamas, organizzazione teocratica e terroristica, che si prefigge nella sua stessa carta fondante l’obiettivo prioritario della distruzione dello Stato d’Israele, la cui esistenza neppure riconosce. Su queste basi, il negoziato è di fatto impossibile, a tutto danno tanto degli israeliani quanto dei palestinesi entrambi colpiti al cuore dei propri diritti sopra menzionati.

Quanto chiarito fin qui, naturalmente, deve andare di pari passo con il rigetto di ogni violenza, da qualsiasi parte essa provenga. I giovani ebrei italiani che ho l’onore di rappresentare costituiscono un universo variegato ed estremamente vivace, per quanto limitato numericamente, ed al nostro interno si confrontano costantemente anime ed opinioni differenti. Su una cosa tuttavia tutti conveniamo, ed è il valore supremo e universale della vita umana, del creato che la stessa cultura ebraica c’insegna essere sacro e inviolabile. Per questo ogni vita perduta in un conflitto rappresenta una tragedia, un dolore incolmabile – specialmente quando si tratta di civili incolpevoli. Per questo, in ultima analisi, accogliamo con sollievo la notizia del cessate il fuoco tra Israele e Hamas ottenuto grazie alla mediazione di Egitto e Stati Uniti. Dal momento stesso dell’entrata in vigore della tregua, tuttavia, diventa ora fondamentale che tutti gli attori in grado di influire sugli eventi – a cominciare dal neoeletto Presidente Obama – s’impegnino pienamente per depotenziare alla radice i problemi che stanno al fondo di questo conflitto, a cominciare dal rifornimento incessante di missili che Hamas è pronta a lanciare sui civili israeliani da parte dell’Iran, vero mandante di questa provocazione. Uno Stato il cui governo autoritario proclama un giorno la negazione della Shoà come una favola inventata per avvelenare il mondo e il giorno dopo la determinazione ad annientare Israele ed estirpare il “cancro sionista”, mentre indisturbato continua a portare avanti nelle proprie centrali il processo d’arricchimento dell’uranio, processo che ancora pochi giorni fa gli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica hanno confermato essere in piena crescita ed ammesso di non poter garantire essere sviluppato “unicamente a scopi civili”.

E tuttavia, caro direttore, proprio in questi giorni siamo al contempo perfettamente consapevoli che, pur a partire dalle nostre differenze, pesa precisamente sulle nostre spalle – giovani ebrei, musulmani, cattolici, laici ed appartenenti ad ogni altro credo – la responsabilità morale in questo momento storico di non arrenderci alla logica della contrapposizione ad ogni costo, ma di avere il coraggio e la sfrontatezza di riportare nell’agenda mediorientale l’obiettivo ultimo della pace e della convivenza fra popoli. Proprio dall’Europa in cui viviamo – pure martoriata dalla crisi – crediamo arrivi un messaggio universale e potentissimo a questo proposito: la pace, come il riavvicinamento franco-tedesco degli ultimi sessant’anni ha ampiamente dimostrato, si costruisce necessariamente fra popoli che fino ad un minuto prima si erano combattuti ferocemente, e proprio per questo, per definizione, non è mai impossibile.

Soltanto poche settimane fa Israele ed il mondo ebraico tutto hanno commemorato solennemente come ogni anno l’anniversario della scomparsa di un grande uomo del Novecento, Yitzhak Rabin, militare israeliano che, giunto ai massimi vertici dello Stato, mobilitò tutta la sua energia umana e politica per condurre finalmente la nazione alla stabilità e alla pace con i suoi vicini, raccogliendo attorno a sé uno straordinario movimento di supporto tanto interno quanto internazionale. Giunse a un passo dal realizzare tale sogno, e per questo fu eliminato dall’odio cieco di un estremista. Onorare la memoria di Rabin, oggi, significa credere, anzi pretendere, che al di là del fuoco una prospettiva di pace esista.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 novembre 2012
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A conclusione dei lavori del diciottesimo Congresso ordinario UGEI – svoltosi a Firenze dal 2 al 4 novembre appena trascorsi – sono stati eletti i ragazzi che formeranno il nuovo Consiglio Esecutivo 2013.

Questi i nomi dei candidati risultati eletti:

• Moshe POLACCO voti 52

• Sara ASTROLOGO voti 46

• Alessandra ORTONA voti 44

• Giorgia CAMPAGNANO voti 37

• Susanna CALIMANI voti 37

• Raffaele NAIM voti 34

• Gady PIAZZA voti 30

• Benedetto SACERDOTI voti 26

• Fiammetta RIMINI voti 24

Hanno inoltre riportato voti gli iscritti Serena LOVADINA, Federico JARACH e David SPIZZICHINO.

Come da Statuto, il neoeletto Consiglio nella prima seduta provvederà ad eleggere al suo interno il nuovo Presidente, il Vice Presidente, il Tesoriere, il consigliere responsabile di Ha-Tikwà ed il responsabile del sito www.ugei.it – e assumerà le sue funzioni a partire dal prossimo 1° gennaio. Ai nuovi consiglieri eletti vanno fin d’ora i complimenti e gli auguri più sinceri di buon lavoro da parte del Consiglio uscente.

Un ringraziamento anche ai candidati non eletti, che avranno certamente l’opportunità di riproporre la propria disponibilità in futuro.

Il Congresso ha anche provveduto ad eleggere i nuovi Revisori dei Conti, nelle persone di Davide ORVIETO e Yari PIAZZA, ed il nuovo Collegio dei Garanti – che sarà composto per il prossimo biennio dagli iscritti Daniel DISEGNI, Davide LASCAR e Daniele REGARD: supplenti sono risultate nominate Tana ABENI ed Amalia LUZZATI.

Un ringraziamento particolare infine al Presidente del Congresso Shemuel LAMPRONTI, alla vicepresidente Debora SADUN e alle segretaria Marta OLIFSON prestatisi con grande dedizione durante il weekend per l’eccellente conduzione dei lavori.

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 giugno 2012
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Generazioni, Provenienze, Amori

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia ed Equality Italia intendono promuovere una campagna che si avvierà in autunno con due eventi, uno a Roma e uno a Milano, con lo scopo di promuovere idee e azioni a sostegno della conoscenza reciproca di specificità generazionali, di provenienze etniche e religiose, di generi e orientamenti sessuali.

Tenendo conto dei disagi personali e collettivi, di diffusa diffidenza nei confronti di realtà che non si conoscono o di cui si hanno notizie solamente attraverso pregiudizi e stereotipi, MUSAIKON intende essere uno spazio aperto nella rete web e in luoghi fisici adatti al reale scambio di storie, esperienze, confronti di arricchimento personale e di presa di contatto con molteplici aspetti della società in cui viviamo.

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia ed Equality Italia, che promuovono la campagna, invitano tutti i gruppi e persone interessate a costruire eventi, iniziative, campagne stampa e su web, a sentirsi coinvolti in questa nuova avventura, che ha l’intento, attraverso modalità di incontro orizzontali, di reale interscambio tra testimoni, artisti, politici, attività strutturate e informali, individui, di essere uno strumento work in progress.

Caratteristica degli incontri pubblici sarà quella di impegnare tutte e tutti i partecipanti a portarsi uno o più cuscini, per potersi comodamente sedere per terra, nei momenti d’interazione. L’iniziativa, quindi, oltre che una proposta culturale e sociale, una modalità fisica ben precisa: occasioni di reale ascolto reciproco.

L’iniziativa sarà presentata:

MARTEDI 26 GIUGNO ALLE ORE 10.00

Presso la Sala Peppino Impastato della Provincia di Roma Palazzo Valentini IV Novembre, 119/a

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI11 giugno 2012
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Si e’ concluso oggi il quarto Congresso del Forum Nazionale dei Giovani; si sono votati i nove membri del Direttivo 2012-2015: Stefano Felician, Giuseppe Failla, Matteo Guidoni, Diletta Alessandrelli, Stefano Vitale,Benedetta Rubin, Salvo Nicosia,Carmelo Lentino e Lorenzo Floresta.

Un augurio da parte nostra a tutto il Direttivo, sopratutto a Benedetta Rubin,gia’ consigliera UGEI. La quale afferma:”Sono convinta che sara’ un’esperienza magnifica e saranno tre anni pieni di lavoro in cui m’impegnero’ a rappresentare le varie anime del Forum Nazionale dei Giovani”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 aprile 2012
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Dopo un grande dolore, arriva la gioia. Questa è la lezione che ho imparato durante Yom Haazmaut in Israele. Perché è incredibile vedere che in 24h si passa dal dolore del ricordo dei caduti per la patria alla gioia per la nascita della patria. Dalle lacrime al sorriso.

Penso che questa semplice scelta, possa far capire al mondo intero l’essenza del popolo ebraico, un popolo che ha sofferto tanto,ma, che dopo tanta sofferenza è tornato a sorridere e ad essere felice.

Tra il 25 aprile e il 26 aprile si è festeggiato Yom Ha’atzmaut: Giorno dell’Indipendenza di Israele. La sensazione di festa, gioia ed amore per la patria è già evidente nelle settimane precedenti a questo sessantaquattresimo anniversario. Ovunque si cammina si vedono bandiere israeliane sulle case ,edifici, automobili,insomma, in ogni angolo d’Israele c’è almeno una bandiera israeliana. Qui, Yom Haazmaut, è il giorno atteso da tutti gli israeliani, la bellezza di questa festa è vedere celebrare l’ebreo ortodosso e quello ateo allo stesso modo, vedere l’Etiope con la bandiera d’Israele sulla schiena e il tassista iraniano che mette l’Hatikva (inno nazionale) remixata.

Qui, di Yom Hazmaut ci si muove a piedi, le strade sono completamente bloccate. La mia serata di festeggiamenti è stata vissuta in stile puramente Israeliano, cioè nelle piazze.La gioia più grande è stata vedere migliaia di miei coetanei ballare per la strada, liberi, felici , ma ancora più bello è stato sentirmi per una notte cittadina di questo Paese . Sì, perché quei ragazzi emanavano vita ed erano portatori di felicità contagiosa,e, la voglia di condividere la loro felicità era commuovente. Dopo aver ballato in tutte le piazze di Tel Aviv, mi preparo al giorno successivo.

L’unico dubbio che hanno gli israeliani durante questa giornata è : barbecue o spiaggia? Non volendo rinunciare a nessuna delle due cose, decido di optare per entrambe. I barbecue prendono luogo nei parchi pubblici, nel mio caso il parco Hayarkon. Non avendo materiale a disposizione, opto per la carne, dopo aver fatto un giro tra i vari gruppetti, vengo chiamata da un gruppo di ragazzi,e, come se fossimo amici di vecchia data, mi ospitano al loro barbecue. Si canta, si mangia, si suona la chitarra, si parla del futuro con un entusiasmo, ( fatto oramai raro in Italia).

Dopo il BBQ ci spostiamo in spiaggia, già sul lungomare si nota la folla di gente che le occupa, ed improvvisamente una visione del tutto unica si presenta ai miei occhi: una vera onda cromatica bianca e blu ammanta le spiagge, qui i colori nazionali sono indossati da chiunque, in forma di costume o mediante l’utilizzo della stessa bandiera come pareo, rimango stupita come il senso di nazionalismo continui anche nelle ore della tintarella.

Cala il sole, saluto così sulle note della Hatikvà questa giornata, per me indimenticabile.

Benedetta



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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