Memoria

Consiglio UGEIUGEI25 Gennaio 2021
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di Michelle Zarfati

 

Se comprendere è impossibile conoscere è necessario, diceva Primo Levi. Per questo motivo, anno dopo anno, assume un’importanza sempre più concreta conoscere la storia. Viviamo in un’epoca particolare, in cui è estremamente facile reperire informazioni e successivamente divulgarle. Di conseguenza, tutto è in continua evoluzione, tutto ha la possibilità di esser messo in dubbio, di esser discusso e, in questo contesto, anche la memoria vacilla. Oggi più che mai diventa importante trasmettere la memoria di quanto è stato, non solo affinché non ciò avvenga più, ma anche e soprattutto per far sì che la memoria resti integra senza mai affievolirsi. Ecco che letteratura e i libri in generale si rivelano essere estremamente preziosi. Attraverso questi, la memoria ha il potere di essere trasmessa alle nuove generazioni e sopravvivere al passare del tempo. Testimonianze, diari e romanzi aiutano il lettore ad immergersi in un’epoca che rappresenta una ferita che mai si rimarginerà. Seppur doloroso, tuttavia, è doveroso sapere e conoscere. Il libro è da sempre il veicolo che divulga e trasmette informazioni nel corso del tempo. La Shoah, una delle più grandi tragedie del popolo ebraico e della storia, è da sempre un argomento importante nella letteratura, trattata in varie forme: dall’autobiografia al saggio, fino al romanzo. Tanti stili di narrazione hanno permesso a chi legge di comprendere la storia – e tutti i personaggi che hanno gravitato intorno ad essa – da varie angolature diverse. Un viaggio attraverso le testimonianze e le storie per poter riflettere, comprendere, ma soprattutto ricordare. Per questo motivo ho pensato di proporvi quattro libri sul tema della memoria. Quattro opere che vanno assolutamente lette, poiché hanno il potere di far comprendere al lettore non solo i dettagli storici realmente accaduti, ma anche quanto importante sia per le generazioni future portare sulle proprie spalle il ricordo di ciò che è stato. Un ricordo da assimilare e trasmettere al prossimo.


Consiglio UGEIUGEI23 Gennaio 2021
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di David Fiorentini

 

Mentre Israele procede spedito nella campagna vaccinale, con un ritmo incessante di 150.000 dosi giornaliere, “il Ministero della Salute prevede di raggiungere quota 5 milioni di cittadini per la fine di Marzo”, ha dichiarato il Direttore della campagna nazionale di vaccinazione Dr. Orly Greenfeld. Un obiettivo impressionante che ha destato l’interesse di vari Paesi europei che, come nel caso della Repubblica Ceca, hanno già fatto richiesta di supporto logistico allo Stato Ebraico. Tuttavia, non sarà solo tramite la cooperazione intergovernativa che il know-how israeliano sarà coinvolto nella campagna di vaccinazione internazionale. Il Ministro della Diaspora Omer Yankelevitch, infatti, ha annunciato l’inizio di un’ulteriore missione: vaccinare tutti i sopravvissuti all’Olocausto nel Mondo. “Assicurarsi che nessuno cammini da solo è un obbligo morale che ogni ebreo porta nel cuore”, ha affermato il Ministro al quotidiano Israel Hayom. “In tempo di crisi, di fronte al coronavirus, abbiamo il privilegio di ripagare, seppur in minima parte, coloro, che sopravvissuti all’inferno dell’oppressione nazista, sono riusciti a proteggere le fondamenta dell’ebraismo”. Per l’occasione, sono stati istruiti gli Shalom Corps, un’organizzazione composta da una rete globale di migliaia di volontari, affiliata al Ministero della Diaspora. L’operazione, inoltre, in accordo con Pfizer e Moderna, non intaccherà le quote di vaccini allocate allo Stato Ebraico, ma potrà contare su una fornitura straordinaria. Un’iniziativa lodevole, che ha già riscosso il plauso del Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.


Consiglio UGEIUGEI3 Gennaio 2021
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di David Zebuloni

 

Non tutti hanno il privilegio di chiamare “zia” un Premio Nobel per la medicina, eppure Piera Levi Montalcini pare farlo con estrema naturalezza. Cita “zia Rita” con tanta disinvoltura che, talvolta, ci dimentichiamo persino che la zia in questione sia una delle menti più geniali dell’ultimo secolo. Ci immaginiamo un’anziana signora impegnata a girare il ragù, invece scopriamo una figura epica, che ha lasciato un’impronta indelebile nel campo della ricerca neurologica. Parliamo ovviamente di Rita Levi Montalcini, non solo Premio Nobel per la medicina, ma anche Senatrice a Vita della Repubblica Italiana, nonché la prima donna scienziata a ricevere il prestigioso Premio Max Weinstein. Si potrebbe parlare per ore di quest’insolita zia e Piera lo fa sempre con grande piacere e con altrettanta nostalgia, ma anche con un profondo senso di responsabilità. Di professione ingegnere ed imprenditrice, Piera Levi Montalcini ha rinunciato agli studi di medicina per pietà di un gallo. “Lo usavano per le ricerche in laboratorio e mandava degli urli strazianti. Mi ha traumatizzato”, mi racconta ridendo. Eppure dietro il sorriso mite e intelligente si cela un piccolo rimpianto. Il rimpianto di non aver studiato la chimica e la biologia, materie necessarie per scoprire i segreti più nascosti di quella macchina perfetta chiamata essere umano. Una macchina che ancora oggi suscita in lei tanta curiosità. Per quanto riguarda l’inevitabile confronto con il Premio Nobel, invece, Piera mi rassicura. “Non sono gelosa di zia Rita, perché sono diversa da lei”, afferma. “Io ho fatto le cose che piacevano a me e lei ha fatto le cose che piacevano a lei”. È sincera quando lo dice. Piera ha fatto davvero ciò che più le piaceva. E lo fa tutt’ora, giorno e notte. Si dedica con passione all’incontro con i bambini nelle scuole, per trasmettere loro un po’ di quella curiosità di cui lei è tanto ghiotta. Si dedica poi con altrettanta passione alla valorizzazione del ricordo della sua amata famiglia, di cui zia Rita è l’assoluta protagonista. Lo scopo di Piera è semplice. “Non voglio lasciare morire un esempio”, mi confessa. L’esempio in questione è quello di Rita Levi Montalcini, una delle ricercatrici più brillanti che l’Italia abbia mai visto. O meglio, una delle donne più coraggiose che l’umanità abbia mai conosciuto.


Consiglio UGEIUGEI31 Dicembre 2020
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di Rebecca Locci 

 

«La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere, ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata: per tutta la vita tornerà a renderti felice. Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore, a guardare fuori quando il tempo è così bello. Non le case e i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice.»

 

A distanza di molti anni, il Diario di Anne Frank è uno dei simboli più importanti della Shoah nonché una testimonianza degli orrori nazisti. Ma per creare un messaggio di speranza tenendo viva la memoria storica, gli autori israeliani David Polonsky e Ari Folman hanno deciso di dar vita ad un progetto ambizioso e assolutamente originale: il Diario di Anne Frank adattato in una strepitosa graphic novel, pubblicata in Italia nel 2017 da Einaudi.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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