Mondo ebraico

Consiglio UGEIUGEI6 Novembre 2020
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di Manuel Moscato 

 

Questa settimana leggiamo la Parashà di Vajera. Nei primi versi, si parla dell’incontro tra i tre angeli e Avraam Avinu. Ogni angelo aveva un suo compito: il primo doveva annunciare che Sarah aspettava un bambino, il secondo doveva annunciare la guerra di Sodoma e Gomorra, e il terzo doveva portare una pronta guarigione a Avraam perché aveva fatto la Milà da pochi giorni.


Consiglio UGEIUGEI2 Novembre 2020
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di Gavriel Hannuna

 

Circa 2750 anni fa, gli ebrei del regno d’Israele vennero deportati dagli Assiri e dai Babilonesi. Questo terribile evento fu l’inizio di una delle più grandi comunità ebraiche al mondo: quella persiana.

Nell’ultima serie tv israeliana Tehran, una spy story ambientata tra Israele e Iran, ci sono poche tracce di questa comunità. Si vedono immigrati iraniani in Israele e la zia della protagonista, convertita all’Islam, con una famiglia fanatica del regime iraniano. Oltre agli agenti del Mossad, questi sono gli unici ebrei persiani che vengono rappresentati, ed è quindi una sorpresa andare a scoprire che la comunità ebraica di Teheran esiste ancora: conta più di 8000 persone, facendone la più grande comunità mediorientale al di fuori d’Israele. La storia di questa comunità è lunga e complicata, e ci mostra quanto sia cambiata la società iraniana nell’ultimo secolo.


Consiglio UGEIUGEI23 Ottobre 2020
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di Redazione

 

La seconda Parashà del Pentateuco, Parashat Noach, è forse tra le Parashot più simboliche, più conosciute, più apprezzate, più studiate e più citate in assoluto. La Parashà che racconta la storia di Noè, l’unico uomo pio della terra che, per mettersi in salvo dall’ira di Dio, costruisce un’arca nella quale ospita animali di ogni specie.

In uno storico discorso tenuto da Rav Israel Meir Lau, ex rabbino capo di Israele e superstite del campo di sterminio di Buchenwald, di fronte ai più grandi leader di tutto il mondo arrivati in visita al museo della Shoah di Yad VaShem in occasione del World Holocaust Forum, Rav Lau ha deciso di parlare proprio di Parashat Noach e della convivenza degli animali nell’arca.

“Com’è possibile che il leone e la capretta abbiano convissuto sotto lo stesso tetto?”, domanda Rav Lau al pubblico d’eccezione presente in sala. “La risposta è semplice: tutti gli animali avevano capito che dovevano convivere pacificamente perché fuori dall’arca vi era un nemico comune. Il temporale”. Poi Rav Lau ha aggiunto: “Se gli animali hanno capito ciò, perché non lo capiamo anche noi umani?”.

L’interrogativo rimane aperto e irrisolto. Oggi più attuale che mai. Il nemico comune ha preso forma di un temporale nell’epoca biblica, oggi prende la forma di un virus. In altre epoche il nemico era la guerra, l’odio, la fame. Il nemico comune è sempre esistito. Il desiderio di combatterlo insieme, tuttavia, pare averci abbandonato, proprio come afferma Rav Lau.

L’inizio del nuovo anno e la lettura di Parasha Noach possono rivelarsi il momento storico decisivo per ripetere il gesto compiuto dagli animali sotto l’arca di Noe. Anche noi, come loro, possiamo riconoscere di essere più simili di quanto immaginassimo, accomunati da un destino comune, frutto delle nostre azioni e delle nostre decisioni.


Consiglio UGEIUGEI19 Ottobre 2020
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di Susanna Winkler

 

Il 13 ottobre scorso, nel prestigioso contesto dell’antica aula magna della Pontificia Università Antonianum, si è tenuto un incontro a servizio del Global Compact on Education, in occasione della pubblicazione del volume The Village of Education curato da Giovanni Emidio Palaia, professore di Teologia Morale all’Università LUMSA di Roma. Assieme a lui sono intervenuti diversi relatori, tra cui il Rabbino Capo di Genova Giuseppe Momigliano e l’Amministratore del Patriarcato Latino di Gerusalemme, Monsignor Pierbattista Pizzaballa. L’incontro si è aperto con un discorso introduttivo del Professor Palaia, ed è stato ideato come un momento di tavola rotonda, di confronto sui temi fondamentali per nostri giorni. Il punto nodale del problema è trovare una convergenza globale per un’educazione inclusiva e aperta per vivere tutti insieme, con un importante riferimento alla fratellanza tra gli uomini.


Consiglio UGEIUGEI18 Ottobre 2020
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di Michelle Zarfati

 

Ci siamo mai soffermati a pensare quante tra le invenzioni scientifiche, tecnologiche e mediche siano state opera di ebrei o israeliani? Del resto tra i principi base dell’ebraismo ne spicca uno che ha assunto un’importanza fondamentale per il piccolo grande stato d’Israele e per gli ebrei in generale: il Tikkun Olam, quello che può esser tradotto come “Riparare il mondo”. Sono moltissimi i doni che lo stato d’Israele ha fatto al mondo seguendo una tradizione millenaria ormai. Non limitarsi a far del bene e a migliorare la vita di chi è vicino a noi, ma di estendere questo principio, spesso sconosciuto, a tutta l’umanità. Perché infondo sono le invenzioni e la cultura che aiutano a vivere meglio e soprattutto restano per sempre. Non a caso Israele continua a posizionarsi al primo posto quando si tratta di innovazione scientifica e tecnologica, poiché sente a pieno la responsabilità di salvare il mondo gettando luce e aiutando il progresso.