Iniziative

Consiglio UGEIConsiglio UGEI11 Settembre 2019
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HaTikwa (S. Winkler) – La Galleria degli Uffizi di Firenze ospita per la prima volta alcuni tra i più preziosi e importanti tessuti ebraici provenienti dalle collezioni di musei italiani e stranieri. La mostra dal titolo Tutti i colori dell’Italia ebraica, curata da Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchi, resterà aperta al pubblico fino al 27 ottobre 2019, presso l’Aula Magliabecchiana del prestigioso museo fiorentino, dove sono esposti più di 100 tra tessuti, argenti, abiti, manoscritti, disegni e dipinti. Tra questi, vi è anche un Aròn ha-qòdesh, proveniente dalla più antica sinagoga di Pisa e realizzato nella seconda metà del XVI secolo, ridipinto nel XIX secolo, ma restaurato e rimesso nella sua fattura originale appositamente per la mostra.

Nel percorso della mostra si possono cogliere, oltre all’aspetto artistico, anche la storia delle Comunità della Penisola, i contatti reciproci stabiliti e i rapporti con il resto del mondo, che hanno determinato un crocevia di scambi che si protrae fino ai giorni nostri.

Protagonisti della mostra sono i tessuti, che hanno un valore specifico all’interno della sinagoga sin dai tempi più antichi: tra questi vi è la paròkhet, la tenda che copre e chiude l’Aròn ha-qòdesh, in cui vengono conservati i Sefer Torah, ognuno di essi protetto dal Me’ìl e dalla Mappah. La maggior parte dei tessuti qui esposti proviene dalle sinagoghe che erano situate all’interno dei ghetti italiani, istituiti nel corso del XVI secolo in molte città della Penisola, partendo da Venezia e proseguendo con quello di Roma, rispettivamente costituiti nel 1516 e nel 1555.

Proprio a causa delle restrizioni in ambito lavorativo e della soppressione dei banchi ebraici voluta da Papa Innocenzo XI, gli ebrei si dedicarono maggiormente alla realizzazione di stoffe e tessuti per nobili e cardinali, importando tessuti anche da paesi  lontani, beneficiando del commercio marittimo con l’Oriente: tra questi si possono citare un tappeto annodato in Egitto, realizzato nel XVI, e una manifattura di Macao, realizzata inizialmente come copritavolo; entrambi sono stati trasformati in paròkhet. Importante è ricordare che nel mondo dell’Antico Regime era ancora raro produrre manufatti nuovi, mentre era comune restaurare e riportare a nuova forma oggetti già prodotti.

La realizzazione dei manufatti era ad opera delle donne ebree che abitavano nei serragli (come venivano chiamati i ghetti) e lavoravano tutto il giorno alla finestra, cercando di sfruttare ogni raggio di sole che riusciva a penetrare tra gli stretti vicoli dei ghetti. Le ricamatrici ebree erano ricercate anche al di fuori delle mura dei ghetti, perché erano capaci di nascondere lo stacco tra due tessuti realizzando punti molto piccoli. La loro clientela era quindi estremamente variegata, ma lavoravano anche per i membri della loro famiglia: le spose indossavano abiti colorati che poi trasformavano in paròkhet da donare alla Scola d’appartenenza, impreziosite dagli stemmi di famiglia, definiti parlanti perché rappresentano visivamente il cognome (due esempi possono essere il barattolo di miele con le api per la famiglia Mieli e il leone dormiente per la famiglia Sonnino); le giovani promesse spose regalavano al futuro marito un Talled ricamato.

I tessuti in mostra non provengono soltanto dalle sinagoghe e dai musei ebraici italiani, ma nel percorso è possibile ammirare alcuni frammenti ricamati provenienti dal Museum of Fine Arts di Cleveland, rappresentanti scene tratte dall’Haggadàh, due paròkhet dal Jewish Museum di New York e una dal Victoria and Albert Museum di Londra.

Accanto a questi paramenti, vi sono esposti alcuni dipinti che rappresentano appieno il valore dato agli abiti e alle decorazioni preziose alla moda nel corso dei secoli: tra questi c’è il dipinto La festa di Simchàt Toràh nella sinagoga di Livorno realizzato dal pittore ebreo inglese Solomon Hart, ambientato proprio nella città toscana, una tra le poche della Penisola a non aver istituito un serraglio. Gli ebrei livornesi erano principalmente mercanti e potevano commerciare con tutto il Mediterraneo: riferendosi al dipinto, si notano i ricchi abiti del Rabbino e dei fedeli e i paramenti con cui la Sinagoga di Livorno fu decorata per la celebrazione.

La mostra tratta anche dell’emancipazione degli ebrei dopo l’apertura delle porte dei ghetti, concludendo il percorso con la moda del prêt-à-porter, che si sviluppa nel corso del XX secolo, anche grazie all’apporto dato dai cittadini italiani di religione ebraica.

Chiude il percorso di questa interessante mostra, vi è un lungo fregio realizzato da Lele Luzzati con le raffigurazioni delle scene della Commedia dell’Arte Italiana, realizzato per il transatlantico americano Oceanic.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 Agosto 2019
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HaTikwa (N. Greppi) – Una settimana intensa e piena di emozioni quella della Summer U, l’evento estivo organizzato ogni anno dall’EUJS (European Union of Jewish Students), che quest’anno si è tenuto a Mollina, in Spagna. L’evento, tenutosi dal 12 al 19 agosto, ha visto la partecipazione di circa 300 giovani ebrei dai 18 ai 30 anni provenienti da più di 30 paesi.

Durante la settimana si sono svolte attività di ogni genere: dibattiti politici, attività sportive, party, e la notte si organizzava una discoteca all’aperto, che a seconda dei giorni era dedicata a un certo paese. Mentre giovedì 15 sono state organizzate due gite di cui ciascuno poteva sceglierne solo una: la prima a Cordoba per approfondire la storia degli ebrei in Andalusia, e l’altra a Marbella per chi preferisse andare al mare.

La prima sera si è organizzato un barbeque di benvenuto per tutti i partecipanti. Nei giorni successivi invece si sono succeduti dibattiti sugli argomenti più svariati, ai quali i partecipanti si potevano accreditare attraverso una app creata appositamente per l’evento: dalla geopolitica internazionale alla sessualità nella Torah, dall’antisemitismo in Europa all’innovazione in Israele. Un evento molto interessante, ad esempio, è stato il dialogo tra un rabbino ortodosso e uno riformato, che sebbene i due non condividessero molto le idee dell’altro si è svolto con toni pacifici e serietà, qualcosa a cui siamo sempre meno abituati.

Una grossa importanza hanno avuto le elezioni del nuovo consiglio EUJS, che si svolgono ogni due anni e che hanno visto arrivare al terzo posto tra i candidati un’italiana, la 25enne romana Alessia Gabbianelli, che da anni è impegnata con l’organizzazione soprattutto riprendendo gli eventi come videomaker, mentre il nuovo presidente è il 23enne austriaco Bini Guttmann. Tra i volontari, invece, si è distinta anche la 19enne veronese Caterina Cognini, che a luglio ha tenuto un discorso a nome dell’EUJS al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a Ginevra.

Ma la Summer U non è stata solo attivismo politico e dibattiti, tutt’altro: tra le attività di puro svago quello forse più divertente è stato il Color Run, quando ragazzi e ragazze si rovesciavano a vicenda sacchetti di polvere colorata, e in seguito si sottoponevano a una “doccia” di schiuma fredda che unita ai colori lasciava segni indelebili o quasi sulle magliette bianche date per l’occasione. Inoltre, ogni giorno c’era chi passava ore in piscina.

Uno dei fattori che hanno reso questa settimana indimenticabile è certamente la musica: che fossero in discoteca, in mensa, in piscina o in qualunque altro posto i ragazzi trovavano sempre una buona occasione per cantare insieme canzoni in ebraico conosciute alla maggior parte dei giovani ebrei in tutto il continente, spesso accompagnati da musicisti dotati di chitarra e tamburo. Gli italiani in questo si sono distinti particolarmente anche perché erano forse gli unici che cantavano l’inno del proprio paese, ed è stato commovente vedere anche gli altri che apprezzavano l’Inno di Mameli al punto da unirsi a noi per cantarlo anch’essi.

Un’altra cosa in cui si sono distinti gli italiani è stata la Union Hour in cui hanno insegnato agli altri ragazzi a cucinare le tagliatelle e si ascoltava tutti insieme canzoni nostrane apprezzate anche all’estero, come Soldi, Volare e Bella Ciao.

Sebbene fosse un contesto internazionale, in alcuni casi le differenze tra i vari paesi o città emergevano forti: ad esempio, durante una discussione organizzata sabato 17 dal Congresso Ebraico Mondiale si è cercato di capire quali fossero le priorità per ogni partecipante, ed è venuto fuori che la maggior parte era più preoccupata per i problemi della propria comunità di appartenenza che per la situazione globale.

In conclusione, la Summer U è stata un’esperienza unica, dove le cose da fare non sono mai mancate, e in cui ci si sente a casa a prescindere da dove vivi.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 Luglio 2019
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HaTikwa (Y. Tesciuba) – Anche questo campeggio è giunto alla fine, collezionando un altro successo esemplare per l’Eli Hay. A circa due settimane dal suo termine, credo siano maturi i tempi per prendersi un momento, non solo per riflettere su quello che è stato, ma anche per indirizzare qualche sincero ringraziamento alle persone che sono dietro un’organizzazione che sta dando tanto ai più giovani delle nostre Comunità.

Per farlo, voglio seguire uno schema per nulla lineare; voglio partire dalla fine, da un momento magico che difficilmente può esser pervenuto per mezzo delle foto o dei video condivisi con i genitori: “Rav Moshe è una persona speciale, è come un secondo padre per tutti noi”. Questo è stato il denominatore comune dei tanti pensieri espressi dai ragazzi in un video a sorpresa che è stato fatto e pensato appositamente per ringraziare Rav Moshe nel corso della premiazione finale dell’ultimo giorno. E’ stata la frase più ripetuta individualmente dagli intervistati, che hanno appreso solo dopo di condividere la stessa identica visione con così tanti altri ragazzi. Si è trattato un pensiero significativo tanto quanto sincero che si è presto tradotto negli occhi più lucidi che abbia mai visto, sia nel volto del diretto interessato sia in quelli di tanti altri ragazzi e madrichim, indistintamente dall’età. Ma questo è stato un solo frammento di quei momenti carichi di emozioni che, come tutte le cose vere ed autenticamente belle, solitamente sfuggono anche alle più accurate delle dirette live.

Chiedersi a cosa si debba così tanta gratitudine verso Rav Moshe dovrebbe essere una domanda dalla risposta facile per chi ha avuto a che farci. Pur non volendo scrivere un pezzo di mera celebrazione, sento il dovere di spiegare a chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, la natura della stima così diffusa tra i giovani nei suoi confronti: Rav Moshe è una di quelle persone naturalmente buone e altruiste, che si preoccupa di ogni ragazzo come fosse suo figlio. E’ una persona che prende istintivamente a cuore ogni causa; che gestisce con zelo e con un perfezionismo forse anche eccessivo, ogni aspetto dei campeggi che organizza, sempre con la stessa passione e la stessa visione dei primi giorni. A lui non sfugge quello che potrebbe passare inosservato anche ai tanti madrichim che si occupano di uno stesso gruppo ristretto di ragazzi; ha sempre un occhio vigilie affinché ogni ragazzo stia bene, sii diverta, faccia sport e mangi regolarmente. Ecco perché sono in tanti a ritenerlo un secondo padre.

Rav Moshe è una persona estremamente versatile ed eclettica, così tanto che talvolta risulta genuinamente contraddittoria, adatta a chiunque. Ma per dimostrarvelo voglio evitare di spendere ulteriori parole chiaramente evidenziate da un certo soggettivismo e da un forte affetto che cresce anno dopo anno; voglio farlo con qualche cenno sul suo passato, sulla sua vita prima che piombasse a Roma, che potrebbe esser sconosciuta anche ai più fedeli: Rav Moshe ha iniziato gli studi rabbini alla Yeshivat Bnei Akiva di Natanya per poi concluderli alla Bet Amidrash Sfaradi, ma al contempo stesso vanta anche una una specializzazione in Sociologia ed Economia alla Bar Ilan; Rav Moshe si è certamente divertito giocando professionalmente nella serie A basket israeliana, ma ha anche servito il suo Paese come paracadutista. Ecco cosa lo rende tanto speciale: per tanti potrebbe essere solo un rabbino, ed invece è molto di più: una persona colma di storie; una persona con cui ridere e con cui potersi confidare, uno sportivo accanito; un sionista senza se e senza ma; un maestro di vita.

Ho aperto questo articolo partendo dalla fine del campeggio, eppure non posso fare a meno di ricordare che di strada ne è stata fatta fin ad oggi; si è trattato di un cammino lungo ed impervio, iniziato nel 2004, di cui mi ritengo orgogliosamente e modestamente un’autentica testimonianza. C’ero anche io nel lontano 2004, all’apertura del centro sportivo Eli Hay; è stato versato anche il mio sudore nella strada che ci ha portati ad alzare la coppa dei Campionati Regionali di pallacanestro, solamente qualche anno dopo; c’ero anche io quando è stato inaugurato il centro comunitario Young Ely nel 2011. Ma la cosa che più mi riempie di orgoglio, è il fatto di aver partecipato sia alla primissima edizione del campeggio sportivo dell’Eli Hay, come chanich, sia all’ultima appena conclusa, ma nelle vesti di madrich. E’ un cerchio che si chiude e che mi ricorda del dovere morale di restituire qualcosa, aiutando Rav Moshe a plasmare altre generazione.

Ma c’è un altro capitolo della storia Eli Hay che bisogna necessariamente menzionare e che ha preso vita proprio nel corso dell’ultimo campeggio. Un capitolo che potremmo sintetizzare sotto il nome di internazionalizzazione: la lunga strada sopramenzionata è infatti valsa l’attenzione ed il riconoscimento del Beitar mondiale, il secolare movimento giovanile fondato da Zabotinskij che negli anni ha educato intere generazioni di ebrei di tutto il mondo, sfornando primi ministri e presidenti della repubblica dello Stato d’Israele. Si tratta di un’organizzazione che prende nome dall’Alleanza Trumpeldor (Brith Trumpeldor) ma anche dalla fortezza in cui Bar Kochba condusse la rivolta contro le legioni di Roma nel secondo secolo, e che d’ora in poi si affiancherà all’Eli Hay per estenderne l’impianto ideologico fondato sull’attaccamento ad Israele, sul Sionismo, sull’impegno nel sociale.

Se questo articolo avesse preso le forme di un’intervista a Rav Moshe, lui avrebbe sicuramente cercato di sfuggire ai complimenti che ho rivolto fin adesso e mi avrebbe ammonito, chiedendomi di non personificare il campeggio nella sua figura; ne avrebbe approfittato, piuttosto, per ringraziare tutte le persone che sono state messe in azione nel motore del campeggio. Ecco perché, un grazie altrettanto sincero, va a tutti voi: ai madrichim, allo staff, alla sicurezza, ai genitori. Andiamo avanti sempre così, fino ad altri importanti traguardi. E come sempre, «rak bishvil ha ruach» – ovvero – «sempre e solo per lo spirito!»


Consiglio UGEIConsiglio UGEI22 Luglio 2019
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HaTikwa (C. Cognini) – A metà luglio ho avuto l’opportunità di partecipare ad un seminario organizzato da EUJS (European Union of Jewish Students), intitolato “EUJS Ambassadors to the UN”. La città che ha fatto da cornice al programma è stata Ginevra, sede delle più importanti ONG ed organizzazioni umanitarie a livello globale. Il periodo in cui si è svolto il seminario non è casuale, infatti proprio dall’8 al 11 luglio si riuniva anche l’Assemblea Generale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

EUJS, oltre ad aver offerto un seminario ricco di contenuti ed incontri con personalità importanti, ha dato la possibilità a due giovani studenti partecipanti al programma, previa selezione, di fare un intervento presso la Plenaria dell’Assemblea Generale, che ha avuto luogo in quegli stessi giorni. I giovani partecipanti potevano scegliere l’argomento da trattare tra 3 dei 10 punti dell’Agenda del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, ossia 7, 8 e 9.

Punto 7. Situazione dei diritti umani in Palestina e in altri territori arabi occupati

Punto 8. Seguito e attuazione della Dichiarazione di Vienna e del Programma d’azione

Punto 9. Razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e forme di intolleranza correlate, seguito e attuazione di la Dichiarazione di Durban e il Programma d’azione

Grazie a EUJS, ho potuto intervenire nella Plenaria sul punto 7, unico punto di tutta l’Agenda che attacca singolarmente un unico stato, ossia Israele. Ho avuto modo di assistere a tutto il cosiddetto General Debate, durante il quale Siria, Iran, Venezuela, Pakistan e Cile hanno tenuto discorsi all’insegna della retorica contro Israele, unici Paesi ad intervenire, in quanto gli Stati dell’Unione Europea ed Israele ed altri hanno deciso di boicottare l’assurdo argomento dell’Agenda del Consiglio dei Diritti Umani, non presentandosi alla plenaria o non prendendo la parola.

Partecipare al General Debate, ha concretizzato il mio ‘disincanto’ per organizzazioni come le Nazioni Unite, che agli occhi dei cittadini appaiono come fari di giustizia e imparzialità, mentre, nella realtà, sono strumenti di mediazione in cui prevalgono interessi economici e alleanze da rispettare. Nel mio intervento (di seguito riporto la traduzione in italiano) ho potuto mettere in luce il comportamento non-imparziale delle Nazioni Unite riguardo a Israele e la situazione del conflitto israelo-palestinese, che influenza negativamente non solo l’immagine dei cittadini israeliani, ma anche di ogni altro ebreo nel mondo. Il giorno successivo, un altro partecipante al seminario, giovane studente universitario francese, ha avuto l’occasione di fare un intervento sul punto 8, riguardo il crescente antisemitismo che si sta diffondendo non solo in Francia, ma in tutta Europa, in modo allarmante e sempre più palese.

Fin dal primo giorno del seminario abbiamo potuto ascoltare e conoscere persone che si sono distinte per il loro impegno nell’ambito dei diritti umani ed Israele: uno di questi è Hillel Neuer, avvocato internazionale canadese e direttore esecutivo di UN Watch, organizzazione non governativa per i diritti umani e gruppo di sorveglianza delle Nazioni Unite con sede a Ginevra. Durante il nostro incontro, egli ha esposto il lavoro della sua ONG e le difficoltà che si incontrano quotidianamente quando si vuole difendere Israele in un ambiente talmente polarizzato e schierato.

Il giorno seguente, dopo aver fatto i nostri interventi al Consiglio dei Diritti umani, abbiamo incontrato Leon Saltiel, diplomatico che ha lavorato in passato con il World Jewish Congress, che ha tenuto una lezione sulla struttura e organizzazione delle Nazioni Unite. Il terzo giorno è stata la volta dell’Ambasciatrice israeliana alle Nazioni Unite, Aviva Raz Shechter, che ci ha parlato della sua esperienza come una delle prime donne ambasciatrici e diplomatiche e del rapporto che intercorre tra Israele e le Nazioni Unite. Successivamente, presso la Commissione dei Diritti Umani di Ginevra, Yuval Shany, accademico israeliano e Presidente della Commissione, ha messo in luce in ruolo dell’organismo per cui lavora. La Commissione opera per risolvere, attraverso la diplomazia, situazioni di crisi che hanno a che fare con i diritti umani, dialogando con il singolo Stato interessato. L’ultimo giorno, grazie all’avvocato internazionale Ido Rosenzweig, siamo stati introdotti al Diritto Internazionale umanitario, che si applica nelle situazioni di crisi e guerre, attraverso una simulazione che ci ha permesso di interfacciarci in prima persona con le numerose difficoltà e problematiche che bisogna affrontare sul campo.

Come ogni altro programma proposto da EUJS, trovo che quest’esperienza sia stata formativa ed unica per le opportunità che ha offerto a noi giovani studenti interessati ad approfondire quest’ambito lavorativo. Avere l’occasione di intervenire al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a soli 19 anni è stato per me un privilegio, ma lo è stato ancor di più il poter rappresentare i 160 mila giovani ebrei europei che ogni giorno combattono per poter esprimere la loro identità.

 

L’intervento:  

“Grazie Signor Presidente,

Mi chiamo Caterina Cognini, sono membro dell’Unione dei giovani ebrei italiani e parlo oggi a nome dell’Unione europea degli studenti ebrei, l’organizzazione ombrello per 35 Unioni nazionali di studenti ebrei in tutta Europa.

All’inizio di maggio, ho stretto i pugni, vedendo amici e familiari in Israele cercare riparo mentre Hamas lanciava oltre 600 razzi verso Israele in non più di 30 ore. Strinsi i pugni quando venni a sapere che decine di migliaia di israeliani si affollavano in rifugi antiaerei.

Mentre tutto questo stava accadendo, i media internazionali e la comunità globale delle nazioni era quasi completamente silenziosa. Nessuna protesta, nessuna condanna, nessuna sessione dell’ONU di emergenza.

Come giovane ebrea che vive in Europa, posso attestare in prima persona l’effetto che questo silenzio, questa incapacità di richiamare attacchi così violenti, non ha solo sugli israeliani, ma sugli ebrei di tutto il mondo.

L’indagine del 2018 di EU Fundamental Rights Agency (Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali) sulle percezioni dell’antisemitismo tra gli ebrei mostra che la maggioranza degli intervistati afferma che il conflitto arabo-israeliano influisce sui loro sentimenti di sicurezza proprio qui in Europa.

Questo Consiglio, attraverso punto 7, puntando Israele, sta solo legittimando questa dinamica, promuovendo un latente antisionismo, che potrebbe alimentare un sentimento comune di antisemitismo.

Chiedo a questo Consiglio come è possibile che, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, un punto dell’ordine del giorno sia totalmente dedicato a un solo Stato, lo Stato ebraico, l’unico Paese del Medio Oriente che può essere concretamente democratico?

Signore e signori, il parziale (biased) punto 7 dell’agenda sta solo appoggiando il silenzio clamoroso, lasciato indietro dopo i colpi di razzo e le sirene d’allarme.

Grazie, signor Presidente”

 

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 Giugno 2019
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Hatikwà – È passato poco più di un anno da quando sulle pagine di Hatikwà si è parlato per la prima volta di Chance2work, il progetto sviluppato da Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Unione Giovani Ebrei d’Italia rivolto a giovani laureati e studenti universitari, tra i 18 e i 35 anni, iscritti a una comunità ebraica.

A pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni per la seconda edizione, noi della redazione abbiamo contattato alcuni degli ex studenti che hanno partecipato nel 2018, e che di nuovo saranno presenti nella seconda fase di questo progetto.

 

Cosa ti ha dato C2W, e perché ti sei iscritto nuovamente?”

Il progetto C2W mi ha dato delle maggiori competenze in ambito lavorativo e quindi una maggior sicurezza in me stesso. Ho imparato a relazionarmi con i colleghi e superiori e ad affrontare un colloquio di lavoro. Quest’anno mi riscrivo per perfezionarmi e per approfittare dell’accompagnamento individuale per migliorare ulteriormente il mio brand.

Daniele Saroglia, 25 anni, Torino

 

Il team di Elidea mi ha insegnato qual è il miglior modo per inserirmi nel mercato del lavoro, le lezioni e le simulazioni sono state di grande aiuto, oggi infatti non mi spaventa sostenere un colloquio di lavoro. Partecipare a Chance2work è stato un privilegio, non tutti i ragazzi della mia età hanno accesso a questo tipo di formazione. Sono certa che questa esperienza mi darà una marcia in più.

Sara Salmonì, 27 anni, Roma

 

La prima edizione di Chance2work è terminata e sta per iniziare il nuovo progetto di inserimento nel mondo del lavoro per il 2019. Reputo positivo il percorso di questo primo anno sperimentale a cui ho partecipato: sicuramente ben riusciti sono stati gli incontri formativi ed i seminari tematici, dalla stesura del curriculum al colloquio orale. Mi preparo a prendere parte alla seconda edizione, in cui è prevista anche una partnership con la John Cabot University. Le motivazioni sono tante, come anche le novità: la speranza è che questa edizione possa essere ancora migliore della precedente, partendo da buone basi formative e rafforzando le opportunità lavorative e di stage attraverso nuove convenzioni.

Gabriele Ajò, 28 anni, Roma

 

 

Considero C2W un simulacro portante della mia formazione professionale; anche per una persona come me priva di titoli accademici, il progetto è l’ideale per acquisire strumenti fondamentali per affrontare al meglio il mondo del lavoro; ho deciso di iscrivermi nuovamente perché incuriosito dalle singolari novità della prossima edizione.

Simone Foa, 27 anni, Milano

 

 

Desideroso di fare anche tu questa esperienza? Hai tempo fino all’11 giugno!

Info:

chance2work@ucei.it

info@ugei.it

carlottajarach@hotmail.it