Mondo ebraico

Consiglio UGEIConsiglio UGEI24 aprile 2014
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Altro che stereotipi potenti  tipo stagioni e celebrazioni, i weekend Ugei segnano implacabilmente e inesorabilmente lo scorrere del tempo e della svolazzante giovinezza. Che si partecipi o non si partecipi non importa, tanto nel secondo caso basta sguinzagliare insiders per farsi raccontare tutti i dettagli più scabrosi. E in effetti pensandoci bene ho un sacco di testimonianze da lasciare ai posteri.

Ho camminato fra distese di trolley formato bagaglio a mano pieni dei vestiti e sentimenti migliori.

Ho indossato braccialetti di plastica di colori pochissimo abbinabili tipo l’arancione fluo e dall’adorabile  tendenza ad appiccicarsi al mio polso sudaticcio.

Ho degustato cene a base esclusivamente di challah perché non avevo nessuna voglia di alzarmi e sgomitare per ottenere tre polpette. E comunque la challah è una delle cose più buone del mondo.

Ho bevuto bicchieri di vino dopo il Kiddush o dopo cori da stadio che mi incitavano a finirli.

Ho colto in flagrante nei corridoi coppiette di innamorati e di cospiratori.

Ho visto brillanti oratori arringare nel tentativo di farsi valere e arrancare nel tentativo di ottenere attenzione.

Sono stata spettatrice di scontri fra titani e battibecchi sul colore dei bicchieri di plastica.

Ho osservato distrattamente chi andava alla ricerca di voti e aiutato chi andava alla ricerca di orecchini perduti.

Sono stata sopraffatta da dichiarazioni forti e metafore decisamente coraggiose.

Ho sentito negare l’evidenza e l’appartenenza, due cose a quanto pare impossibili solo all’apparenza.

Ho rinunciato una volta a travestirmi da Cleopatra con una corona a forma di cobra d’oro per evitare di perdere la mia già scarsa credibilità, e troppe volte a dire la mia per evitare di sprecare fiato con chi non aveva nessuna intenzione di starmi a sentire con il minimo indispensabile di benevolentia.

Mi hanno affibbiato soprannomi carini ed etichette evergreen.

Ho avuto gli occhi col trucco sbavato la mattina a colazione dopo festeggiamenti folleggianti e sbarrati di fronte alla quantità di tempo che a volte viene perso per l’eternità.

Dopo anni di fuga a gambe levate ci ho un po’ ripensato sulla gioventù ebraica (quest’inverno ho persino avuto una vita sociale sulla Tayelet di Tel Aviv dopo un’adolescenza sprecata), però ogni tanto mi spaventa ancora un po’ la sua intemperanza.

Mi è balenato per un attimo il pensiero di scappare di nuovo per questioni di principio, ma poi l’ho abbandonato un po’ per altre questioni di principio e un po’ perche prima o poi mi ci voglio davvero travestire da Cleopatra.

Ho provato un vago spiazzamento per il coinvolgimento incredibile e totalizzante di alcuni in questioni che tutto sommato riguardano semplicemente uno sparuto gruppo di giovani felici di essere giovani e associati (come li definì una volta un’amica autoironica), ma poi guardando un po’ in giro per l’Europa e scoprendo che tanti paesi non hanno niente di tutto ciò mi sono sentita fortunata.

Ecco, più o meno questo mi aspetto che succeda anche al prossimo weekend di delicatezza e ardore, con quel tocco grazioso che solo la cornice di Mitteleuropa può dare. In realtà mi avevano chiesto uno spunto di discussione, ma mi sa che non sono abbastanza intellettuale engagé. Che qualcosa cambi in questo pittoresco quadretto però un pochettino lo spero, l’importante è che ci sia abbastanza challah.

 

Francesca Matalon

Nella foto (dell’autrice): piazza dell’Unità, Trieste


Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 aprile 2014
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Masa-Logo8Cerchi un tirocinio dopo la laurea o un’esperienza di studi o di volontariato in Israele? Masa Italia potrebbe essere quello che fa per te.

“Se sei alla ricerca di un cambiamento di vita in Israele, Masa Israel ti accompagna in questa fase e ti aiuta a fare la scelta migliore in base alle tue esigenze. Si tratta di un programma congiunto del governo d’Israele e dell’Agenzia ebraica per Israele che offre ai giovani ebrei di età compresa tra i 18 e i 30 anni l’opportunità di abbinare periodi di studio, perfezionamento nella ricerca, alta formazione, stage professionali, volontariato e divertimento in Israele. E’ un’occasione per riscoprire la propria identità ebraica.”

Per quanto mi riguarda sono venuta a conoscenza dei programmi Masa Italia, la “sezione” italiana di Masa Israel Journey, tramite Valeria Milano, che si occupa di farli conoscere ai giovani studenti ebrei interessati. Valeria mi ha fornito il contatto del rappresentante di Masa Italia, Gilad, e abbiamo organizzato un incontro. Gilad mi ha fornito tutte le informazioni necessarie riguardo alla borsa di studio che offre l’organizzazione e i nomi di vari programmi offerti.

I programmi che offre Masa Italia sono molto variegati e si adattano bene al tipo di esperienza che si vuole fare in Israele. Gvahim Young Leaders, per esempio, è un programma che offre l’opportunità di fare uno stage di 5 mesi in un’azienda israeliana. Il programma è stato ideato per consentire al tirocinante di capire il funzionamento della società israeliana. Gvahim è un programma gratuito eccetto una tassa di 150 dollari e offre una serie di attività extra: come corsi di ebraico, Shabbat organizzati, visite di start-up, incontri con esperti su diversi argomenti.

Un altro programma è Career Israel che offre l’opportunità di effettuare stage in diversi campi: come Business e Finanza, Politica e Governo, Diritti Umani, Educazione, Cinematografia e Fotografia, Scienza e Ingegneria, Comunicazione e molti altri. Career Israel è il programma di punta di Israel experience, che fornisce programmi su misura, offrendo i più alti standard di servizio e qualità. L’obiettivo del programma è quello di rafforzare il senso d’identità ebraica del partecipante, approfondendo la sua connessione con Israele e aumentando il legame con le comunità d’origine.

Real Life Israel è un programma che offre tirocini anche per il periodo estivo e borse di studio nella ricerca. All’interno di questo programma è previsto anche L’Israel Public Diplomacy Program, che consente ai giovani di avvicinarsi al mondo della diplomazia. Il programma in questione offre anche una serie di borse di studio ed esenzioni a seconda del reddito del partecipante.

In particolare, mi sono interessata ai programmi Masa Israel Journey perché volevo avere un’esperienza in Israele che fosse inerente al mio percorso di studi. Mi sono laureata da poco in Scienze Politiche e i programmi Masa offrono opportunità di effettuare tirocini presso organizzazioni governative e non nel campo della Politica, del Governo e dei Diritti Umani e anche nel Consiglio Israeliano per gli Affari Esteri. Per questo motivo mi è sembrata un’occasione da cogliere al volo!

Masa Italia, quindi, offre una serie di opportunità ai giovani studenti appena laureati che hanno la possibilità di effettuare tirocini nelle loro aree di competenza ma anche di migliorare la loro conoscenza della lingua ebraica e di fare un’esperienza unica e divertente in Israele.

Se come me volete arricchire il vostro curriculum con un’esperienza utile per il vostro futuro, i programmi offerti da Masa Italia sono un’opzione da tenere in considerazione!

Michela Di Nola

Fonte: http://masaitalia.org/#/home


Consiglio UGEIConsiglio UGEI25 marzo 2014
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Bologna

Da Moked 23/3/2014

Comunicazione, nuovi media, problemi e degenerazioni di un mondo, quello del modo di fare informazione, ma anche di interagire con gli altri, che è cambiato radicalmente negli ultimi anni. A questo tema è stato dedicato l’incontro del pomeriggio di Shabbat nell’ambito del tradizionale fine settimana per la festa ebraica di Purim organizzato dall’Unione giovani ebrei d’Italia. Un tema di grande attualità tanto nella società quanto nell’Italia ebraica, che il Consiglio Ugei 2014 guidato dal presidente Simone Disegni ha tenuto ad approfondire, organizzando un momento di riflessione e dibattito con la partecipazione di Marco Contini, giornalista di Repubblica, e Matteo Fornaciari, politologo dell’Università cattolica di Milano, moderato dalla giornalista di Pagine Ebraiche Rossella Tercatin, per poi affrontare l’approccio dell’etica ebraica con il rabbino capo di Bologna Alberto Sermoneta. Rav Sermoneta che insieme al presidente Daniele De Paz ha partecipato alla cena dello Shabbat esprimendo grande emozione nel vedere i locali comunitari animati da tanti giovani provenienti da tutta Italia. Quale l’impatto dei social network nella comunicazione politica? E quale l’effetto della scomparsa in tanti casi del ruolo di mediazione tra notizia e lettore del giornalista? Queste le domande da cui ha preso le mosse la discussione, con una sola certezza, la percezione di trovarsi ad affrontare cambiamenti radicali rispetto ai quali è difficile individuare regole di comportamento certe, anche di fronte a situazioni sempre più diffuse: la moltiplicazione dei contenuti d’odio, magari anche tra i propri contatti sulla rete, eventualmente veicolati da “amici” virtuali, ma non sempre reali, la tendenza ad assumere, protetti da schermo e tastiera, atteggiamenti aggressivi e un alto tasso di litigiosità. Anche se, come ha ricordato rav Sermoneta, il problema, più che nei mezzi, sta nell’impiego che se ne fa: usare anche i nuovi mezzi di comunicazione con intelligenza, in modo ebraico, il suo input fondamentale. E dopo la festa in maschera del sabato sera, domenica dedicata a un giro di Bologna, con una speciale attenzione ai luoghi della sua storia e vita ebraica, accompagnati da guide d’eccezione, i ragazzi della Comunità.

http://moked.it/blog/2014/03/23/qui-bologna-i-social-network-e-noi/


Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 marzo 2014
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CarnevaleCarnevale. Le strade romane, colorate di coriandoli, brulicano bambini mascherati e divertiti. Principesse, mostri, pirati e quest’anno anche un piccolo Papa.  In questa atmosfera di festa e divertimento con tante iniziative anche per i più grandi, se si chiudono bene gli  occhi, con un po’ di immaginazione, si può intravedere una Roma diversa: Roma Dove una festa poteva per qualcuno trasformarsi in un vero incubo.

Anche se oggi in Italia il Carnevale più celebre è quello di Venezia, in passato a Roma il Carnevale ha rappresentato uno dei momenti più attesi dell’anno. In questi giorni che precedono la Quaresima, a Roma, come altrove, nei secoli passati, era consuetudine trasgredire le regole.  I romani, liberi di mascherarsi e divertirsi, non esitavano a lasciarsi andare ad eccessi nei festeggiamenti.

In primo luogo si possono ricordare i ‘giochi di Agone e Testaccio’ durante i quali fra i vari divertimenti,  si parla di una sfida in groppa non ad un cavallo bensì ad un ebreo. L’obbligo venne meno  dietro il pagamento di una tassa di 1.130 fiorini annui (la cosiddetta contribuzione di ‘Agone e Testaccio’). Attilio Milano racconta “della tradizione secondo cui negli Statuti di Roma, riformati sotto Paolo II nel 1464, si asseriva che gli ultimi 30 fiorini erano stati aggiunti in memoria dei  30 denari per cui fu venduto Gesù”.  Questa tassa fu riscossa per ben 550 anni e venne impiegata per finanziare le celebrazioni.

Più noto è invece il divertimento costituito dal far rotolare giù per Monte Testaccio uno sfortunato anziano ebreo, chiuso in una botte chiodata, entro la quale spesso moriva.

Nel 1466 fu Papa Paolo II, il veneziano Pietro Barbo, a valorizzare il Carnevale a Roma.
Questi stabilì che i festeggiamenti si sarebbero dovuti svolgere soprattutto lungo via Lata, l’odierna via del Corso (che secondo alcuni fu così denominata proprio con riferimento alle corse che vi si svolgevano). Proprio qui i romani potevano assistere alle corse ‘dei barberi’ e dei bipedi. Si trattava di corse di bellissimi cavalli (appartenenti alle nobili famiglie romane), di giovani ma anche di anziani e di ebrei.

Con il tempo questi ultimi furono costretti a correre svestiti sotto gli sguardi divertiti dei romani in festa e del Papa che assisteva ai festeggiamenti dalla sua residenza, Palazzo di San Marco (presso piazza Venezia).  Alessandro VI invece, avendo cambiato residenza, ordinò che la meta delle corse avrebbe dovuto essere piazza  San Pietro mentre ‘ il punto di scappata’ doveva confluire nel palazzo della Cancelleria (Palazzo Sforza-Cesarini).
Inizialmente gli ebrei che partecipavano alle corse del Carnevale non erano umiliati, anzi vi partecipavano spontaneamente. Con il passare del tempo, invece, come racconta Ademollo nel ‘Il Carnevale di Roma’, l’antisemitismo iniziò a manifestarsi soprattutto nelle corse del Carnevale. Ancora nel 1581 sebbene corressero nudi  erano ancora trattati come gli altri romani ”bipedi” che partecipavano alle corse ..anch’essi svestiti. Come è noto, i trattamenti riservati ai romani di religione ebraica iniziarono a peggiorare notevolmente. Sempre nel ‘Carnevale di Roma’ si racconta del fatto che gli ebrei fossero costretti a correre ‘forzatamente ben pasciuti anzi rimpinzati di cibo perchè fossero più lenti nelle corse’.

Montaigne scrisse nel 1583 ”Lunedì i soliti otto ebrei corsero ignudi il palio loro, favoriti da pioggia vento et freddo degni di questi perfidi mascherati di fango al petto delle grida. (Bandi).” Gli sfortunati iniziarono ad essere bersaglio di umiliazioni venendo colpiti da sassi e fango, lanciati dagli spettatori.

Papa Clemente IX nel 1668 abolì la corsa in cambio del pagamento di un tributo di 300 scudi (che si aggiunsero al precedente tributo di 1130 fiorini che continuò ad essere obbligatorio) e di un umiliante atto di  sottomissione, ‘l’omaggio’,che si sarebbe dovuto svolgere in Campidoglio, da parte dei capi della comunità. Questo atto di ‘omaggio’ fu poi abolito a metà dell’ottocento dopo una brevissimo periodo in cui si svolgeva in forma privata.

Testimonianze di ulteriori mortificazioni sono facilmente individuabili da  editti volti a vietare la possibilità di molestare, umiliare  e infastidire gli ebrei romani.  Cosa che si protrasse sino alla fine del settecento soprattutto con riferimento alle ‘giudiate‘. Queste erano caratterizzate da satire e motteggi contro gli ebrei, si pensi a carri, palchi, da dove si prendevano in giro usi e costumi ebraici, spesso anche con il contributo oltre che del popolino anche di religiosi.
Piazza Navona, Testaccio, Via del Corso luoghi immortalati anche dalla penna di grandi scrittori stranieri quali: Goethe, Montaigne, Gregorovius, Keats, Shelley, Dumas, nei secoli passati furono dunque centro di disprezzo e di umilianti mortificazioni nei confronti di una parte della cittadinanza che sin dal II sec a.C. (con l’ambasceria di Pompeo) aveva contribuito allo sviluppo e alla grandezza di Roma.


Sarah Tagliacozzo

Fonti

Alessandro Ademollo, Il Carnevale di Roma nei secoli XVII e XVIII,   A.Sommurga e C., 1883

Riccardo Calimani, Storia degli ebrei italiani, vol. 1- dalle origini al XV secolo, Mondadori,2013

Attilio Milano, Il Ghetto di Roma, Carucci editore-Roma, 1988.

                                                                      


Consiglio UGEIConsiglio UGEI11 marzo 2014
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Torino

07/02/2014. Ore 9.

Seduto davanti a me c’è un giovane ragazzo romano.

E’ qui per la riunione dell’esecutivo dell’ “European Maccabi Confederation” ed  è un atleta del Maccabi Roma. Il suo obiettivo è coinvolgere più persone all’interno del Maccabi Italia prendendo spunto dalle attività che vengono svolte negli altri paesi dalle organizzazioni Maccabi. Mi parla di un evento denominato  “dog walking” tenutosi in Olanda e gestito dal Maccabi Holland: si tratta di un’occasione di ritrovo tra persone che possiedono un cane e intanto interagiscono tra loro e si conoscono. Trovo la cosa molto divertente…se solo avessi un cane.

Mi parla di lezioni di zumba, una sorta di fitness che associa l’aerobica a movimenti della musica afro caraibica; serate di calcio balilla e di “sport” alla wii – l’ideale per me che vorrei fare sport senza fare sport- il tutto gestito dalle organizzazioni Maccabi delle varie nazioni. Non solo sport ad alti livelli, quindi, ma anche occasione per stare insieme, conoscersi e divertirsi.

Va continuando con le trascorse Maccabiadi alle quali ha partecipato quest’estate. La delegazione italiana contava 55 persone tra atleti e dirigenti. Sport rappresentati: pallanuoto, tennis, atletica, scacchi, badminton, calcio a 5 e judo. Gli ultimi due hanno portato a casa la medaglia di bronzo. All’interno dello staff, i  genitori come dirigenti e il fratello come compagno di squadra, cosa che ha reso l’esperienza ancora più carica di emozioni.

E di colpo, nonostante la pioggia incessante all’esterno mi ritrovo anche io a ricordare il caldo afoso di quel giorno a Gerusalemme.

Gerusalemme

17/07/2013

Teddy Stadium. Ore 20.

Sono appena entrata nello stadio. Ho caldo. Sono qui per la cerimonia d’apertura delle Maccabiadi e so già che sarà un grande evento. Si prevedono circa 32.000 persone. Effettivamente di gente ne sta entrando molta: è visibile, quasi palpabile, l’eccitazione nei loro occhi.

Inizio a  sventolarmi con il libretto che ci è stato dato all’ingresso e, notando che non produce alcun effetto rinfrescante, mi ritrovo a sfogliarlo.

“Il primo club sportivo ebraico aprì ad Istanbul , in Turchia, e fu fondato da ebrei immigrati dall’Europa, vittime di pregiudizi e antisemitismo, cacciati per tale motivo dai circoli sportivi. L’idea si diffuse e oggi Maccabi è sinonimo di organizzazione sportiva ebraica in oltre 50 paesi.

La prima Maccabiade ebbe luogo nel 1932 a Tel Aviv: vi parteciparono oltre 400 atleti provenienti da vari paesi compresi quelli arabi (come Egitto e Siria). Le Maccabiadi sono, tra quelli che prevedono numerose discipline, il settimo più grande evento sportivo dopo i Giochi olimpici, i Giochi Panamericani, i Giochi asiatici, i Giochi del Commonwealth, Universiadi e i Giochi panafricani. Esse si svolgono ogni 2 anni in Europa e ogni 4 in Israele.”

Mi siedo al posto assegnatomi in tribuna fissando con molta curiosità  l’enorme palco davanti ai miei occhi. Le luci si spengono. Lo spettacolo inizia.

La sfilata delle delegazioni, tradizione di qualsiasi cerimonia sportiva, vede come protagonisti atleti e dirigenti di ogni organizzazione. Nello stupore per la delegazione USA che conta più di mille atleti e quei paesi che invece contano solo un rappresentante (come nel caso della nuotatrice croata che, fiera, porta la sua bandiera), finalmente arriva il turno dell’Italia . Subito salto in piedi, urlando e cercando di manifestare tutto il mio supporto. La parata si chiude con la delegazione israeliana, aperta a tutte le componenti della società. E poi l’accensione della torcia, musica e balli.

Mi accorgo di non avere più caldo. Sono pur sempre a Yerushalaim.

Torino

7/02/2014. Ore 9.15

Il cameriere, che si accinge a servirci un buon cappuccino kosher, mi riporta alla realtà e il ragazzo sta ancora parlando.

Nel suo discorso sento le parole fratellanza, spirito di aggregazione e confronto. Sport ed ebraismo uniti per insegnare uno stile di vita basato sulla solidarietà, la sana competizione e il rispetto per l’altro. Lo sport come mezzo per insegnare determinati valori e celebrare un messaggio: Am Israel Hai, il popolo d’Israele Vive.

Mi lascia con una certezza: Berlino 2015.

L’eccitazione compare nuovamente nei suoi occhi. I giochi europei si terranno tra un anno in Germania e l’obiettivo è chiaro: fare in modo di fare vivere questa magnifica esperienza a più giovani ebrei possibili.

Il motto: “Start training. Experience Maccabi. Experience Berlin”.

Un ringraziamento speciale ad Angelo Della Rocca.

 Miriam Sofia



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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