Iniziative

Consiglio UGEIUGEI31 Maggio 2020
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Nei secoli si è spesso alluso al fatto che gli ebrei comandino il mondo. I più maliziosi contano ancora oggi i premi Nobel uno ad uno, scoprendo una sproporzione tra i vincitori ebrei e tutti gli altri. Anche la consegna dei premi Oscar, che da sempre vengono identificati con la lobby ebraica hollywoodiana, più di una volta ha fatto storcere il naso a chi crede nella razza e non nel talento. L’influenza ebraica ed israeliana nel campo dell’Hi-Tech e della medicina è ormai nota a tutti, a tal punto da rappresentare per molti una minaccia. E non un’opportunità.

Sfatiamo dunque un mito: gli ebrei non comandano il mondo. Mai l’hanno fatto. Non rientra proprio nella loro to do list quotidiana. Gli ebrei tuttavia hanno saputo nel tempo aggiungere colore e sapore al mondo e all’umanità, regalando ad essa alcuni personaggi che hanno segnato irreversibilmente il corso della storia. Personaggi brillanti e coraggiosi che con la loro creatività hanno saputo rendere questo mondo un posto migliore in cui vivere.

Di loro parleremo nel nostro nuovo podcast edito HaTikwa, inaugurato il primo di Giugno e pubblicato settimanalmente. Ogni puntata illustrerà un personaggio diverso sotto una luce singolare, intima e personale rispetto a chi racconta. Tra le figure da noi scelte vi saranno Liliana Segre, Albert Einstein, Sigmund Freud, Theodor Herzl, Steven Spielberg, Rita Levi Montalcini, Barbra Streisand, Woody Allen, Mark Zuckerberg, Elie Wiesel e molti altri ancora.

L’obiettivo è quello di dare alla nuova generazione ebraica italiana dei modelli positivi a cui ispirarsi. Raccontar loro di quegli eroi che senza mantello e senza armi, hanno saputo vincere tutte le loro battaglie. Eroi semplici, privi di poteri sovrumani, ma dotati di un’umanità straordinaria.

David Zebuloni, direttore di HaTikwa


Consiglio UGEIUGEI4 Maggio 2020
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di Nathan Greppi

 

Da anni l’Italia lo conosce per il programma La Zanzara che conduce con Giuseppe Cruciani su Radio 24, o per le sue numerose apparizioni sulle maggiori emittenti televisive nazionali. Ma pochi sanno che David Parenzo, giornalista padovano classe 1976, da ragazzo non solo era un membro attivo dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, ma ha anche iniziato la sua carriera giornalistica scrivendo su questo stesso giornale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000.


Consiglio UGEIUGEI23 Marzo 2020
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HaTikwa, di Benedetta Spizzichino

Il bel paese sta affrontando giorni molto duri a causa della crescente diffusione del coronavirus, avvenuta prima in Lombardia e poi – progressivamente – nelle altre regioni d’Italia. Gli italiani tentano di rispondere nelle maniere più disparate: c’è chi canta dai balconi, chi reinventa la didattica seguendo lezioni online, chi riarrangia il proprio lavoro facendo smart working, e chi lancia iniziative e challenges sui social.

È proprio grazie ai social che, in un momento storico pieno di incertezza, la vita si riorganizza, seppur con cadenze e abitudini alterate: ci si laurea in videoconferenza, si fanno aperitivi su Skype, ci si allena con YouTube. Ma, soprattutto, le notizie viaggiano sempre più rapidamente. Le piattaforme con maggiore affluenza abbondano di testimonianze scritte e visive di medici e operatori sanitari che, con i segni delle mascherine sotto il viso, le occhiaie di giornate senza sosta e il coraggio da vendere, ci chiedono costantemente di restare a casa.

Nel frattempo aumentano gli ammalati e i decessi, scarseggiano i posti letto in terapia intensiva, per non parlare della strumentazione medica. I morti al 22 marzo erano 4.825, facendo dell’Italia il primo paese al mondo per numero di morti a causa del virus.

Ma è in questo clima di ansia e panico diffusi che nel mondo ebraico si alza una piccola-grande voce, giovane e volenterosa: Jewlead, una commissione di giovani ebrei che cerca innanzitutto di dare un contributo alla collettività, ma che tiene aperti gli occhi sul mondo. È ad opera di questi ragazzi l’iniziativa GOAL-19, una raccolta fondi aperta il 19 marzo, proprio quando l’Italia ha raggiunto il triste primato di nazione con più morti da coronavirus.

GOAL-19 ha come obiettivo raccogliere 19.000 euro, da devolvere interamente all’acquisto di apparecchiature cliniche e strumentazioni per gli operatori sanitari per l’Ospedale Spallanzani di Roma, che al momento è il maggior centro di ricerca per il trattamento del virus in Italia. L’iniziativa, da subito ben accolta, ha riscosso i suoi primi 1.000 euro nel giro di mezz’ora, e non intende arrestarsi. Ma grandi obiettivi richiedono grandi adesioni. Jewlead ci invita tutti a donare, anche cifre piccole ma fondamentali, in una battaglia che quest’anno ha coinvolto tutti noi: il Covid-19.

L’ebraismo italiano è un ebraismo presente, che vuole esserci per le sue comunità e per il suo paese, e l’iniziativa di Jewlead ne è l’espressione più giovane e impegnata.

Per donare, cliccare su questo link: https://www.gofundme.com/f/GOAL-19


Consiglio UGEIUGEI1 Marzo 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Andrea Jarach, imprenditore milanese classe 1956, dal 2015 al febbraio 2020 è stato presidente della divisione italiana del Keren Hayesod, la più importante organizzazione ebraica a livello mondiale. Ha gentilmente concesso ad HaTikwa un’intervista sul suo lascito e sul futuro dell’organizzazione.

Cosa ha significato dirigere il Keren Hayesod per 5 anni?

Un grande onore, perché si tratta della più importante organizzazione ebraica del mondo. Una enorme responsabilità perché la serietà e l’affidabilità verso i donatori devono essere totali. Non puoi permettere che nulla dell’organizzazione possa instillare mancanza di fiducia in chi ti affida donazioni, ma soprattutto in chi ti affida le sue ultime volontà. Infatti le entrate per lasciti ereditari sono sempre in crescita, poiché tante persone (soprattutto ebrei ovviamente) desiderano lasciare qualcosa a Israele.

Quali sono state le sfide più impegnative?

In questi anni le sfide sono derivate dall’evoluzione demografica dei potenziali donatori: i giovani ebrei vivono l’incertezza di tutta la società, ma soprattutto non sanno neanche immaginare un mondo senza Israele, anche perché vedono un Israele forte. La molla morale che sentiamo noi più anziani del dovere di aiutare la società di Israele è meno forte. L’idealismo ha lasciato Il posto al pragmatismo. I nostri grandi donatori, quelli che un tempo facevano ogni anno donazioni davvero significative, si sono ridotti anche perché le famiglie più benestanti ormai sono meno attaccate all’ideale sionista.

Ma abbiamo saputo resistere a queste sfide e siamo riusciti a raggiungere un buon livello di raccolta che ci consente di sostenere molti progetti in Israele per assorbire le aliot, per aiutare la parte più debole della società, per la formazione dei giovani, per la protezione delle comunità a rischio tramite la Agenzia Ebraica, prima destinataria della raccolta.

La sfida che penso sia stata più impegnativa, e che ha preso più tempo, è stata quella di adeguare il Keren Hayesod alle complicate leggi italiane sul non profit. Questo per poter agire nel pieno rispetto delle leggi in un campo delicatissimo che, offrendo vantaggi fiscali ai donatori, chiede in cambio massima trasparenza; e ci siamo riusciti. Ma sono stati anni di duro lavoro e grandi cambiamenti della struttura. Una cosa che dall’esterno non si può vedere, ma che consentirà raccolte di donazioni anche da aziende e grandi vantaggi sul modello anglosassone per i donatori privati.

Qual è stato il progetto che ritieni più importante?

Di quelli da me seguiti personalmente il progetto [email protected]. Lo abbiamo esportato da Israele, primo esperimento pilota per estendere al mondo un metodo fantastico di educazione digitale che prepara alla vita e non solo alla professione. Siamo ancora in fase di sviluppo, ma in 2 anni scolastici i risultati sono stati grandi. Per me il tempo passato con i giovani volontari istruttori venuti dalle varie periferie di Israele (da Eilat a Kiriat Shimona) è stato un arricchimento umano straordinario, e i risultati con i ragazzi e i bambini prima a Milano e adesso anche a Torino sono emozionanti. Per saperne di più consiglio di visitare il sito www.educazionedigitale.org

Quali saranno gli obiettivi della nuova dirigenza?

Ovviamente siamo tutti focalizzati sulla raccolta di fondi per Israele, che da 100 anni è la missione del Keren Hayesod. Sappiamo di aver aiutato 3,500,000 olim a trovare la loro nuova patria. Per il resto la nuova presidente è Francesca Modiano, una persona dedicata e appassionata. Essendo la prima donna presidente nazionale saprà imprimere un nuovo passo anche al Keren Hayesod.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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