Società e politica

Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 Novembre 2019
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HaTikwa (N. Greppi) – Quello dell’antisemitismo di estrema destra è un tema che a più riprese torna a far parlare di sé soprattutto dopo fatti atroci, l’ultimo dei quali è stato l’attentato davanti alla sinagoga di Halle in Germania. Per capire meglio l’argomento, HaTikwa ha deciso di sentire due esperti con opinioni molto diverse tra loro: Elia Rosati, docente a contratto di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, esperto di neofascismo, autore dei saggi Storia di Ordine Nuovo e Casapound Italia; e Francesco Giubilei, editore e presidente della Fondazione Tatarella, esperto di conservatorismo, i cui ultimi libri sono Europa Sovranista e Storia della cultura di destra.

Cosa pensate dell’attentato di Halle? È un caso isolato o rientra in uno schema più grande?

Giubilei: Non è un caso isolato, rientra senza dubbio a un attacco generale alle religioni. Siamo in una società sempre più secolarizzata, e ciò comporta che vi siano attentati contro cristiani, musulmani o ebrei come in questo caso. In secondo luogo è evidente come vi sia un accanimento contro le radici giudaico-cristiane dell’Occidente, che si manifestano in questo modo. Il problema è che mentre fino a poco tempo fa gli attacchi contro cristiani ed ebrei avvenivano soprattutto dove questi sono minoranze, come in Medio Oriente, adesso avvengono anche in Occidente.

Rosati: Non è isolato, ma occorre comprendere bene il fenomeno dei “lupi solitari”. Non vi è un’organizzazione internazionale dietro a questi assassini neonazisti, ma è un fenomeno con più cause: la prima è un imbarbarimento generale del dibattito pubblico, anche in relazione allo hate speech; un’altra è la costante sottovalutazione delle organizzazioni giovanili neofasciste. Il lupo solitario è frutto di una larga diffusione di determinate idee su internet e/o nel dibattito mainstream, e di un contesto politico e culturale che non estromette i discorsi d’odio e le posizioni esplicitamente o cripticamente fasciste. A volte i terroristi di questo tipo sono sì delle persone emotivamente disturbate, che però sono passate attraverso movimenti forum su internet o partiti di destra: Luca Traini, l’attentatore di Macerata, era stato candidato con la Lega nel suo paese e aveva frequentato manifestazioni di gruppi neofascisti come CasaPound, mentre lo stragista norvegese Anders Breivik era stato iscritto al Partito del Progresso, la più importante formazione razzista del suo parlamento nazionale.

Cosa pensate degli attacchi diretti a Liliana Segre? Secondo voi esiste un problema di antisemitismo in Italia?

Giubilei: Io credo che la stragrande maggioranza degli italiani sia fatta da gente perbene che rispetta il popolo ebraico. Poi ci sono sempre dei fanatici che esprimono posizioni offensive che purtroppo vengono spesso amplificate dal web.

Rosati: In Italia vi è un grave problema di xenofobia e razzismo, dovuti alla crisi economica. In questo contesto l’antisemitismo è nuovamente tornato attraverso una narrazione distorta della difficile fase socio-economica, per cui si è passati dal criticare aspramente “l’usura” delle banche ad attaccare le oscure “elite” finanziarie, e in particolare personaggi di origine ebraica come George Soros, accusato di voler distruggere l’identità europea finanziando le Ong, i partiti e i giornali a favore della “Grande Sostituzione Etnica”, del “Complotto Gender” o del “Globalismo”. Oppure basta vedere come vengono trattati giornalisti come Gad Lerner quando provano a fare reportage sulle formazioni di destra, in primis La Lega.

Come si fa a distinguere la destra radicale da quella moderata?

Giubilei: Come spiegava lo scrittore e giornalista Giuseppe Prezzolini, non esiste una sola destra ma tante destre, spesso divise sui temi economici o sulla politica estera; oggi, in particolare, sono divise su quali rapporti avere con gli Stati Uniti e sulla questione israelo-palestinese.

Rosati: Negli ultimi 15-20 anni si è ridotto il confine tra destra conservatrice e radicale; in Occidente questo processo è iniziato dopo l’11 Settembre, in Italia dalla metà degli anni ’90 (con la vittoria della coalizione di destra plurale di Berlusconi-Bossi-Fini), per cui idee che una volta erano limitate a piccoli circoli di destra radicale oggi sono al centro dei programmi dei maggiori partiti, come la Lega o tra i Repubblicani americani sotto Trump.

Hatikwa è una rivista giovanile: quali dovrebbero essere le maggiori preoccupazioni dei giovani ebrei italiani?

Giubilei: Come per tutti i giovani italiani, le grandi sfide sono da un lato il problema del lavoro, e dall’altro la perdita dell’identità.

Rosati: Dovrebbero preoccuparsi del fatto che oggi è difficile staccare il razzismo da posizioni antisemite contemporanee e negazioniste, perché parliamo di un unico blocco di pensiero molto radicato nella cultura di destra occidentale e che ha contagiato, purtroppo, la narrazione mainstream della crisi economica e della globalizzazione.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 Novembre 2019
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HaTikwà (Redazione) – Lo scorso venerdì 25 ottobre ha aperto i lavori la storica manifestazione “Spirito di Assisi”, tenuto per la prima volta nella città d’Assisi il 27 ottobre 1986 su istanza di Papa Paolo Giovanni II e giunto alla sua 33° edizione. L’iniziativa è frutto dell’incontro tra i rappresentanti delle diverse religioni riunite assieme con lo scopo comune di pregare per la pace.

La tre giorni interreligiosa è iniziata venerdì 25 ottobre alle 10:15 presso il Salone papale del Sacro Convento, Basilica di San Francesco, con il panel “Quale Economia a partire dalle fedi“. Tra i relatori della tavola rotonda Alessandro Busti per la fede Baha’i, Yasmin Doghri  in rappresentanza dell’Islam, Alessio Lanfaloni per i cattolici e Graziano Di Nepi, Tesoriere dell’Unione Giovani Ebrei d’italia.

Il dibattito è stato preceduto dal vivace scambio di idee tra il Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Mons. Domenico Sorrentino e la Prof.ssa Annarita Caponera, docente di Ecumenismo e Dialogo Interreligioso, la quale ha evidenziato l’importanza dei precetti religiosi nel circuito economico odierno e come ricercare un’economia alternativa a quella di mercato dominante.

La conversazione entra nel vivo quando il moderatore, Tonio Dell’Olio, Presidente della Commissione Spirito di Assisi, pone a Graziano Di Nepi la seguente domanda: “Il popolo ebraico è spesso oggetto di caricature e barzellette in temi patrimoniali, io ritengo che questo non abbia fondamento storico, ma  perché si è sviluppata questa idea?”. Per il Tesoriere dell’UGEI, tale pregiudizio è fortemente radicato nella storia: il Popolo Ebraico è sempre stato per antonomasia errante e sempre costretto a dover cambiare regione in modo estremamente repentino. A tal proposito, la maggior parte dei mezzi economici e di pagamento dovevano avere la peculiarità di essere perfettamente mobili e di non essere soggetti a confische ed espropri. Inoltre – prosegue Di Nepi – gli unici lavori permessi agli ebrei durante il periodo del Ghetto erano la vendita di stracci e l’usura. Quest’ultima ha certamente incentivato una visione collettiva miope e bigotta. “Nonostante le mura dei ghetti siano state abbattute, le mura più difficili da distruggere sono quelle dei pregiudizi”, ha concluso il giovane Tesoriere.

La discussione è proseguita con domande di carattere generale rivolte alla fede Baha’i e poi con la spiegazione da parte di Yasmin Doghri sulle dinamiche islamiche in campo economico e in particolare sul principio della “Zakat”,  l’obbligo religioso prescritto dal Corano di “purificazione” della propria ricchezza tramite donazione di una piccola quota del proprio patrimonio.

In conclusione è stato ripreso il tema dell’economie alternative a quelle di mercato. Lampante è l’esempio citato da Di Nepi:” In Israele  è stata attuata per un periodo la logica del Kibbutz, una piccola società basata sul capitale umano dei partecipanti con scambi esterni ridotti al minimo. Le regole economiche sarebbero in realtà già scritte nei testi sacri bisognerebbe solamente applicarle con cognizione di causa”.

 

E così, tra la meraviglia e la soddisfazione della folta platea, volge al termine la tavola rotonda dei giovani leader religiosi. Con la consapevolezza che solo attraverso un impegno comune potremo costruire un mondo migliore.

 

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 Ottobre 2019
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HaTikwa (D. Zebuloni) – Ori Itzchaki è un mondo da scoprire, una terra da esplorare. Prima ancora di trovare interessanti le sue risposte alle mie domande, ho trovato affascinante il suo modo di arrivare ad una risposta, partendo dalla domanda per poi intraprendere un lungo viaggio verso nuove mete. Ho trovato affascinante il suo modo di affrontare la realtà circostante. Per esempio, quando mi sono scusato per essere arrivato tardi al nostro incontro, giustificandomi con la solita scusa del parcheggio, Ori mi ha rassicurato dicendo che qualche giorno prima anche lui ha fatto tardi ad una visita dal medico e che in questo modo sente di aver pareggiato un conto lasciato in sospeso. Quando gli ho detto di scrivere per un pubblico di lettori italiani mi ha chiesto incredulo se so parlare la lingua italiana, se possiedo un passaporto italiano, se ho davvero abitato in Italia, se possiamo non svolgere l’intervista in italiano perché lui l’italiano non lo parla e non l’ha mai parlato. Quando mi sono presentato come David lui mi ha chiesto se può chiamarmi Dudi, e così ha fatto per tutta l’intervista. Quando gli ho chiesto quale sia il suo prossimo grande sogno da realizzare, Ori mi ha risposto che ha una mosca sulla gamba che non gli permette di concentrarsi e che per rispondere ad una domanda simile ci vuole una grande concentrazione. Ori è proprio un mondo da scoprire, un ragazzo sensibile e ambizioso di venticinque anni che non si vergogna di dire “Io sono autistico, l’autismo non è un insulto”. La sua storia comincia con un canale su YouTube che raccoglie le sue interviste a personaggi israeliani famosi quali attori, cantanti, calciatori e modelli. Alcuni dei quali, Ori racconta, hanno accettato volentieri di farsi intervistare da lui, altri invece hanno rifiutato categoricamente, bloccandolo su WhatsApp e su Instagram. La svolta avviene quando il giornalista e conduttore televisivo Guy Lerer scopre il talento di Ori e gli concede uno spazio nella sua trasmissione serale. Quando Guy chiede a Ori quale sia la sua intervista dei sogni, Ori risponde senza esitare che sogna di intervistare Gal Gadot. Per intenderci, da quando Gal Gadot è diventata Wonder Woman, non c’è giornalista israeliano che non sogni di intervistarla e, pertanto, non c’è giornalista israeliano che ci sia riuscito. Ori tuttavia non è un intervistatore qualsiasi. Quando Gal Gadot ha sentito del suo grande sogno non ha esitato ad accettare. I due si sono incontrati a Tel Aviv e il filmato della loro intervista ha superato le tre milioni di visualizzazioni sui social. Da allora Ori è una vera e propria star: tutti lo cercano, tutti lo seguono, tutti vogliono farsi intervistare da lui. Quando gli ho chiesto cos’abbia provato durante l’intervista a Wonder Woman, la sua risposta è stata semplice: “mi sono sentito Superman”.

Ori, tra tutti i mestieri che esistono, perché hai scelto proprio di voler fare l’intervistatore?

Ho scelto questo mestiere perché mi piace incontrare nuove persone, sono un ragazzo molto curioso. Voglio sempre sentire nuove storie e condividerle poi con gli altri. Attraverso queste storie imparo moltissimo, ne traggo ispirazione e sento che grazie ad esse divento una persona migliore.  

Sei passato in pochissimo tempo dall’anonimato alla celebrità. Cosa provi quando ti fermano per strada e ti chiedono un selfie?

Sorrido sempre a tutti e non rifiuto mai una fotografia a nessuno.

Ti rende felice ricevere questo calore dalle persone?

Sì, mi rende molto felice. Il segreto è saper restituire amore a chi te ne dona.

Cos’altro ti rende felice Ori?

Quando i miei genitori mi dicono che sono fieri di me mi rendono felice. E poi intervistare mi rende felice. E’ come ricevere una scarica elettrica. Le interviste sono il mio pane, il mio ossigeno.

Anche a me piace tanto intervistare, anche a me rende felice. Ma tu sei più sincero di me. Leggo su Facebook che condividi tutte le tue emozioni, tutti i tuoi stati d’animo senza filtri e senza maschere. La felicità, la tristezza, l’amore, la paura. Qual è la cosa che ti fa più paura?

Ho paura di non avere soldi in banca, di andare in rosso, di non essere indipendente.

E qual è la cosa invece che ti rende più triste?

Probabilmente se scoprissi di essere in rosso sarei molto triste. Forse mi metterei persino a piangere. Mi rattrista anche quando le ragazze mi spezzano il cuore.

Quando ti è successo?

Succede spesso. Una volta mi ero innamorato di una ragazza, ma lei mi ha detto di non condividere i miei sentimenti. Ho pianto.

Fa bene piangere, è liberatorio. Piangi spesso?

Ultimamente piango spesso, non so più tenere le emozioni dentro.

Prima hai detto di essere una persona molto curiosa. Cosa ti incuriosisce maggiormente durante un’intervista, quando sei seduto di fronte all’intervistato?

Mi interessa sapere cosa pensano gli intervistati degli autistici. Vorrei che ne sapessero di più. Quando intervisto i personaggi famosi pongo sempre loro questa domanda.

La tua è una sorta di battaglia. Vuoi sconfiggere i pregiudizi, giusto? 

Giusto.

Pensi di riuscire a vincere la battaglia?

Sì.

Lo penso anch’io Ori.

Grazie.

Pensi che in Israele le persone siano abbastanza pronte ad ascoltare?

Si può sempre fare meglio, ma credo che la situazione sia abbastanza positiva.

Cosa possiamo ancora fare per migliorarci?

Bisognerebbe assumere più persone autistiche. Bisognerebbe arruolare più ragazzi autistici nell’esercito. Bisognerebbe vedere più autistici nel mondo dello sport. Nel calcio, nel tennis, nella pallacanestro. La verità è che le persone temono ancora gli autistici, non li capiscono fino in fondo, non hanno pazienza per loro. Non voglio parlare di politica, ma penso che anche lo Stato debba investire di più in noi.

C’è un messaggio che vorresti trasmettere a chi legge queste parole?

Sì, vorrei dire loro che a perderci è solo chi non sa accettare il diverso. Che io sono autistico e che l’autismo non è una parolaccia. E poi vorrei anche dire ai lettori che non devono arrendersi mai. Che con un po’ di forza di volontà si può ottenere tutto. Io ne sono la prova.

Racconti spesso di essere stato respinto, vorrei sentire invece di una reazione o di un messaggio che hai ricevuto e che ti ha emozionato.

L’altro giorno ho ricevuto un messaggio che mi ha commosso. Una ragazza mi ha scritto: “vederti e sentirti mi fa ricordare chi sono veramente”.

Vedi? Sai entrare nel cuore delle persone. Se siamo seduti oggi a fare questa intervista è forse perché sei entrato un po’ anche nel mio di cuore.

Sì, ricevo tanti bei messaggi, ma anch’io ne mando tanti, altrettanto belli. Ogni venerdì mattina per esempio invio un messaggio a decine di amici in cui auguro loro un buon weekend. D’ora in poi lo manderò anche a te Dudi. Tutto ciò che voglio fare è seminare un po’ di amore in giro. Amore gratuito, senza ricevere nulla in cambio.

Parliamo un po’ di Gal Gadot?

Sì.

Si è parlato molto del vostro incontro, cosa vorresti raccontarmi che ancora non si sa?

Credo che il mio incontro con lei sia stato il momento più felice che io abbia vissuto nell’ultimo decennio.

Cosa ha reso quel momento tanto felice?

Ho sognato di incontrarla e intervistarla. Il mio sogno si è realizzato.

Dimentichiamoci per un attimo di Gal Gadot, com’è stato intervistare Wonder Woman?

Vicino a lei mi sono sentito Superman.

Direi che per alcuni bambini sei davvero un supereroe, un modello da seguire. Guarda dove sei arrivato con le tue sole forze.

A volte mi sento così, le persone mi fanno sentire così. Conosci Adi Shpigelman? E’ una giocatrice di tennis e una modella. Ecco, per esempio lei mi ha scritto che sono un eroe. Leggere quella frase mi ha fatto sentire davvero speciale.

E qual è il prossimo grande sogno da realizzare?

Aspetta, ho una mosca sulla gamba e non riesco a concentrarmi. Per rispondere a questa domanda ho bisogno di una grande concentrazione.

Certo, prenditi tutto il tempo che vuoi, non ho fretta.

Ecco, se n’è andata. Il prossimo sogno da realizzare è intervistare Ronaldinho.

E cosa vorresti chiedergli?

Non lo so. Non mi piace preparare le domande prima dell’intervista. Mi piace improvvisare.

Beh, allora sei proprio un professionista Ori.

Grazie Dudi, anche tu.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 Settembre 2019
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HaTikwà (L. Clementi) – 30000 attacchi di matrice antisemita solo nel 2018. Un numero allarmante, che ha spinto il Governo israeliano ad elaborare un report e presentarlo durante la Conferenza sull’Antisemitismo indetta a Bruxelles qualche giorno fa. “La delegittimazione dello Stato d’Israele: il volto accettabile dell’Antisemitismo”. Questo il titolo dell’evento, quasi a rimarcare il contenuto del documento, all’interno del quale si mostra una stretta connessione tra l’aumento delle violenze ai danni delle Comunità ebraiche europee e la crescita del movimento “Boycott, Divestment, Sanctions”, che nasce per il boicottaggio dello Stato d’Israele in tutte le sue forme, oltre che per la messa in dubbio della sua stessa esistenza, ma che in svariate situazioni ha mostrato palesemente la propria anima antisemita, attraverso la riproposizione di stereotipi, vignette e offese di ogni genere che non si sono limitate alla normalissima critica politica, mandando preoccupantemente l’orologio della Storia 80 anni indietro.

Il report è stato innanzitutto presentato alla stampa al Press Club. Ad illustrarlo, il Ministro israeliano della Sicurezza Pubblica e degli Affari Strategici Gilad Erdan, insieme all’Inviato Speciale USA per monitoraggio e lotta all’Antisemitismo Elan Carr, al Direttore Generale del Ministero Affari Strategici israeliano Tzachi Gavrieli, al Direttore EIPA Tal Rabina e al Chairman EJA Rabbi Menachem Margolin. Il focus è stato “togliere la maschera” al Movimento BDS, mostrando la necessità di una tolleranza zero ai danni di un movimento che nasce apparentemente per la difesa dei Diritti Umani, ma che all’interno dei suoi organici presenta individui che più volte hanno strizzato l’occhio a movimenti antisemiti, promuovendo violenza fisica e verbale ai danni della popolazione ebraica mondiale.

Gli esempi riportati sono stati suddivisi in tre categorie: accusa di dominio ebraico mondiale e genocidio dei nemici, comparazione dei leader israeliani con quelli nazisti e delegittimazione dell’esistenza dello Stato ebraico. “Chiederemo ai leader europei e mondiali che venga adottata una definizione che copra tutte le forme di Antisemitismo, incluso l’operato del BDS, così da proteggere le Comunità Ebraiche e gli ebrei europei – dice Erdan – Spero che il nuovo Parlamento Europeo cambi la precedente politica, rappresentata dall’operato della Mogherini. Due mesi fa, tre attivisti BDS affiliati ad associazioni terroristiche hanno parlato in Parlamento. Invito il Presidente Sassoli a non far ripetere quanto accaduto: l’Europa non deve permettere che si ricrei il clima antecedente all’Olocausto. Never again”.

Molto importante e degno di menzione è stato il contributo degli Stati Uniti durante la giornata, per mezzo dell’Inviato Speciale Carr, il quale ha inequivocabilmente ribadito che la posizione di Trump e della politica statunitense è chiara: accanto a Israele nella lotta all’Antisemitismo ed equiparazione assoluta dei termini Antisionismo e Antisemitismo nei loro significati primordiali per come intesi dal BDS, cioè essenzialmente odio contro gli ebrei. Carr ha ribadito la necessità di poter criticare ogni Stato, poiché questo è un principio giusto di ogni Stato democratico, ma giudica l’accanimento contro Israele a prescindere da ciò che dica o faccia inaccettabile e assurdo. Secondo l’Inviato Speciale USA, è giusto parlare di delegittimazione di Israele come volto inaccettabile di un nuovo Antisemitismo, in quanto dal BDS stesso viene proposto un linguaggio progressista e ricco di diritti fondamentali per poter rovesciare la medaglia e mostrare Israele e gli ebrei come oppressori. Dopo la conferenza al Press Club, le discussioni si sono spostate al Parlamento Europeo, nella Sala Aldo Moro. Lì Carr ed Erdan hanno essenzialmente ripetuto i concetti presentati al Press Club, questa volta con l’ausilio di una presentazione video all’interno della quale sono stati mostrati fumetti, tweet, post offensivi e antisemiti di numerosi attivisti BDS. Tra gli intervenuti, infine, presenti Katharina Von Schnuberin, Coordinatrice Europea nella lotta contro l’Antisemitismo, Traian Basescu, ex Presidente della Romania, Anna Asimakopolou, Europarlamentare greca, Anna Fotyga, Europarlamentare polacca. Tutti hanno ribadito l’esigenza di una maggior collaborazione a livello europeo per arginare l’antisemitismo e riconoscere nell’Antisionismo una nuova forma di Antisemitismo.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 Agosto 2019
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HaTikwa (L. Clementi) – La vicenda in pillole: due deputate statunitensi musulmane, Ilhan Omar e Rashida Tlaib, hanno annunciato di volersi recare in Israele e in ‘’Palestina’’ per conoscere la realtà locale. Lori Lowenthal Marcus e Jerome M. Marcus affermano, in un articolo scritto il 26 luglio scorso su Jns.org, che l’Ambasciatore israeliano negli Usa Ron Dermer ha detto che Israele non avrebbe impedito alle due congressiste di entrare nel paese, nonostante siano entrambe dichiarate sostenitrici del movimento BDS (campagna per Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro lo Stato d’Israele). Esiste una legge del 2017 che impedisce l’ingresso a cittadini stranieri che hanno compiuto pubblicamente azioni di boicottaggio ai danni dello Stato ebraico; il ministero degli Esteri, tuttavia, può raccomandare una deroga per motivi diplomatici.

Recentemente Israele, con l’appoggio del Presidente USA Donald Trump, ha invece negato alle due il permesso di ingresso nel Paese. ‘’Non consentiremo l’ingresso a chi nega il nostro diritto di esistere nel mondo’’ ha detto il Vice Ministro degli Esteri Tzipi Hotovely. E ancora, il Primo Ministro Netanyahu: ‘’Non c’è altro Paese al mondo che rispetta gli Stati Uniti e il Congresso americano più di Israele, ma l’itinerario previsto per la visita dimostra che l’unica intenzione delle due deputate era di danneggiare Israele.’’
Lo stesso Presidente Trump ha scritto su Twitter: “Odiano Israele e tutti gli ebrei e non c’è nulla che possa essere detto o fatto per far cambiare loro idea.’’ Successivamente, Tlaib ha richiesto e ottenuto un permesso d’ingresso per motivi umanitari, per andare a visitare la nonna ormai novantenne, affermando durante il suo viaggio di non promuovere alcuna campagna contro lo Stato. La deputata ha poi ritrattato, definendo ‘’opprimenti’’ le politiche israeliane.

La questione ha spaccato l’opinione pubblica: chi accusa lo Stato ebraico di illiberalismo e di servilismo nei confronti del Governo americano, chi ne difende le ragioni accusando le due deputate di voler soltanto gettar fango su Israele. Il pensiero dei primi può riassumersi nella dichiarazione in merito dello speaker Dem del Congresso USA Nancy Pelosi: la decisione di negare l’ingresso a due parlamentari americane “non è degna del grande Stato di Israele” e il fatto che il presidente Donald Trump abbia incoraggiato Israele a negare l’ingresso alle due parlamentari “è un segno di ignoranza e mancanza di rispetto”. Dunque può uno stato democratico e liberale come Israele negare l’ingresso a due deputate americane se anti-Sioniste? Per i secondi, assolutamente sì. Innanzitutto affrontiamo la questione sulla Legge BDS del 2017. Precludere l’entrata allo straniero che danneggia e boicotta pubblicamente lo Stato è previsto dalla legge. Dunque è scorretto parlare di servilismo nei confronti degli USA, in quanto è lo stesso ordinamento israeliano a prevedere un tale comportamento. A questo punto si direbbe: ‘’Si, ma la legge è giusta? Può uno Stato democratico bandire dal proprio territorio stranieri che sostengono attivamente il BDS?’’

Le ragioni di una Legge simile devono essere trovate nel continuo bombardamento mediatico a cui è sottoposto lo Stato d’Israele: boicottaggi, manifestazioni, dissensi. Un filo-Sionista potrebbe tranquillamente chiedersi se talvolta i manifestanti spostano lo sguardo verso alcuni paesi arabi, all’interno dei quali un normale cittadino israeliano non può entrare, e un cittadino del resto del mondo con visto israeliano fa meglio a cambiare passaporto. Giustamente si potrebbe rispondere: ‘’Ma Israele non è l’avanguardia del Medio-Oriente, il grande Faro di Democrazia che tanto millantate? Mica può essere paragonato all’Arabia Saudita’’. Infatti non può essere paragonato all’Arabia Saudita. Tant’è che con gli investimenti nel campo della ricerca, la potenza nucleare e militare non si spiega come sia possibile che chi costruisce tunnel, accoltella e bombarda con i Qassam un giorno sì e l’altro pure sia ancora tranquillamente lì a costruire tunnel, accoltellare e bombardare con i Qassam.

‘’Poi parlano di risposta eccessiva e di Stato oppressore…’’ pensa tra sé e sé il filo-Sionista ‘’Chissà se conoscono l’Iron Dome…’’
Dunque mentre i primi affermano che rifiutare due deputate americane che vogliono andare in visita è un atteggiamento non rispettoso e non democratico, i secondi rispondono che essere democratici in Medio-Oriente non è così facile come esserlo in Italia, specie se ci si chiama Israele. Gli israeliani hanno accolto 70 membri del Congresso americano, democratici e repubblicani. Cosa avranno queste due di diverso? Musulmane? Macché, c’è addirittura un partito arabo e anti-Sionista in Knesset, ‘’Balad’’.
L’itinerario per il viaggio è intitolato: “US Congressional Delegation to Palestine”, e avrebbe condotto Omar e Tlaib attraverso i maggiori centri palestinesi in Gerusalemme e in West Bank. Non è stato previsto alcun incontro con un funzionario israeliano, di nessun credo politico: perlopiù Associazioni no-profit palestinesi e attivisti per i diritti umani. ‘’The Times of Israel’’ afferma che le deputate avrebbero incontrato Hanan Ashrawi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Scrive sempre il ‘’Times of Israel’’ che il viaggio è stato organizzato da ‘’Miftah’’, una ONG palestinese con a capo Ashrawi. ‘’Miftah’’ supporta il boicottaggio di Israele, loda i kamikaze palestinesi ed è nota per aver pubblicato accuse antisemite, poi ritrattate. Un suo membro dello staff, Nawaf Al Zaru, nel 2013 ha inoltre postato un articolo di critica nei confronti dell’allora Presidente USA Barack Obama per aver ospitato un Seder di Pesach alla Casa Bianca, in quanto – afferma – gli Ebrei uccidono i bambini non Ebrei usando il loro sangue per rituali religiosi. A questo punto si attende la risposta dei primi.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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