Iniziative

Consiglio UGEIUGEI4 Maggio 2020
WhatsApp-Image-2020-05-03-at-21.10.51.jpeg

1min732

HaTikwa, di Nathan Greppi

 

Da anni l’Italia lo conosce per il programma La Zanzara che conduce con Giuseppe Cruciani su Radio 24, o per le sue numerose apparizioni sulle maggiori emittenti televisive nazionali. Ma pochi sanno che David Parenzo, giornalista padovano classe 1976, da ragazzo non solo era un membro attivo dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, ma ha anche iniziato la sua carriera giornalistica scrivendo su questo stesso giornale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000.


Consiglio UGEIUGEI23 Marzo 2020
WhatsApp-Image-2020-03-23-at-12.46.22.jpeg

3min614

HaTikwa, di Benedetta Spizzichino

Il bel paese sta affrontando giorni molto duri a causa della crescente diffusione del coronavirus, avvenuta prima in Lombardia e poi – progressivamente – nelle altre regioni d’Italia. Gli italiani tentano di rispondere nelle maniere più disparate: c’è chi canta dai balconi, chi reinventa la didattica seguendo lezioni online, chi riarrangia il proprio lavoro facendo smart working, e chi lancia iniziative e challenges sui social.

È proprio grazie ai social che, in un momento storico pieno di incertezza, la vita si riorganizza, seppur con cadenze e abitudini alterate: ci si laurea in videoconferenza, si fanno aperitivi su Skype, ci si allena con YouTube. Ma, soprattutto, le notizie viaggiano sempre più rapidamente. Le piattaforme con maggiore affluenza abbondano di testimonianze scritte e visive di medici e operatori sanitari che, con i segni delle mascherine sotto il viso, le occhiaie di giornate senza sosta e il coraggio da vendere, ci chiedono costantemente di restare a casa.

Nel frattempo aumentano gli ammalati e i decessi, scarseggiano i posti letto in terapia intensiva, per non parlare della strumentazione medica. I morti al 22 marzo erano 4.825, facendo dell’Italia il primo paese al mondo per numero di morti a causa del virus.

Ma è in questo clima di ansia e panico diffusi che nel mondo ebraico si alza una piccola-grande voce, giovane e volenterosa: Jewlead, una commissione di giovani ebrei che cerca innanzitutto di dare un contributo alla collettività, ma che tiene aperti gli occhi sul mondo. È ad opera di questi ragazzi l’iniziativa GOAL-19, una raccolta fondi aperta il 19 marzo, proprio quando l’Italia ha raggiunto il triste primato di nazione con più morti da coronavirus.

GOAL-19 ha come obiettivo raccogliere 19.000 euro, da devolvere interamente all’acquisto di apparecchiature cliniche e strumentazioni per gli operatori sanitari per l’Ospedale Spallanzani di Roma, che al momento è il maggior centro di ricerca per il trattamento del virus in Italia. L’iniziativa, da subito ben accolta, ha riscosso i suoi primi 1.000 euro nel giro di mezz’ora, e non intende arrestarsi. Ma grandi obiettivi richiedono grandi adesioni. Jewlead ci invita tutti a donare, anche cifre piccole ma fondamentali, in una battaglia che quest’anno ha coinvolto tutti noi: il Covid-19.

L’ebraismo italiano è un ebraismo presente, che vuole esserci per le sue comunità e per il suo paese, e l’iniziativa di Jewlead ne è l’espressione più giovane e impegnata.

Per donare, cliccare su questo link: https://www.gofundme.com/f/GOAL-19


Consiglio UGEIUGEI1 Marzo 2020
jarach-1280x1095.jpeg

5min383

HaTikwa, di Nathan Greppi

Andrea Jarach, imprenditore milanese classe 1956, dal 2015 al febbraio 2020 è stato presidente della divisione italiana del Keren Hayesod, la più importante organizzazione ebraica a livello mondiale. Ha gentilmente concesso ad HaTikwa un’intervista sul suo lascito e sul futuro dell’organizzazione.

Cosa ha significato dirigere il Keren Hayesod per 5 anni?

Un grande onore, perché si tratta della più importante organizzazione ebraica del mondo. Una enorme responsabilità perché la serietà e l’affidabilità verso i donatori devono essere totali. Non puoi permettere che nulla dell’organizzazione possa instillare mancanza di fiducia in chi ti affida donazioni, ma soprattutto in chi ti affida le sue ultime volontà. Infatti le entrate per lasciti ereditari sono sempre in crescita, poiché tante persone (soprattutto ebrei ovviamente) desiderano lasciare qualcosa a Israele.

Quali sono state le sfide più impegnative?

In questi anni le sfide sono derivate dall’evoluzione demografica dei potenziali donatori: i giovani ebrei vivono l’incertezza di tutta la società, ma soprattutto non sanno neanche immaginare un mondo senza Israele, anche perché vedono un Israele forte. La molla morale che sentiamo noi più anziani del dovere di aiutare la società di Israele è meno forte. L’idealismo ha lasciato Il posto al pragmatismo. I nostri grandi donatori, quelli che un tempo facevano ogni anno donazioni davvero significative, si sono ridotti anche perché le famiglie più benestanti ormai sono meno attaccate all’ideale sionista.

Ma abbiamo saputo resistere a queste sfide e siamo riusciti a raggiungere un buon livello di raccolta che ci consente di sostenere molti progetti in Israele per assorbire le aliot, per aiutare la parte più debole della società, per la formazione dei giovani, per la protezione delle comunità a rischio tramite la Agenzia Ebraica, prima destinataria della raccolta.

La sfida che penso sia stata più impegnativa, e che ha preso più tempo, è stata quella di adeguare il Keren Hayesod alle complicate leggi italiane sul non profit. Questo per poter agire nel pieno rispetto delle leggi in un campo delicatissimo che, offrendo vantaggi fiscali ai donatori, chiede in cambio massima trasparenza; e ci siamo riusciti. Ma sono stati anni di duro lavoro e grandi cambiamenti della struttura. Una cosa che dall’esterno non si può vedere, ma che consentirà raccolte di donazioni anche da aziende e grandi vantaggi sul modello anglosassone per i donatori privati.

Qual è stato il progetto che ritieni più importante?

Di quelli da me seguiti personalmente il progetto [email protected]. Lo abbiamo esportato da Israele, primo esperimento pilota per estendere al mondo un metodo fantastico di educazione digitale che prepara alla vita e non solo alla professione. Siamo ancora in fase di sviluppo, ma in 2 anni scolastici i risultati sono stati grandi. Per me il tempo passato con i giovani volontari istruttori venuti dalle varie periferie di Israele (da Eilat a Kiriat Shimona) è stato un arricchimento umano straordinario, e i risultati con i ragazzi e i bambini prima a Milano e adesso anche a Torino sono emozionanti. Per saperne di più consiglio di visitare il sito www.educazionedigitale.org

Quali saranno gli obiettivi della nuova dirigenza?

Ovviamente siamo tutti focalizzati sulla raccolta di fondi per Israele, che da 100 anni è la missione del Keren Hayesod. Sappiamo di aver aiutato 3,500,000 olim a trovare la loro nuova patria. Per il resto la nuova presidente è Francesca Modiano, una persona dedicata e appassionata. Essendo la prima donna presidente nazionale saprà imprimere un nuovo passo anche al Keren Hayesod.


Consiglio UGEIUGEI26 Febbraio 2020
CIOLLI.jpg

4min534

HaTikwa, di Giulia Ciolli

Dal 16 al 20 Febbraio ho partecipato all’EU Activism Seminar, un seminario organizzato a Bruxelles dall’EUJS (European Union of Jewish Students). Per chi non sapesse cosa sia, L’EUJS è l’Unione Europea degli Studenti Ebrei, alla quale aderiscono le giovanili ebraiche di 36 paesi europei, compresa l’italiana UGEI. Da qualche anno organizzano seminari, e quest’anno vi ho partecipato come rappresentante dall’Italia ma allo stesso tempo come consigliera UGEI.

L’obiettivo di questi seminari è arricchire la propria conoscenza e informarsi sulle modalità di lavoro delle istituzioni europee con lezioni di “Advocacy”. Nei primi due giorni si sono svolti incontri sul tema con Griffin Terry, oltre a una lezione sulla campagna #neveragainrightnow, organizzata dall’EUJS e riguardante le persecuzioni degli uiguri, una minoranza etnica che in Cina viene internata nei campi di concentramento. Inoltre, abbiamo anche incontrato Jelena Jovanovic, coordinatrice dell’ARDI (Anti-Racism and Diversity Intergroup).

I primi due giorni il seminario si è tenuto al B’nai B’rith di Bruxelles, mentre il terzo giorno siamo stati al Parlamento Europeo. È stato veramente qualcosa fuori dal normale, dove abbiamo potuto incontrare Terry Reintke, parlamentare europea dei Verdi, femminista, e in aggiunta anche una donna davvero forte. Altre donne forti che ho incontrato erano Katherina Von Schnurbein, coordinatrice della Commissione Europea contro l’Antisemitismo, e Nicola Beer, vicepresidente del Parlamento Europeo e presidente del gruppo di lavoro contro l’antisemitismo.  Abbiamo incontrato anche Lopez Isturiz White, presidente della delegazione per i rapporti con Israele, Juan Fernando Lopez Aguilar, vicepresidente del gruppo di lavoro contro l’antisemitismo, ma soprattutto Carles Puigdemont, presidente Della Catalogna in auto-esilio.

C’è stato un meeting dopo l’altro, e dovevamo correre tra il parlamento, la commissione e il consiglio europeo. Ma grazie a questo seminario, è come se mi si fosse aperta una finestra sul mondo: ho una visione diversa adesso. Mi ha davvero impressionato ciò che ognuno di loro ha detto. Siamo stati ospiti del HIAS, un’associazione ebraica americana no profit che provvede a dare aiuto e sostegno ai rifugiati, dove abbiamo fatto un seder di Pesach collegato a questo tema. Il giorno dopo, tra un incontro e l’altro, siamo stati ospiti dell’AJC (American Jewish Committee), e abbiamo incontrato Walid Abu Haya, vicepresidente della Israeli Mission to the EU and Nato, e il direttore dell’AJC Daniel Schwammenthal.

L’ultima sera siamo stati ospiti della Moishe House di Bruxelles, dove abbiamo potuto incontrare Sergey Lagodinsky, vicepresidente del gruppo contro l’antisemitismo. Il mio compito, tornata dal seminario, non è quello di tenere per me questa esperienza e ciò che imparato, bensì diffonderlo nelle comunità, tra i giovani e nella stessa UGEI. Siamo la nuova generazione, e abbiamo il potere di cambiare qualsiasi cosa solo se lo vogliamo: antisemitismo, razzismo, xenofobia e altre forme di discriminazione non possono restare in silenzio. Ora più che mai tocca a noi alzarci e parlare.


Consiglio UGEIUGEI18 Febbraio 2020
WhatsApp-Image-2020-02-18-at-18.44.41-1280x960.jpeg

5min952

HaTikwa, di David Fiorentini

È stato nel contesto del grande evento internazionale a Roma, il JIR, che l’UGEI è entrata in contatto con il Lussemburgo. Una realtà piccola, caratterizzata dal pendolarismo dei giovani verso le grandi città come Parigi e Bruxelles, che però ha grande consapevolezza della necessità di mantenere viva la vita ebraica nazionale. Per questo, il Presidente Nathan Moyse ha colto l’occasione del Jewish International R(h)ome per invitarci al prossimo weekend targato UJGIL, lo Shabbaton Internazionale del Lussemburgo.

Tenutosi lo scorso fine settimana, dal 14 al 16 Febbraio, grazie al costante rapporto tra il Consiglio UGEI e il Board UJGIL, è stato possibile organizzare una grande delegazione da ben 18 italiani provenienti da varie comunità del Paese. Non solo Milano e Roma; hanno preso parte ragazzi da Siena, da Savona e persino studenti israeliani residenti in Italia. Questo enorme sforzo logistico ha reso l’Italia la nazione straniera più rappresentata all’evento, un vero successo.

Partiti all’alba di venerdì, abbiamo raggiunto il Granducato in mattinata così da permetterci di cominciare a sbirciare le stupende vie del centro storico prima della cena di Shabbat, per la quale, la Comunità Ebraica di Lussemburgo ci ha ospitato presso la moderna Sinagoga Centrale. Il giorno successivo si è aperto con la suggestiva lettura dei Dieci Comandamenti in tipico minhag locale per poi dopo pranzo riunirci per un workshop sull’antisemitismo. L’attività, diretta da Dalia Grinfeld, era un’anteprima del corso che la Anti Defamation League offre a giovani studenti ebrei affinché questi abbiano gli strumenti per combattere l’antisemitismo, l’antisionismo e la discriminazione di Israele. Dopodichè, nel pomeriggio i padroni di casa ci hanno guidato per la tortuosa capitale del Granducato. I monumenti più recenti sono fortemente legati alle vicende dei due conflitti mondiali, in cui in Lussemburgo si è trovato entrambe le volte in balia dell’espansionismo tedesco. L’antica sinagoga, ispirata a quella di Firenze e situata in pieno centro storico, infatti fu distrutta nel 1943 ed è commemorata da un’imponente targa posta sull’edificio che oggi occupa quel suolo.

Finito il tour, la sera ci siamo immersi nella parte bassa della città: il Grund, quartiere famoso per la vita notturna, in cui l’UJGIL ha organizzato una memorabile festa per l’ottantina di partecipanti che sono giunti da tutta Europa.

Il weekend è stato anche un’ottima occasione di networking con altre organizzazioni ebraiche, come il JoH, l’unione dei giovani ebrei d’Austria e l’EUJS, l’unione degli studenti ebrei d’Europa. Per motzae shabbat si è tenuta una riunione tra i rappresentati del consiglio UGEI, il sottoscritto e il Tesoriere Daphne Zelnick, e dell’EUJS, il consigliere Alessia Gabbianelli e il Union Outreach Officer Samy Schrott. Abbiamo parlato dell’importanza di questi viaggi internazionali e di come possono migliorare la vita ebraica europea. Creando le connessioni giuste tra le varie union nazionali, si può ampliare l’offerta ai giovani ebrei sia in termini di quantità di eventi, ma anche di qualità, varietà e soprattutto ad un prezzo accessibile. Momenti aggregativi, come il prossimo evento UGEI di Lag Baomer oppure il Campeggio Invernale, hanno il potenziale di collegare un’enormità di giovani, che, anche se provenienti da diversi Paesi, con diversi background e minhagim, sono tutti accomunati dallo stesso ideale, che parafrasando il motto del Lussemburgo “Mir wölle bleiwe wat mir sin”, è  “rimanere ciò che siamo”, ovvero mantenere le proprie tradizioni e rimanere figli di Israele.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci