UGEI opportunity

Consiglio UGEIUGEI18 Febbraio 2020
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HaTikwa, di David Fiorentini

È stato nel contesto del grande evento internazionale a Roma, il JIR, che l’UGEI è entrata in contatto con il Lussemburgo. Una realtà piccola, caratterizzata dal pendolarismo dei giovani verso le grandi città come Parigi e Bruxelles, che però ha grande consapevolezza della necessità di mantenere viva la vita ebraica nazionale. Per questo, il Presidente Nathan Moyse ha colto l’occasione del Jewish International R(h)ome per invitarci al prossimo weekend targato UJGIL, lo Shabbaton Internazionale del Lussemburgo.

Tenutosi lo scorso fine settimana, dal 14 al 16 Febbraio, grazie al costante rapporto tra il Consiglio UGEI e il Board UJGIL, è stato possibile organizzare una grande delegazione da ben 18 italiani provenienti da varie comunità del Paese. Non solo Milano e Roma; hanno preso parte ragazzi da Siena, da Savona e persino studenti israeliani residenti in Italia. Questo enorme sforzo logistico ha reso l’Italia la nazione straniera più rappresentata all’evento, un vero successo.

Partiti all’alba di venerdì, abbiamo raggiunto il Granducato in mattinata così da permetterci di cominciare a sbirciare le stupende vie del centro storico prima della cena di Shabbat, per la quale, la Comunità Ebraica di Lussemburgo ci ha ospitato presso la moderna Sinagoga Centrale. Il giorno successivo si è aperto con la suggestiva lettura dei Dieci Comandamenti in tipico minhag locale per poi dopo pranzo riunirci per un workshop sull’antisemitismo. L’attività, diretta da Dalia Grinfeld, era un’anteprima del corso che la Anti Defamation League offre a giovani studenti ebrei affinché questi abbiano gli strumenti per combattere l’antisemitismo, l’antisionismo e la discriminazione di Israele. Dopodichè, nel pomeriggio i padroni di casa ci hanno guidato per la tortuosa capitale del Granducato. I monumenti più recenti sono fortemente legati alle vicende dei due conflitti mondiali, in cui in Lussemburgo si è trovato entrambe le volte in balia dell’espansionismo tedesco. L’antica sinagoga, ispirata a quella di Firenze e situata in pieno centro storico, infatti fu distrutta nel 1943 ed è commemorata da un’imponente targa posta sull’edificio che oggi occupa quel suolo.

Finito il tour, la sera ci siamo immersi nella parte bassa della città: il Grund, quartiere famoso per la vita notturna, in cui l’UJGIL ha organizzato una memorabile festa per l’ottantina di partecipanti che sono giunti da tutta Europa.

Il weekend è stato anche un’ottima occasione di networking con altre organizzazioni ebraiche, come il JoH, l’unione dei giovani ebrei d’Austria e l’EUJS, l’unione degli studenti ebrei d’Europa. Per motzae shabbat si è tenuta una riunione tra i rappresentati del consiglio UGEI, il sottoscritto e il Tesoriere Daphne Zelnick, e dell’EUJS, il consigliere Alessia Gabbianelli e il Union Outreach Officer Samy Schrott. Abbiamo parlato dell’importanza di questi viaggi internazionali e di come possono migliorare la vita ebraica europea. Creando le connessioni giuste tra le varie union nazionali, si può ampliare l’offerta ai giovani ebrei sia in termini di quantità di eventi, ma anche di qualità, varietà e soprattutto ad un prezzo accessibile. Momenti aggregativi, come il prossimo evento UGEI di Lag Baomer oppure il Campeggio Invernale, hanno il potenziale di collegare un’enormità di giovani, che, anche se provenienti da diversi Paesi, con diversi background e minhagim, sono tutti accomunati dallo stesso ideale, che parafrasando il motto del Lussemburgo “Mir wölle bleiwe wat mir sin”, è  “rimanere ciò che siamo”, ovvero mantenere le proprie tradizioni e rimanere figli di Israele.


Consiglio UGEIUGEI7 Febbraio 2020
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HaTikwa, di Luca Spizzichino 

Nella serata di mercoledì, presso l’Istituto Tevere, è stato organizzato dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia, insieme con lo stesso Istituto Tevere, l’associazione Religions For Peace Italia e Scholas Occurrentes, l’incontro “Dalla Memoria alla Società Interreligiosa”.

Presenti all’incontro, il direttore dell’Istituto Tevere, Mustafa Cenap Aydin, Sandro Di Castro, ex Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Responsabile della Sinagoga “Tempio dei Giovani” e neo Presidente della sezione romana del Bene Berith, Don Giuliano Savina, direttore dell’UNEDI, Luigi De Salvia, Presidente Religions for Peace Italia e in collegamento dall’Albania la Professoressa Milena Santerini, Coordinatrice Nazionale per la lotta contro l’antisemitismo.

Attraverso un breve videomessaggio la Coordinatrice Nazionale per la lotta contro l’antisemitismo ha spiegato come la Shoah “ci lascia non soltanto l’impegno affinché ciò che è successo non riaccada mai più, ma che noi da uomini e da donne, da fratelli e da sorelle dobbiamo essere uniti affinché questa Memoria significhi qualcosa di diverso”.

Il direttore dell’ANEDI ha sottolineato l’importanza del dialogo, attraverso un lungo processo partito dal Concilio Vaticano Secondo, che è arrivato alla nomina dell’attuale Papa, considerato da Don Giuliano Savina “non frutto del caso”. Ha spiegato inoltre come sia importantissimo il tema del dialogo per la Chiesa, perché proprio attraverso il dialogo “riconosce la gioia sua nell’essere nella Storia e nel mondo”.

L’intervento di Di Castro si è incentrato soprattutto sulla Memoria, ha raccontato un piccolo aneddoto, quello del suo incontro con Elie Wiesel, sopravvissuto alla Shoah, al quale domando quale fosse il modo migliore per ricordare quanto accaduto nel “Buco Nero della civiltà europea”, ovvero la Shoah, definita in questo modo dal dottor Di Castro. Secondo Wiesel, spiega Sandro Di Castro, il modo migliore è quello di ricordare la Shoah come noi ogni anno ricordiamo l’uscita dall’Egitto durante le prime due sere di Pesach, la Pasqua Ebraica. In questo modo spiega, “il ricordo genera una riflessione e un’innovazione del pensiero, e attraverso la memoria del passato, ci porta a generare dei pensieri che devono essere attualizzati alla realtà”.

Dopo una serie di altri piccoli interventi tra cui quella del Direttore dell’Istituto Tevere, del Consigliere UGEI Bruno Sabatello, e di altre persone del pubblico, l’incontro si è concluso con un piccolo rinfresco.


Consiglio UGEIUGEI1 Gennaio 2020
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Il significato della parola HaTikwa in ebraico, è la speranza. Proprio come l’inno d’Israele, anche la nostra testata sceglie di distinguersi per la sua costante ricerca di luce. Scopriamo dunque che la ricerca di per sé diventa sintomo di speranza: inseguire un futuro migliore significa infatti accettare che il proprio presente non lo sia abbastanza. La ricerca di luce tuttavia dovrebbe trovare coniugazione al presente, non proiettarsi in un futuro ideale privo di odio e di indifferenza, ma occuparsi piuttosto dell’epoca storica che stiamo vivendo.

Nella storia del popolo ebraico e dell’umanità intera, i giovani hanno sempre avuto il compito di sognare, di vedere il bene lì dove il male sembrava assoluto. Questo continua ad essere il ruolo di noi giovani nella complessa realtà che ci circonda. Anche oggi. Un ruolo che comporta una grande responsabilità; quella di non perdere la fiducia nel bene, di non smettere di credere nell’unione che fa la forza, di non vedere nel dialogo una minaccia bensì un’opportunità.

Questa è la missione di HaTikwa, questa è la missione di noi redattori e di voi lettori: lasciare da parte l’ostilità, le diversità, il cinismo, per dar spazio alla tolleranza, alla comprensione, all’empatia. In una parola: alla speranza. La nostra missione comune è quella di guardare il presente con lo stesso ottimismo con il quale guardiamo il futuro, di guardare il prossimo con la stessa fiducia con la quale guardiamo noi stessi. Riconoscere quei rari punti di luce nel buio della quotidianità.

 

David Zebuloni, direttore HaTikwa

Luca Clementi, caporedattore HaTikwa

Luca Spizzichino, caporedattore HaTikwa

Nathan Greppi, caporedattore HaTikwa


Consiglio UGEIUGEI31 Dicembre 2019
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HaTikwa – L’obiettivo era semplice, ma ambizioso: riportare al centro la voce dei giovani ebrei italiani. Una voce tanto fondamentale oggi, tanto unica nel tam-tam comunitario. Abbiamo provato a rendere HaTikwa uno strumento in grado di edificare quei ponti che ci uniscono al passato, al presente e al futuro. Il nostro futuro. Abbiamo provato ad abbattere i pregiudizi, che troppo spesso hanno inquinato la nostra immagine vista dall’esterno.

Abbiamo cercato un contatto con le realtà, ebraiche e non, attraverso articoli di attualità, servizi e video-interviste, iniziative e molto altro. Un ruolo centrale, come promesso, è stato dedicato a Israele. La nostra Israele. Tanti i temi trattati: società, religione, storia, arte, cinema, cucina, politica estera ed interna, nazionale e comunitaria, analisi di ogni tipo e diverse riflessioni.

145 articoli che hanno raccontato chi sono i giovani ebrei d’Italia, quali sono i loro interessi, quali sono i loro valori. 145 volti, sfumature, aspetti di un ebraismo che non smette mai di sorprendere per la sua rilevanza ed attualità. 145 pezzi di vita, pezzi di storia. La nostra storia.

Tra gli highlights di questa stagione conclusa, le interviste a Rav Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma, e Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano. L’intervista doppia agli esperti di politica e storia Francesco Giubilei e Elia Rosati. La rubrica della Parashà della settimana, la rubrica di fumetti ed ebraismo, la rubrica dei ragazzi di Taglit, la rubrica di attualità, la rubrica dedicata alla Memoria. La video-intervista all’On. Emanuele Fiano. L’intervista alla scrittrice Elena Lowenthal, al rappresentante israeliano all’Eurovision Song Contest Kobi Marimi, all’influencer ottantenne Madame Falafel, al giornalista autistico Ori Itzhaki, alla prima dottoressa con una paralisi celebrale Hodaya Oliel, all’eroe di guerra Avigdor Kehalani.

Le intenzioni sono state pure e sincere, l’impegno grande e continuo. Un ringraziamento ai nostri instancabili collaboratori, che hanno reso possibile tutto questo. E un ringraziamento a voi, cari lettori, per il sostegno e l’interesse. Per aver condiviso con noi una strada, un sentiero. Per esservi battuti con noi in nome di quei valori che da sempre ci guidano. Per aver creduto, anche solo per un attimo, che i giovani sono davvero l’unica speranza per un futuro migliore.

 

Ruben Spizzichino, vicedirettore e Responsabile Comunicazione HaTikwa

David Zebuloni, vicedirettore HaTikwa

David Moresco, direttore HaTikwa 

 


Consiglio UGEIUGEI18 Dicembre 2019
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HaTikwa (D. Fiorentini)Erano ben 70 i giovani ebrei che da tutta Italia si sono riuniti a Firenze lo scorso weekend per dar vita al tradizionale Congresso UGEI. Un chiaro segnale di quanto l’Unione Giovani Ebrei d’Italia sia ancora viva e influenzi le vite di tantissimi ragazzi e ragazze di tutto il Paese. Un successo visto soprattutto il numero di comunità rappresentate: oltre la comunità ospitante, hanno avuto voce Roma, Milano, Torino, Genova, Trieste, Bologna. 

Molte parole sono state già spese sui temi trattati, dal culto, ai rapporti con l’UCEI, con Israele e con le altre unioni giovanili ebraiche europee; per questo volevo presentare il punto di vista di chi è stato dietro le quinte, ovvero di consigliere e di organizzatore dell’evento. 

Dopo un anno intenso di lavoro, è stato molto stimolante tirare le somme alla presenza di tante altre persone: valutare gli eventi, proporre nuove idee ed eventualmente ammettere qualche passo falso. Quello su cui tutti si sono trovati d’accordo è stata la necessità di coinvolgere maggiormente le persone dalle grandi comunità, Roma e Milano, che spesso sono rimaste chiuse nelle loro realtà quasi “autosufficienti”, al contrario delle medie e delle piccole da cui abbiamo registrato una grande affluenza. Inoltre è stato di fondamentale importanza riportare l’UGEI sulla mappa europea; grazie al successo del JIR (Jewish-International-R(h)ome), ci siamo fatti vedere da tutte le nazioni europee come un partner serio con cui poter porre le basi per altri eventi internazionali in futuro. 

Tra i punti di cui vado più fiero è stata, come già anticipato, la partecipazione delle piccole comunità, ma non solo. Quest’anno l’UGEI è stata in grado di attirare giovani studenti israeliani in Italia, accogliendoli calorosamente a MiMaBaomer e al JIR. Un ambito su cui anche il Consiglio 2020 si è impegnato a operare, sia per migliorare l’esperienza in Italia degli studenti israeliani, ma anche per far conoscere agli ebrei italiani la realtà israeliana e per organizzare eventi di più grande portata. 

Al Congresso inoltre si sono discussi alcuni punti di debolezza del Consiglio 2019, forse poco rappresentativo di tutto il territorio nazionale vista l’alta quota di romani. Però la difficoltà maggiore incontrata dal Consiglio uscente è stato l’improvviso taglio del budget che annualmente l’UCEI versa all’UGEI. Su questo ci sarà molto da lavorare, in particolare per ricucire i rapporti tra le due unioni, che durante l’anno si sono senza dubbio deteriorati. A prova di ciò, anche la decisione di svolgere gli Stati Generali UCEI proprio in concomitanza del Congresso UGEI non permettendo la partecipazione di nessun consigliere o referente. 

Alla luce di quanto successo durante l’anno che sta volgendo ormai al termine, trovo che l’UGEI abbia ancora un grande potenziale inespresso sia su un piano locale che a livello internazionale. Per questo motivo ho scelto di candidarmi: per dare continuità a quanto di buono è stato fatto, ma con forze fresche che possano dare un nuovo apporto alla nostra Unione. In conclusione, faccio i miei più sinceri auguri al nuovo Consiglio, di cui ho l’onore nuovamente di far parte, affinché possa riportare lustro e rilevanza europea all’UGEI.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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