Hatikwà

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 giugno 2018
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Dal 10 al 13 giugno si è svolto a Gerusalemme l’incontro annuale dell’American Jewish Committee (AJC), una delle organizzazioni ebraiche di advocacy più grande degli Stati Uniti.

AJC Global Forum, così il nome di quattro giorni intensi, spesi in un contesto internazionale, ovviamente con grande focus su Israele e sugli ebrei nel mondo.

Che cosa significa avere uno Stato Ebraico? Antisemitismo e antisionismo sono sinonimi l’uno dell’altro? A venticinque anni da Oslo, dove siamo con gli accordi di pace? Questi e moltissimi altri i temi trattati durante il seminario, per la prima volta a Gerusalemme, in occasione dei 70 anni di Israele. Tra i 2400 partecipanti, quest’anno AJC ha visto oltre 400 studenti da varie associazioni giovanili ebraiche da tutto il mondo, con una rappresentanza di oltre 23 paesi. Carlotta ed io dall’Italia. Ancora una volta, diverse Union ebraiche mondiali (presenti anche grazie all’aiuto di European Union of Jewish Students) hanno avuto modo di conoscersi l’un l’altra e di apprendere così il lavoro svolto nei vari paesi nella lotta all’antisemitismo e nella promozione degli interessi degli studenti ebrei nei vari atenei. L’Unione Sudafricana, ad esempio, deve battersi giornalmente con chi utilizza la parola “apartheid” per descrivere le politiche d´Israele. Chi meglio di loro può spiegare fino in fondo al mondo intero perché Israele non è un paese che sposa quella politica discriminatoria? Così come l’Union tedesca, che seppur appena nata (nemmeno due anni fa, nella forma che ha ora) è già stata protagonista di molti eventi di cronaca locale come portavoce di valori fondamentali; o l’Union austriaca, fortemente impegnata nella vita politica del proprio paese. Questi incontri, con i nostri coetanei correligionari, hanno davvero un grande valore: ci insegnano come unire le forze e lavorare insieme.

Ma torniamo al GloFo: le sessioni plenarie sono state il vero punto focale dell’intero evento. Una volta al giorno tutti i partecipanti si radunavano nella sala principale per assistere agli interventi di leader politici da tutto il mondo confrontarsi con il pubblico. E che interventi! Abbiamo avuto l’onore di ascoltare al discorso del Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu spiegare quali, secondo lui, sono i punti fondamentali su cui basare le politiche future israeliane affinché lo Stato Ebraico possa vivere serenamente all´interno dei propri confini. All’opposizione, Tzipi Livni ha ancora una volta promosso la sua idea di pace basata sulla politica di due stati e due popoli: nata in una delle famiglie fondatrici dello Stato ebraico, Tzipi le ha viste proprio tutte ed è considerata oggi giorno la più influente politicante donna in Israele (e fra le top 100 al mondo). Fra gli altri personaggi di spicco abbiamo assistito al discorso di Sebastian Kurz che, nonostante le politiche del suo partito, a Gerusalemme ha invece esplicitamente dato il suo appoggio ad Israele a agli ebrei nel mondo. Questo fatto ha rappresentato un momento storico molto importante, a dimostrazione del potere del fare advocacy in modo molto efficace: infatti David Harris, Executive Director di AJC, dopo 25 anni ha reso possibile che il Primo Cancelliere austriaco difendesse davanti a tutto il mondo il diritto di Israele ad esistere e quello degli ebrei a vivere pacificamente nel mondo.

Grandi applausi ad AJC anche per aver ospitato vari esponenti del mondo arabo e musulmano: tra questi Yahya Cholil Staquf, il Segretario Generale del Consiglio Supremo dell’associazione musulmana più grande al mondo Nahdlatul Ulama (NU), il quale ha sottolineato la necessità di continuare con i trattati di pace; e Ahlam Alsana, la preside della scuola Desert Stars School Branco Weiss, che ha condiviso la sua esperienza in quanto donna mussulmana in Israele.

Tra gli ultimi interventi, la famiglia Goldin: sentirli parlare del proprio figlio Hadar ucciso da Hamas, e di cui il corpo è ancora nelle fila dell’organizzazione terroristica, ha rappresentato un momento estremamente commovente.

Se ti ho invogliato a partecipare al prossimo AJC Global Forum, le iscrizioni sono già aperte! È sicuramente un’occasione unica. Visita il loro sito: https://bit.ly/2KdfTPp

Alissa Pavia


Consiglio UGEIConsiglio UGEI25 giugno 2018
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Si è svolta il 20 giugno presso il centro sportivo “Moon River” la prima edizione del “Memorial Devid & Betta”; un torneo misto di beach volley per ricordare attraverso lo sport, il gioco e la condivisione. “Insieme con voi” è stato infatti lo slogan che ha guidato l’evento organizzato da Delet, Assessorato alle Politiche Giovanili della Comunità Ebraica di Roma, Manuel Moscati e la famiglia Vivanti. Una manifestazione nata senza pretese se non quella di riunire tutte le persone legate ai due fratelli e ricordarli ancora una volta attraverso i sorrisi di chi ha voluto partecipare anche solo per esserci.

A scontrarsi, nel giorno che precede il solstizio d’estate, 12 squadre da 3 elementi per 4 gironi; ad alzare la prima coppa del torneo, portata simbolicamente a casa Vivanti, è stato il team Italia formato da Andrea Di Nepi, Alessia Di Nepi e Alberto Anticoli, sostituito per un infortunio da un’alternanza tutta al femminile di Federica Calò e Carola Limentani.

Ad omaggiare la famiglia, in segno di forte affetto e amicizia, anche una targa di ringraziamento da parte di tutta l’organizzazione coinvolta nella riuscita dell’evento per la possibilità concessa e per il supporto.

Manuel Moscati


Consiglio UGEIConsiglio UGEI22 giugno 2018
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Quali sono i veri numeri di cui parliamo? E quali le iniziative in Lombardia?

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato l’Unione Giovani Ebrei d’Italia e JOI Jewish Open & Inclusive organizzano una serata di confronto con esperti del settore.

Interverranno Michele Bolco, Claudio Berlini e Usman Bojang di VersoProbo e Fanni Gerli di Naga.

Modera Stefano Jesurum. Introducono David Bidussa e Carlotta Jarach.

26 giugno 2018, ore 19:00
Magazzino Musica
via Soave 3, Milano (MM3, P.ta Romana)


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 giugno 2018
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Come vivevano gli ebrei inglesi prima che Elisabetta I inaugurasse la Golden Age? Fino a che punto potevano arrivare pur di salvare il loro credo e la loro vita evitando il patibolo, in un epoca di guerre di religione e intolleranza?

Ce lo racconta in un suo libro Philippa Gregory, una scrittrice britannica, conosciuta soprattutto per romanzi storici incentrati sulla dinastia Tudor e sul suo maggiore protagonista: Enrico VIII, il tiranno famoso per le sue sei mogli, in particolare la seconda e forse la più celebre Anna Bolena, a cui è dedicato uno dei suoi best seller “L’altra donna del re”, e per aver rivoluzionato la Chiesa d’Inghilterra. Il romanzo “Il giullare della regina” è diverso da tutti gli altri, in quanto pone l’attenzione sulla situazione degli ebrei in Inghilterra prima del periodo elisabettiano, quando erano costretti a fuggire dalla persecuzione di Maria la sanguinaria e a convertirsi pur di salvare le proprie vite.

La protagonista del libro Hannah Verde è scappata dalla sua patria, la Spagna, insieme a suo padre; è scappata dai roghi dell’Inquisizione che le hanno strappato la madre, dalla fuliggine delle cataste bruciate insieme a ebrei, criptogiudei e conversos, dalle urla di chi vedeva e sentiva le fiamme lambire il proprio corpo. Ora ha un nuovo cognome, Green, e si nasconde agli occhi degli altri sotto le vesti di un ragazzino, aiutando il genitore nella sua attività di stampatore. Ha un promesso sposo, Daniel, e il suo unico scopo è quello di ricostruirsi una vita in Inghilterra e di imparare il mestiere del padre, cercando di restare nell’anonimato, per non incorrere nel pericolo più temuto: essere scoperti e denunciati come ebrei che occultano la loro vera fede praticando le usanze della religione cristiana. Ma tutti i suoi progetti si sgretolano come un castello di sabbia non appena i suoi occhi incontrano quelli di un giovane affascinante e spregiudicato: Lord Robert Dudley, protettore del re d’Inghilterra, Edoardo; da quel momento il suo amore nei suoi confronti è talmente forte, puerile e onesto, da farle fare qualsiasi cosa lui e suo padre le chiedano.

Da quel giorno inizia la sua crescita mentale e fisica in una delle corti più ricche, sfarzose, frivole, voltagabbana e pericolose d’Europa: dapprima diventa il giullare del re, nonché vassallo dei Dudley, ovvero servitore ai loro ordini per la vita, poi giullare e dama di compagnia di Lady Maria, la futura regina meglio nota come Maria la sanguinaria, infine dama-spia di Lady Elisabetta. Diventata amica fidata di Maria, che ammira come donna orgogliosa e forte alla stregua della madre Caterina, ripudiata dal sovrano Enrico VIII, non riesce a non amare anche la giovane Elisabetta, la sua bellezza, la sua giovialità, la sua determinatezza; ma dovrà scegliere se vivere una vita normale lontana dalla corte e dai suoi innumerevoli complotti o se sopravvivere in un mondo dove ogni pedina è sacrificabile per ottenere l’obiettivo finale: il trono d’Inghilterra. In un mondo in cui la libertà di religione non esiste, in cui non seguire alla lettera lo svolgimento della messa rischia di portare alla reclusione nella Torre e alla decapitazione, in cui i sovrani sono guidati dalla volontà di espandersi il più possibile e ogni motivo è buono per scatenare una guerra, Hannah si ritroverà ad affrontare una scelta che cambierà e determinerà il corso della sua vita…

Nel suo libro Gregory non si limita a mostrare un aspetto più umano di Maria Tudor, ricordata solo per il suo sfrenato desiderio di restaurare il cattolicesimo in Inghilterra, e che invece viene dipinta come la sfortunata regina per molti anni disconosciuta dal padre, allontanata a forza da sua madre, alle soglie dei 40 anni ancora non maritata (evento del tutto raro per una principessa di sangue reale dell’epoca), innamoratasi poi di un uomo più giovane che, come donna, assolutamente non la considerava, ma riporta alla luce uno scenario rimasto a lungo nell’ombra, offuscato dagli intrighi della famiglia reale inglese: la condizione ebraica, raccontata eccezionalmente dalla protagonista, un personaggio di fantasia: Hannah, un’ebrea, una marrana fuggita dalla Spagna e dall’inquisizione e costretta a vestire abiti maschili, diverrà amica e confidente di Maria prima e di Elisabetta poi. Sempre celando la sua vera fede e la sua vera essenza, la giovane si ritrova coinvolta in una serie di inganni e complotti volti a ottenere il controllo del trono d’Inghilterra a cui sarà costretta a prendere parte per poter salvare la vita sua e dei suoi familiari.

Un romanzo scorrevole e travolgente, in grado di far viaggiare il lettore nella corte di Londra, nella famosa Torre dove venivano rinchiusi i traditori, nella Calais con i suoi forti e le sue stradine strette e acciottolate e in un mondo in cui la propria fede veniva celata agli occhi di tutti, prima fra tutti l’Inquisizione.

Giorgia Calò


Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 giugno 2018
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Il 1° giugno 2018, dopo ben ottantotto giorni dalle elezioni politiche, si è insediato il governo Conte, guidato dall’omonimo giurista e docente universitario, con una composizione politica di Lega Nord e Movimento 5 Stelle, i due partiti rispettivamente di destra radicale euroscettica e di stampo populista, entrambi con una modalità di agire molto simile a quella del fascismo. Infatti i due partiti si pongono come rappresentanti dell’intero popolo e della sua volontà e sovranità (dimenticandosi che il popolo esercita la sovranità nei limiti della stessa Costituzione); sono la voce di tutta l’ignoranza, il razzismo e il qualunquismo imperante nel Belpaese e ampliato a macchia d’olio grazie a Facebook; provocavano il governo con modalità aggressive quando erano all’opposizione, e soprattutto ritengono democrazia e volontà popolare le proprie idee mentre sono  “cose da pdioti” quelle affermate da chiunque non la pensi come loro. Rassicurante come quadro, no?

Ma andiamo nel dettaglio a vedere chi è che compone questo esecutivo: abbiamo innanzitutto un Primo Ministro che non ricorda (o finge di non ricordare) il nome di Piersanti Mattarella, fratello del Capo dello Stato, ucciso dalla mafia nel 1980, e definito semplicemente un “congiunto”; un Ministro della Salute che, pur essendo medico legale, nega l’importanza dei vaccini obbligatori, sostenendo che essi debbano diventarlo solo a epidemia in corso (che sarebbe come dire mettersi un giubbotto antiproiettile solo dopo aver ricevuto lo sparo), e in questo modo dà voce e ossigeno a tutto il movimento no-vax che nega il valore della medicina e delle scoperte costate decenni di lavoro e di ricerche, anche per mezzo di insulti, un po’ come faceva la massa della popolazione ai tempi dei Promessi Sposi (la credenza degli untori); un Ministro per la Famiglia con idee retrograde e medievali, omofobo, sostenitore dell’esclusività della “famiglia tradizionale” e contrario all’aborto (che è invece un diritto fondamentale che va garantito a ogni donna). Merita però una menzione speciale il Ministro dell’Interno, che è la personificazione della disumanità: si comporta ancora come se fosse in campagna elettorale, aizza le masse a odiare il diverso, crea un caso diplomatico con la Tunisia, si rifiuta (in nome del pugno duro) di far attraccare ai porti italiani un barcone che rischia di rovesciarsi (con la massa di persone su Facebook a inneggiare alla morte dei migranti in pericolo di vita), si complimenta esplicitamente per l’uccisione di un ragazzo da parte delle forze di  polizia. E soprattutto (cosa più preoccupante in assoluto) fomenta lo squadrismo, crea in versione moderna e digitale il vecchio concetto delle liste di proscrizione di epoca romana, di Marco Antonio e Cesare. Sei nelle liste di proscrizione? Chiunque ti può uccidere e il suo atto resterà impunito. Vittima illustre delle liste di proscrizione fu l’oratore Cicerone. Siamo allo stesso livello oggi, potremmo chiamarle liste di proscrizione 2.0: se domani, dopodomani o fra un anno un rom, un nero o comunque un individuo “diverso” dovesse essere ucciso, non ci sarebbe da stupirsi se il nostro Ministro dell’Interno non condannasse l’omicidio, cosicché le masse siano sempre più legittimate a odiare. Pensiamo un momento a ottant’anni fa: lo stesso odio gratuito e di massa si riversava verso il popolo ebraico, e portò in Italia e in Germania alle leggi razziste, portò alla Notte dei Cristalli, portò alla Shoah. Peraltro, a proposito di ebrei, il primo e supremo leader del Movimento 5 Stelle è un individuo che a più riprese ha mostrato una preoccupante avversione all’ebraismo (per citare alcuni esempi: la sua banalizzazione del Giorno della Memoria e del suo significato oppure la sua autodefinizione di individuo “oltre Hitler”).

I due partiti che sono rappresentati nell’esecutivo non hanno nemmeno applaudito l’intervento, a mio dire eloquente e ineccepibile, della senatrice Liliana Segre, che in nome della barbarie nazista che ha vissuto in prima persona, ha dichiarato la sua più ferma opposizione a qualunque legge contro i rom e le minoranze in generale, attirandosi per altro gli insulti di un buon numero di commentatori seriali di Facebook che le hanno augurato di essere derubata da uno zingaro, affermando che è certamente peggio che vivere in un campo di concentramento. Ma su questo punto è meglio sorvolare e fingere di non aver letto, tenendo solo a mente che questi commentatori seriali sono in mezzo a noi e potremmo incontrarli per strada.

Piuttosto, prendendo spunto dall’intervento della stessa Liliana Segre, voglio lanciare il mio appello: qualunque ebreo che nel segreto dell’urna ha messo la propria croce sul simbolo della Lega (o peggio sul simbolo dei 5 Stelle), oggi deve mettere una mano sulla propria coscienza. Magari il voto alla Lega è andato in nome della (presunta?) amicizia del suo leader nei confronti dello Stato di Israele (da più parti ho visto su Facebook pagine simpatizzanti per Israele inneggiare all’attuale Ministro dell’Interno), ma il risultato di oggi è un governo che si avvicina molto allo squadrismo, un governo che non si farà scrupoli a isolare le minoranze e a far vivere loro quello che i nostri fratelli correligionari hanno vissuto ottant’anni fa quando, in fuga dalla persecuzione, si sono visti respinti alle frontiere. Non fa nemmeno onore a Israele avere come (sedicente) amico un individuo di valori umani così infimi e meschini.

Noi come ebrei siamo appena venticinquemila in tutta Italia, più o meno lo stesso numero di abitanti che ha Isernia, in Molise. Ma siamo pur sempre una minoranza estremamente integrata e “rumorosa”, e abbiamo il compito di opporci categoricamente a qualunque iniziativa di stampo razzista di questo governo, e far sentire la nostra voce ogni qualvolta ciò dovesse accadere. Chi dimentica è complice, chi dà loro il voto è complice di questa macchina, è un franco tiratore.

Oggi sono i rom, i musulmani e i migranti africani, ma domani potremmo essere nuovamente noi. Non servono proclami come “passaporto pronto” o simili. Serve piuttosto prestare costante attenzione, e magari avere pronto il microfono, prima del passaporto. Israele è certamente un punto fermo e fondamentale per la nostra vita di ebrei, ma non può e non deve essere l’unica ragione delle nostre scelte politiche in Italia e in Europa. Chi sceglie di continuare a vivere in Europa, deve lavorare nell’interesse primario di questa bellissima e fondamentale realtà: un’Europa che sia sicura, accogliente e che sappia sempre garantirci i valori e i diritti per la cui conquista le passate generazioni hanno dovuto lottare duramente. E questo significa combattere a ogni costo il razzismo, il nazionalismo e la xenofobia, anche laddove i partiti portatori di tali valori si dichiarassero amici e sostenitori dello Stato di Israele.

Simone Bedarida



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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