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Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 maggio 2017
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Il sito del Ministero dell’interno pubblica un resoconto della giornata di incontro, venerdì 5 maggio, tra giovani ebrei, musulmani e cristiani con il ministro Minniti, di cui abbiamo già scritto su Hatikwà:

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha incontrato questa mattina al Viminale una delegazione di giovani di diverse religioni: musulmani, cristiani e ebrei, provenienti da tutte le regioni d’Italia e presenti a Roma in occasione del Convegno nazionale “Dall’Islam in Italia all’Islam italiano. Giovani musulmani e protagonisti di nuovi orizzonti di integrazione: attivarsi, dialogare, progettare”.

Nel corso dell’incontro, il ministro Minniti ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento di oggi: “Voi siete i pionieri di una nuova umanità, quella che non consentirà a nessuno che il passato uccida il futuro”.

Il Segretario Generale Cozzolino ed il Presidente Hajraoui della Confederazione Islamica Italiana, che hanno accompagnato la delegazione, hanno ringraziato il Ministro per l’attenzione riservata evidenziando che, sin dalla sua costituzione, la Confederazione Islamica Italiana ha puntato sui giovani come risorsa fondamentale da coinvolgere nelle proprie iniziative nel segno dell’inclusione e della convivenza pacifica mirata anche a contrastare l’isolamento e l’emarginazione.

Il Convegno nazionale dei giovani musulmani, come osservato dai giovani che hanno preso la parola in rappresentanza delle singole delegazioni, costituisce l’occasione per divulgare e trasmettere i principi richiamati dal Patto per un islam italiano e per la condivisione di un percorso di conoscenza e di dialogo. Il ministro Minniti, infine, ha sottolineato l’importanza del Patto con l’Islam italiano come un momento che garantisce insieme l’adesione ai fondamentali principi della nostra Costituzione ed un’effettiva apertura al dialogo con le altre religioni, come testimonia l’appuntamento di oggi al Viminale.

Dal sito del Ministero dell’Interno


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 marzo 2017
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Nella notte tra sabato 14 e domenica 15 gennaio,  una parte dei muri esterni dell’istituto “Ferraris Pancaldo” di Savona è stata sporcata con simboli razzisti. L’episodio si è ripetuto anche il 17 gennaio. La dirigenza ha tempestivamente presentato un esposto alle autorità competenti che sono intervenute sul luogo. Gli studenti, fortemente turbati dall’accaduto, hanno colto l’occasione per raccogliersi in un momento di riflessione con i loro docenti.

“Il ‘Ferraris Pancaldo’, scuola di forte tradizione democratica e antifascista, inorridisce di fronte al gesto di coloro che nelle due notti scorse hanno imbrattato alcuni muri esterni della scuola con simboli e scritte altamente lesivi della dignità e intelligenza umana. Tutte le componenti dell’istituto, studenti, docenti, personale ATA e dirigenza scolastica, condannano fermamente i responsabili di questo gesto vile che ha colpito anche una chiesa vicina all’istituto, quella di San Paolo in corso Tardy e Benech. State lontani dalla nostra casa, luogo della cultura e dell’accoglienza”.

In particolare si devono ringraziare i rappresentanti d’istituto, Joshua Bonfante, Pietro Grasso, Andrea Airaghi e Lorenzo Sciotto, gli studenti, Pietro Giacchello, Jacopo Bolla, Loris Giusto, Gabriele Lilli, docente e Francesco Esposito, tecnico di laboratorio, per l’impegno mostrato e per la ferma volontà di eliminare elementi totalmente estranei alla cultura della comunità scolastica che è fatta di accoglienza e inclusione.

Non sono molti gli ebrei che vivono nella provincia ligure. I due che scrivono queste righe vivono o hanno vissuto a lungo nella Riviera di Ponente, a Savona e a Bordighera. Non è facile coltivare il proprio ebraismo quando si dimora tanto lontani da una comunità: talvolta il rapporto di intensifica in occasione della preparazione al bar mitzvà, può fortificarsi grazie a incontri fortunati, legami identitari sentiti prima ancora che praticati in comune con altri, frequentazione di gruppi giovanili e dell’Ugei; ma la regola è una vita ebraica in cui la dimensione famigliare è prevalente, talvolta quasi esclusiva. Tanto più importante, dunque, è l’impegno nella nostra società, per esempio quello di chi, da rappresentante d’istituto, collabora alla gestione della vita scolastica. Non occorre essere ebrei per decidere di ripulire i muri di una scuola imbrattati da simboli di odio antisemita e razzista come la svastica, chiaro richiamo a una volontà di genocidio che nessuno, oggi, può ritenere oggetto di una storia che si è chiusa settant’anni fa. E’ un compito che spetta a tutti noi come cittadini di una democrazia come l’Italia. Come italiani e come ebrei dobbiamo reagire con fermezza di fronte a episodi come questo. Anche nella lontana provincia ligure.

Joshua e Giorgio 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 maggio 2016
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Sadiq Khan con la moglie
Sadiq Khan con la moglie

Il 6 maggio scorso dalle elezioni amministrative a sindaco di Londra è uscito vincitore Sadiq Khan, appartenente al partito laburista. È il primo musulmano nella storia della città.

Sui social ci si è espressi ponendo l’accento su quest’ultimo punto. Di base le reazioni sono state di due tipi: chi ha esaltato la grande apertura mentale degli inglesi che ha reso possibile questo evento storico e chi invece, tra odio e paura, ha condannato gli ingenui londinesi pronti a essere sottomessi all’islam del terrore, nemico dell’Europa e di Israele.

Secondo questi ultimi, influenzati anche da false immagini fatte circolare ad arte, il prossimo sindaco sarebbe un integralista e un antisemita. Eppure alla sua prima uscita Khan ha partecipato a una commemorazione della Shoah, insieme al rabbino capo del Commonwealth; è stato sostenuto, durante la sua campagna elettorale, da molti ebrei; si è espresso contro il BDS, allontanandosi da un’ala del suo partito, e a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. All’apparenza, non proprio l’integralista dipinto da alcuni solo perché musulmano.

Da ebreo rifiuto in maniera più assoluta questo pensiero, colmo di razzismo.

Una foto ritoccata: quella cerchiata in rosso non è la moglie di Khan
Una foto ritoccata: quella cerchiata in rosso non è la moglie di Khan

Anche il pensiero volutamente opposto non mi convince in pieno. La sua religione non lo rende peggiore degli altri, ma neanche migliore. Dal punto di vista morale e fino a prova contraria Khan è esattamente alla pari di tutti: quella per l’uguaglianza religiosa è una sfida che l’Europa dovrebbe aver già superato da tempo. La sfida che ha davanti in questo momento è quella dell’integrazione dello straniero. Con Khan, “immigrato di seconda generazione”, sembra aver imboccato la strada giusta.

Alla luce di queste considerazioni, la mia posizione. È presto per stabilire se sarà o meno un buon sindaco, più o meno attento alla lotta contro l’antisemitismo e il razzismo, le premesse però mi sembrano buone. Per il momento osservo.

Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano, presidente Ugei 2016

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 marzo 2016
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logoyeudYeud – Future Leader Training è un corso organizzato dall’Ucei a partire dal 2009 per formare quei giovani ebrei italiani che in futuro si occuperanno della gestione delle comunità di cui fanno parte. L’edizione di quest’anno è la seconda che si svolge a Gerusalemme, sotto la direzione scientifica di rav Roberto della Rocca e Dan Wiesenfeld, e con l’indispensabile impegno di Claudia Jonas con il gruppo e di Genny Di Consiglio a Roma. Il programma, molto denso, si è svolto dal 6 al 13 marzo e ha previsto laboratori di team building e leadership, incontri con rabbini e esperti di ebraismo e Israele, visite mirate a luoghi di importanza focale per lo stato di Israele e occasioni di approfondimento su attualità e politica. Il filo rosso che ha unito il programma è stato quello del dialogo e del dibattito: innescato dagli stimoli che sono stati proposti, ha presto superato i muri dell’aula di Kyriat Moriah per trasformarsi in una rete di libero confronto che per tutta la settimana non ha smesso di venire tessuta.
Quelle che seguono sono le riflessioni dei partecipanti.

yeudgruppoElena Gai Ye’ud mi ha dato la possibilità di confrontarmi, di creare un dibattito sano e costruttivo che mi ha permesso non solo di conoscere le opinioni e i punti di vista altrui, ma anche di conoscere meglio i miei punti di forza e i miei limiti. Bisogna sapersi mettere sempre in gioco, saper mostrare ciò in cui si crede e contemporaneamente saper rivalutare le proprie certezze, sapersi confrontare e saper imparare dagli altri. Questo è alla base delle relazioni umane, e comprenderne l’importanza è essenziale per chi si vuole definire “leader”.

Charlotte Eman Quest’esperienza è stata unica e molto formativa. Abbiamo imparato a condividere idee, obiettivi, scopi e strategie, per creare qualcosa di molto importante: un gruppo di amici molto legati, ma, cosa più importante, un team indissolubile in grado di risolvere situazioni.

Ruben Spizzichino Evitare di definire opinioni non affini alle mie “diverse”, ma semplicemente “altrui”. Il diverso presuppone l’autoreferenzialità, comporta l’impossibilità di comunicare e relega la discussione in uno stato stagnante di idee. “Diverso” indica il dislivello di concetti e posizioni. “Altro”, implica il rispetto per il prossimo, pone la parità di idee, condizioni fondamentali per la loro evoluzione. Insomma, solo uno stupido resta cristallizzato sulla propria idea e irrispettoso verso quelle “diverse”.

yeudlezioneSabra Salvadori Yeud per me è stato un modo per conoscere da vicino la realtà israeliana grazie ai numerosi temi affrontati, ma soprattutto un momento di confronto con altri ragazzi che, come me, vivono e partecipano alla vita delle comunità ebraiche italiane. Grazie a questo confronto ho potuto constatare le differenze culturali dei ragazzi a seconda che questi vivano nelle comunità di grandi dimensioni o nelle comunità più piccole.

Nathan Bendaud Come formare un team? Chiedete a Claudia Jonas, Dan Wiesenfeld e rav Roberto della Rocca e vi spiegheranno di prendere 15 ragazzi dai 18 ai 30 anni provenienti da varie comunità italiane con il sogno un giorno di diventarne leader.

Michael Sierra Al di la delle ottime conferenze del programma, penso che Yeud abbia costruito un ottimo team formato da futuri leader di tutte le comunità ebraiche italiane, compresa quella in Israele. L’investimento nella formazione di leadership giovanile per rinforzare i contatti fra le comunità, a mio avviso, è fra i compiti più importanti. Sono sicuro che la scelta di svolgere il seminario in Israele non sia stata casuale. Le comunità in Italia hanno tanto da imparare da Israele e la comunità italiana in Israele ha tanto da imparare dalle comunità italiane. A nome di “Giovane kehilà”- il gruppo giovanile degli italiani in Israele che ha come scopo rinforzare i contatti con le comunità italiane e contribuire allo sviluppo della società israeliana, ringrazio molto l’UCEI, e Rav della Rocca in particolare, per questa occasione. Sono sicuro che presto vedremo i frutti di questo programma.

Simone Somekh Mi sono confrontato con docenti e ospiti dalle più svariate idee politiche e religiose, ma anche con gli altri partecipanti. Per sette giorni, ho respirato un’atmosfera di apertura al confronto e voglia di collaborare che ho raramente visto in altri eventi e programmi. Un ebraismo in decadenza come quello italiano necessita urgentemente di leader più lungimiranti e più spazio per i giovani. Valori di base della vita ebraica come l’osservanza dello shabbat e lo studio dei testi si stanno perdendo per dare spazio a faziosità e politica. Il seminario di Yeud è stato un’esperienza per crescere; credo che tutti i ragazzi partecipanti siano di grande esempio per molte figure di spicco dell’ebraismo italiano, che ancora stentano ad adottare vedute più larghe e strumenti di management anglosassoni.

yeudlezDaniel Foà Una settimana dedicata alla scoperta. Abbiamo scoperto luoghi e persone, ma principalmente idee. La conoscenza dell’altro è occasione di crescita. La discussione è ricchezza.

Arièl Nacamulli Yeud è stata un’esperienza fantastica, un’occasione in cui incontrare ragazzi molto diversi tra loro ma con il desiderio comune di mettersi al servizio dell’ebraismo italiano. È quello di cui abbiamo bisogno.

Yael Di Consiglio Yeud è stata un’esperienza fantastica che difficilmente dimenticherò. Pur essendo la più piccola mi sono integrata da subito nel team. Nonostante i ritmi frenetici delle lezioni la curiosità di conoscerci e confrontarci su diverse visioni ci ha spinto a interagire tutto il giorno, discutendo delle nostre opinioni, sempre diverse le une dalle altre. Eppure nessuno voleva prevaricare: siamo stati pronti ad ascoltare le opinioni degli altri e da esse apprendere. E’ stata una settimana con un giusto mix di leadership, Torah, pizza, shawarma e waffles.

Saleyha Leah Hossain Partendo dalla comune convinzione che un leader sia il capobranco di un gruppo meno importante, siamo giunti, grazie al sostegno continuo di Dan Wiesenfeld e di altri rilevanti professori e rabbini, non solo a demolire quest’errata interpretazione ma a creare ed essere un team coeso, arricchito dalle peculiarità di ciascuno di noi e forte grazie alla profonda amicizia che si è creata.

David Giuili E’ stata un’esperienza bella e costruttiva. Durante i giorni di Yeud mi sono sentito proprio a casa. Mi ha emozionato molto la riconoscenza verso Herzl e come viene mantenuto il suo ricordo: in Israele è sentito molto il patriottismo e la fratellanza, in Italia non interessa minimamente…

Giorgio Berruto Se condividere uno spazio è sempre una sfida, tanto più lo è lavorare insieme. Ci insegna Dan Wiesenfeld che anche un team ha una vita. C’è la formazione, un innamoramento in cui l’entusiasmo primeggia. Poi vengono i contrasti: il negativo, la percezione dell’altro, il confrontarsi talvolta sordo. C’è l’assestamento e la fase normativa: la capacità decisiva di codificare regole – regole non scritte – e di stringere il mirino sull’obiettivo e sul metodo. E c’è lo stadio performativo, in cui l’altro è ormai Altro, uno spazio che si dischiude, interlocutore con cui confrontarsi non più per necessità, ma per scelta.

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Consiglio UGEIConsiglio UGEI24 gennaio 2016
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svegliaitaliaIeri pomeriggio in numerose località italiane e in alcune grandi città estere si sono svolte manifestazioni a favore del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Un testo, a detta di molti, ancora insufficiente eppure, se superasse indenne le forche caudine dell’iter parlamentare, in grado di ridurre il gap legislativo che separa l’Italia da tutti i Paesi dell’Europa occidentale e da Israele.
Ho partecipato alla manifestazione organizzata dalle sigle Lgbt a Torino: una piazza Carignano traboccante di volti giovani che si sono stancati di essere il futuro e vorrebbero cominciare a essere il presente.

sentinelleA poche centinaia di metri si è svolta un’altra manifestazione, di segno opposto, quella delle “Sentinelle in piedi”. Ho approfittato della vicinanza per andare a dare un’occhiata, districandomi a stento tra i 10000 di piazza Carignano. Le ho viste, le “Sentinelle”: qualche decina di spettri grigi, gli occhi acquosi, stiliti senza colonna, servitori di una presunta giustizia che non ha più un mondo su cui venire calata.
Non lo ha più perché il mondo è cambiato ma loro no, giannizzeri tardivi di un’idea difesa con fanatico coraggio di fronte ai cori di scherno di alcuni manifestanti giunti dall’altra piazza, quella confusa, forse troppo, eppure colorata.

Non ho la pretesa di parlare a nome dell’ebraismo – non potrei farlo e non ne sarei in grado – ma mi piace pensare che la centralità che questo dà alla persona, al soggetto morale consapevole e capace di scegliere responsabilmente, vada di pari passo con la difesa dei diritti di coloro che ne sono privati. Come ha sostenuto recentemente Gadi Luzzatto Voghera su Moked, quello che il ddl Cirinnà dovrebbe sancire, non senza timidezza, è una realtà ormai solida. Una realtà di fronte a cui troppo a lungo abbiamo voltato la testa, e che oggi si presenta con sempre maggiore urgenza. Non oso avventurarmi per i difficili sentieri della halachà, rimando però con piacere all’importante intervista di Anna Segre a rav Haim Fabrizio Cipriani pubblicata alcuni mesi or sono da “Ha Kehillah”, una esplicita apertura alle unioni omosessuali che assume la Torah stessa come base, e alle riflessioni di rav Amedeo Spagnoletto in occasione di un evento organizzato dall’Ugei nel giugno 2014.

E’ tempo di decidere verso quale piazza dirigerci.

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Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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