Israele

Consiglio UGEIConsiglio UGEI13 Luglio 2016
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Manlio Di Stefano, Luigi Di Maio e Ornella Bertorotta a Gerusalemme
Manlio Di Stefano, Luigi Di Maio e Ornella Bertorotta a Gerusalemme

Siamo al bar “Hataklit” di Gerusalemme l’amico Dani e io, a guardare la finale degli europei. Vicino a noi, noto delle facce conosciute. Sono Bertorotta, Di Stefano e Di Maio – la delegazione del Movimento 5 stelle. “Anche voi italiani?”, chiede uno del Consolato, seduto vicino a noi e a loro. “Sì”, rispondiamo. Che bello, cosa fate qui a Gerusalemme? Io ho appena finito il servizio militare, spiega Dani, e lui (indica me) lo sta facendo adesso. Io che trovavo in quel momento un interesse particolare per il calcio – che non mi ha mai interessato -, continuo a guardare la partita.

m5ss“Sei italiano e sei venuto qui per fare il servizio militare?”, chiede Di Stefano. “Sì, mi piace vivere in Israele”. È un paese pieno di possibilità”, gli risponde Dani, guardandolo negli occhi con sincerità. “E dove l’hai fatto?” A Hevron, risponde. Ci racconti di Hevron?, gli chiede a quel punto Di Stefano incuriosito. “Hevron è un posto difficile”, risponde Dani. Ci sono estremisti di tutte e due le parti”.

pallessDi Stefano sembra deluso. Forse sperava di trovare un ex-soldato di “Breaking the Silence”, di quelli che farebbero di tutto per qualche banconota e un po’ di stima da parte dei “famosi politici europei”. A quel punto Di Maio, che ha ascoltato, si rivolge a me: “Anche tu sei venuto qui per fare il servizio militare?” Gli spiego di no. Io sono nato qui e per me è una cosa normale. L’italiano lo parlo per via dei miei genitori e perché faccio parte della comunità italiana in Israele. “Hai la cittadinanza italiana?” “Sì”. “Ti piace quello che fai?” Gli rispondo di sì. “Siamo un esercito che rispetta i diritti umani, facciamo di tutto per usare quanta meno forza possibile e ovviamente siamo fedeli al nostro dovere – quello di proteggere i civili. Una risposta super corta, ma sufficiente per esprimere quello che credo davvero.

Ci salutiamo in modo educato. L’incontro è durato 15 minuti al massimo. Non mi illudo. Non penso che una semplice conversazione fatta in un bar con due “strani italiani che fanno il servizio militare in Israele” cambierà quello che pensano, ma presentarci come siamo veramente e soprattutto presentare orgogliosamente l’esercito di difesa d’Israele per quello che davvero è, mi ha reso soddisfatto fino alle stelle.

Michael Sierra vive a Gerusalemme. Sta svolgendo il servizio militare
Michael Sierra, di Gerusalemme, è responsabile delle attività giovanili della comunità italiana in Israele

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 Luglio 2016
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sarnadesEra un sabato d’autunno, al tempo della grande immigrazione dalla Russia, nel Negev settentrionale. La Fiat Uno dove viaggiava Vladislav Petrov, sua moglie Ludmilla e un cugino fece un testa-coda e si ribaltò cinque volte. I tre passeggeri, incredibilmente incolumi, uscirono dal rottame dell’automobile. Petrov rimase immobile un istante, poi corse verso il deserto. Nessuno ne sentì più parlare.

E’ l’esordio di uno dei tredici racconti di Igal Sarna raccolti da Giuntina nel volume “Fino alla morte”. Non si tratta di una novità fresca di stampa, ma di un libro pubblicato a Tel Aviv nel 1996 e l’anno successivo in Italia e il cui autore è stato tra i fondatori del movimento “Shalom Achshav” – “Pace adesso”. Credo, però, che non solo abbia conservato tutta la propria attualità, ma che ne abbia anzi acquistata di nuova.

sarnacopUna storia è dedicata alla figura affascinante e tragica di Fania Musman Klausner, madre di Amos Oz morta suicida e personaggio centrale di uno dei capolavori della letteratura israeliana, “Una storia di amore e di tenebra”. Un altro racconto è incentrato sull’eredità di Auschwitz, un quarto sul dramma dei soldati israeliani presso il canale di Suez durante le prime fasi drammatiche della guerra del Kippur, un quinto su un parricidio e le sue conseguenze nel claustrofobico mondo beduino. E così via. Leggendo il libro mi è sembrato di riconoscere qualcosa di comune con i racconti di Raymond Carver (“Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”), ma Sarna indaga maggiormente le dinamiche sociali e ha una prosa più descrittiva e giornalistica.

Petrov e gli altri protagonisti delle storie di Sarna sono sconfitti, spesso vittime involontarie degli stessi indubbi successi dello stato di Israele. Non significa che Israele sia responsabile dei loro drammi – non sempre e non direttamente, almeno – ma che la vittoria ha sempre un costo. Sono personaggi minori, interstiziali, deboli forse; ma tutti insieme levano un coro che dice: c’è un prezzo ai raggiungimenti di cui Israele è stata capace, noi siamo quel prezzo.

Igal Sarna
Igal Sarna

Israele non è un Paese forte. Le va riconosciuta la capacità, nell’arco di pochi decenni, di gestire il pericolo costante alle frontiere, un pericolo in alcuni frangenti esistenziale, di provare a integrare milioni di persone provenienti da regioni, culture e tradizioni lontane le une dalle altre, di aver imboccato la via dello sviluppo economico e di aver dato vita a una società vibrante e a una democrazia esemplare nel contesto mediorientale. Ma i successi non ci facciano dimenticare che si tratta di un paese grande come una regione italiana e circondato da centinaia di milioni di nemici che non ne riconoscono il diritto di esistere, che la società è divisa in gruppi molto chiusi ripiegati sempre più al proprio interno e le tensioni sociali via via più manifeste, che le sacche di povertà sono enormi e la disparità dei salari ha creato un baratro tra ricchi e poveri.

Le zone d’ombra sono molte e lo stupido orgoglio di chi ritiene che “Masada mai più cadrà” sempre più pericoloso. Questo dobbiamo tenere bene a mente, per questo l’opera di Igal Sarna è ancora oggi preziosa.

An Israeli soldier smokes a cigarette as he stands guard near the West Bank city of Hebron June 30, 2014. Israeli forces found the bodies of three missing teenagers in the occupied West Bank on Monday after a nearly three-week-long search and a sweep against the Islamist Hamas group that Israel says abducted them. REUTERS/Mussa Qawasma (WEST BANK - Tags: POLITICS CIVIL UNREST MILITARY) - RTR3WI0S

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 Giugno 2016
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kotelFra banchi di libri, quaderni, mormorii di parole, letture, silenzi, immersi nella concentrazione. Fra pareti di pietre parlanti, nel cuore della città vecchia a Yerushalaim, si affaccia la Yeshivat hakotel. Se penso di dover rappresentare la Yeshiva con una immagine mi viene in mente quella dinamicità espressa nel famoso affresco di Raffaello Sanzio “La scuola di Atene”; riflettendo pur sempre sulla forte e fiera consapevolezza di non arrivare mai a bloccare quell’insaziabile appetito culturale e filosofico in un affresco,  mi affascina pensare che, dopo tanti secoli, esista ancora, in un mondo dominato da una dirompente rivoluzione tecnologia, uno spazio per la riflessione e per la ricerca di un continuo confronto.

Una pagina di Talmud
Una pagina di Talmud

Una dimensione di vita rara in una realtà davvero unica, una condivisione di spunti di riflessione e di contorti ragionamenti logici invidiabili alle migliori università del mondo. Il daf (pagina di Talmud) della lezione del giorno viene preparato con il compagno di studi (la hevruta, dalla radice ebraica haver, compagno) per poi essere completamente riaffrontato dal ram (rav mehanech, maestro educatore). Il rapporto che si crea con il ram è qualcosa che va oltre gli interessi formali e didattici, il ram diventa subito una guida, un amico, un esempio e un complice confidente. Ogni ram ha il suo approccio alla Torah, il suo codice particolare per decifrare le Scritture, la chiave che apre le varie serrature degli studenti a cui si rende amabile e affascinante.

yeshivaNella Yeshivat hakotel non si segue
solamente un programma unico di studi, ogni studente può approfondire gli argomenti più vari, passeggiando per la biblioteca o partecipando a gruppi o coppie di studio. Si parte quindi con il Maral di Praga, fra i più importanti esponenti della filosofia ebraica, passando per rav Kook (precursore della Yeshiva e fondatore del sionismo religioso), fino ad arrivare ai più recenti e ammirabili custodi di una tradizione millenaria, ormai rara: rav Nevenzal, frequentatore stesso della Yeshiva, posek halacha (decisore della legge pratica), figura di notevole prestigio in tutto il mondo rabbinico in Israele e non solo. Simile a rav Nevenzal è rav Adari, fondatore della Yeshiva e personaggio di straordinario carisma. Famosi e diffusi i suoi detti; uno fra tutti: “La Yeshiva è lo shabbat della vita”, indica non solo quanto sia bello vivere in una dimensione logistica come la Yeshiva, dimensione in cui l’affaticamento della vita viene interamente sostituito col dedicarsi allo sforzo della comprensione del Talmud, ma anche che la Yeshiva è come lo shabbat, una grande opportunità per innalzare (anche solo temporaneamente) la nostra anima, per affinarla ad affrontare una vita con strumenti diversi. Se è vero che lo shabbat ci dà la forza per la settimana è altrettanto vero che la Yeshiva può darci quegli ingredienti giusti per vivere una vita migliore, quella forza per tuffarci in un mondo che appare a volte troppo pericoloso.

Eitan Della Rocca
Eitan della Rocca (Venezia dicembre 1994), 21 anni, vive a Tel Aviv ed è prossimo al congedo dal servizio militare

Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 Giugno 2016
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dor1Come l’integrazione in un paese non è mai facile anche mantenere il legame con la propria storia, la lingua e l’identità d’origine non è una cosa semplice. La comunità Italiana in Israele è sicuramente un’eccezione – un luogo dove la cultura italiana e israeliana si incontrano. A confermare questa affermazione è stata l’inaugurazione di un nuovo progetto oggi a Gerusalemme, “Hakesher Ha-Rav Dorì” – il legame multigenerazionale. Il progetto che è stato inaugurato oggi nella scuola elementare Yehudà Halevì di Gerusalemme dall’Ambasciatore italiano Francesco Maria Talò e dall’addetta culturale dell’Ambasciata, Elena Loewenthal, consiste in una serie di incontri in cui i “nonni italiani” racconteranno ai nipoti (propri e altrui) storie della loro vita. In questo modo, verranno create testimonianze interattive dei racconti delle persone provenienti dall’Italia.

Il progetto prevede quattordici incontri e una presentazione conclusiva del lavoro realizzato dai ragazzi della quarta e quinta elementare insieme a i “nonni italiani” al Bet HaTfutzot (il museo del popolo) di Tel Aviv il prossimo anno. In occasione della stessa inaugurazione, sono stati consegnati diplomi ai bambini protagonisti di un’altra iniziativa ideata per mantenere il legame con le proprie origini: il doposcuola di lingua italiana, che si è svolto nel corso di tutto l’anno scolastico. Si tratta di un’altra iniziativa promossa dal comites italiano di Gerusalemme in coordinamento con il Ministero israeliano dell’istruzione che oggi permette perfino di ottenere 5 punti di credito nella maturità israeliana (Bagrut) facendo l’esame d’italiano.

dor3“Questo programma darà l’opportunità ai più giovani di ascoltare in italiano, ma anche in ebraico, le storie dei propri nonni rafforzando così il legame con la tradizione. Al tempo stesso, i nonni potranno imparare a usare i computer lavorando con i nipoti”, spiega Samuele Giannetti, l’anima del progetto. Gli “italkim” – ma forse in questo caso sarebbe meglio dire semplicemente “gli italiani in Israele” – che hanno già un giornale, un gruppo giovanile (Giovane Kehilà) e una seria di eventi in lingua Italiana hanno dimostrato che si può mantenere la propria identità italiana pur non vivendo geograficamente nella penisola e che per farlo si può cominciare dalla scuola elementare.

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Michael Sierra vive a Gerusalemme. Sta svolgendo il servizio militare
Michael Sierra, di Gerusalemme, è responsabile delle attività giovanili della comunità italiana in Israele

Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 Maggio 2016
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Alessandro Viterbo con il figlio Yoel

“1987. Un gruppo di genitori di bambini cerebrolesi vede per caso un servizio della BBC su un istituto ungherese che educa ragazzi con problemi di moto con il metodo dell’educazione conduttiva ideata dal medico ebreo ungherese András Petö. Visitano dunque l’istituto e vi trascorrono alcuni periodi con i figli, riuscendo infine a convincere il ministero dell’educazione israeliano a riconoscere il metodo come valido a fini riabilitativi e rieducativi. Sei studenti israeliani vanno in Ungheria e si specializzano; al loro ritorno, nel 1992, aprono il primo centro a Rishon Letzion”. E’ l’inizio di Tsad Kadima nelle parole di Alessandro Viterbo, tra i fondatori dell’associazione e membro del consiglio direttivo.

Dopo l’apertura della prima, ormai storica sede, le attività si propagano in tutto il Paese. Da Gerusalemme a Beer Sheva fino a Eilat nascono centri educativi e asili, classi di scuola elementare e programmi complementari pomeridiani. Le attività proposte si fondano sull’idea di centralità del nucleo famigliare e tendono a sviluppare l’indipendenza di bambini e giovani che soffrono di disabilità muscolari. L’associazione, inoltre, si fa promotrice di un corso di studio triennale rivolto a studenti che vogliano specializzarsi come “conduttori” e partecipa regolarmente a congressi internazionali, seminari e comitati scientifici di educazione conduttiva.
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Alessandro vive in Israele dal 1977, quando lasciò Padova per studiare biologia e fisiologia all’Università ebraica di Gerusalemme. Gli domando allora quali siano i rapporti di Tsad Kadima con l’Italia. “Sono molteplici: dalla partecipazione di enti e di privati al finanziamento di progetti speciali a gemellaggi professionali con relativi scambi di visite, dalla partecipazione di autorità italiane a eventi dell’associazione a visite guidate e conferenze rivolte a studenti e anche turisti italiani; senza dimenticare lo spazio che abbiamo avuto su giornali e televisioni per raccontare il nostro lavoro”.

Il legame con il nostro Paese è confermato da Claudia De Benedetti, consigliere Ucei, tra i fondatori dell’associazione Amici di Tsad Kadima in Italia, con sede a Torino. “Il legame di Tsad Kadima con l’Italia nasce da Padova e dal rabbino Achille Viterbo, nonno di Yoel, uno dei primi bambini di Tsad Kadima. Fin dalla nascita dell’associazione degli amici di Tsad Kadima in Italia Alessandro, il papà di Yoel, ha mantenuto fortissimi rapporti con le nostre comunità e con i membri del direttivo compiendo viaggi e inviando aggiornamenti costanti sulle attività, sui centri e sulla vita dei bambini e ragazzi. Un vincolo forte che si rinsalda annualmente in occasione delle serate di raccolta fondi con l’acquisto di biglietti dall’Italia, biglietti che, se inutilizzati, vengono donati a giovani studenti o ‘olim italiani. Da qui vediamo crescere i bambini e cerchiamo di contribuire al loro futuro sereno con grande affetto”.

tsad5Tsad Kadima deve senza dubbio la propria fortuna all’iniziativa e all’impegno di singoli, e in primo luogo di Alessandro. Allo stesso tempo, però, credo che sia anche una espressione peculiare di un luogo come Israele, in cui alla vita umana, unica e irripetibile, viene davvero attribuito un valore profondo. Ecco allora Tsad Kadima: un passo avanti per bambini e adolescenti con disfunzioni motorie, un passo avanti con il nostro aiuto.

Per saperne di più sui programmi e le attività di Tsad Kadima, visitate il sito www.tsadkadima.org.il

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Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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