Intervista

Consiglio UGEIUGEI3 Agosto 2020
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di David Zebuloni 

 

Se la musica fosse una pietanza culinaria, Idan Raichel sarebbe senza dubbio un bel piatto di Hummus: semplice, buono e conciliante. Così come il hummus mette d’accordo tutti i commensali, ecco che anche la musica di Raichel ha il potere di mettere d’accordo tutti gli ascoltatori. Gli amanti del pop e gli amanti del jazz, gli appassionati di musica etnica e quelli di musica classica; tutti abbassano le armi difronte al suo genio musicale. Artista polistrumentista, compositore, paroliere e cantante, Idan Raichel ha segnato la musica israeliana più di quanto abbia fatto chiunque altro negli ultimi decenni. “Mi emoziono quando scopro che una mia canzone è diventata la colonna sonora della vita di qualcuno che non conosco”, mi racconta Raichel con tono sincero, senza troppa solennità. “Mi emoziono quando realizzo che una canzone che ho composto non mi appartiene più, che appartiene ormai a qualcun altro”. In effetti, quelle che dovevano essere canzoni appartenenti ad un genere musicale di nicchia, si sono rivelate invece apparetenere ad un raro genere musicale che non vede confini né frontiere. Sfidando ogni scuola di rating, Raichel riesce a tramutare un brano in lingua amarica in un vero e proprio tormentone radiofonico. Ed ecco che il parallelismo con il piatto di hummus riemerge dal subconscio (o forse dallo stomaco?) di chi scrive. Le opere dell’artista israeliano sono semplici e basilari, così come può essere semplice e basilare solo un piatto di ceci. Senza troppe sovrastrutture e ghirigori, Raichel racconta la vita e l’amore con semplicità disarmante. Quando si esibisce, predilige spesso locali intimi e poco illuminati. Al centro del palcoscenico solo un pianoforte e un microfono, nulla di più. Poi, quando comincia a cantare, rivela avere una voce delicata e sottile, priva di manierismi. Con la sua genuinità Raichel conquista un pubblico sempre più ampio, collaborando così con artisti internazionali del calibro di Alicia Keys, Mayra Andrade, Andreas Scholl, Mina, Celentano e Ornella Vanoni. Dopo aver girato il mondo, dopo aver calcato i palcoscenici più importanti d’Europa e degli Stati Uniti, arriva il momento di tornare a casa. Idan Raichel viene scelto infatti dal Ministero della Cultura per accendere una delle dodici fiaccole in onore della settantaduesima Festa d’Indipendenza israeliana. Uno dei massimi riconoscimenti esistenti ad oggi nello Stato d’Israele. Tra una lacrima e l’altra, accendendo la fiaccola, Raichel dichiara in diretta nazionale: “Dedico questa fiaccola ai grandi artisti che hanno segnato la storia di questo paese. La dedico ai miei colleghi musicisti, quelli sul fronte e quelli dietro le quinte. Io e voi non siamo altro che l’anello di una lunga catena.”


Consiglio UGEIUGEI23 Giugno 2020
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di Nathan Greppi 

 

Abbracciami, Israele

e amami.

Fammi toccare la luna

e il sole che brucia la mia pelle italiana.

Nel mio sangue scorre la tua essenza.

Sono io la voce della moschea

il canto della sinagoga

il suono delle campane della chiesa.

 

Questi versi sono tratti da una delle 24 poesie dedicate a Israele e al Popolo ebraico che compongono la raccolta Abbracciami, Israele della poetessa Anna Malgeri, pubblicata da Ensemble. La Malgeri, 29 anni e originaria di Rende (provincia di Cosenza), dopo gli studi storici all’Università di Firenze ha studiato l’ebraico, frequentando l’Ulpan all’Università di Tel Aviv, e oggi svolge attività di ricerca sulla storia ebraica.


Consiglio UGEIUGEI17 Giugno 2020
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di Luca Spizzichino

 

A seguito della morte dell’afroamericano George Floyd, sono esplose diverse manifestazioni nelle metropoli americane. Una mobilitazione di massa spinta dal malcontento generato dalla pandemia, e dalla necessità di riformare le forze dell’ordine, spesso protagoniste di atti brutali. Il più delle volte, oggetto di questi gesti violenti sono proprio le minoranze, la comunità afroamericana in primis. Ma queste proteste, diffuse su larga scala, sono sintomo di una società, quella a stelle e strisce, che sta cambiando in maniera repentina. Di quanto sta accadendo negli Stati Uniti ne abbiamo parlato con Pierardo Davini, giornalista del TG 3 e corrispondente da Roma dello US-Italy Global Affairs Forum, think tank specializzato in questioni americane e italiane.


Consiglio UGEIUGEI15 Giugno 2020
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di David Zebuloni

 

La storia di Magdi Allam è la storia di una civiltà che muta nel tempo. Nato al Cairo negli anni ’50, Magdi diventa testimone di un Egitto sempre più radicale e sempre meno liberale. Trova dunque in Italia una seconda patria, un luogo in cui riscattare le proprie sorti, un terreno fertile sul quale ricostruire la propria vita. Con la conversione al Cattolicesimo, Magdi Allam diventa Magdi Cristiano Allam e la sua battaglia all’Islam più radicale diventa una missione di vita. Giornalista, scrittore e politico, Magdi ha spesso fatto parlare di sé, diventando per molti un simbolo di speranza e per altri un simbolo di intolleranza. Controverso e discusso, osannato e acclamato, Magdi Cristiano Allam racchiude in sé due mondi che sembrano essere incompatibili. Ricorda la sua Egitto perduta con nostalgia, ma si definisce italiano al cento per cento. A proposito di Israele afferma che essa rappresenta per lui la sacralità della vita, il valore fondante della nostra umanità. Poi aggiunge che lui è e sarà sempre un combattente per il diritto di Israele ad esistere. Quando gli domando invece a chi vorrebbe passare il testimone, Magdi risponde: “Io ho 68 anni e mi considero un giovanotto, voglio continuare la mia missione”.


Consiglio UGEIUGEI3 Giugno 2020
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di Revital Rachmani

 

Crescere in una Comunità con una storia così importante alle sue spalle, mi ha reso la persona che sono oggi: l’educazione e l’indipendenza necessarie per vivere le ho attinte da essa. Senza questa Comunità infatti, la Comunità ebraica italiana, probabilmente non sarei qui oggi a raccontare con tanto fervore e tanta emozione di quegli amici che sono per me anche una famiglia.

Mi auguro sempre che le prossime generazioni appartenenti alla nostra Comunità, possano ricevere lo stesso supporto e la stessa formazione che la mia generazione e quelle passate hanno avuto la fortuna di ricevere. Il loro futuro, tuttavia, oggigiorno è in crisi a causa della pandemia mondiale che stiamo vivendo. L’Italia infatti è stata una dei paesi più colpiti dal covid-19, che ha portato alla morte di alcuni membri fondamentali delle nostre comunità: amici, conoscenti e familiari.