Attività UGEI

Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 novembre 2018
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Come valorizzare le diverse identità religiose anche nello spazio pubblico, superando tecnicismi e burocrazie?  Come tutelare e valorizzare i diversi significati condivisi  nell’ambito di una convivenza multiculturale e multireligiosa? Come trarre profitto dal confronto interreligioso?

Queste sono solo alcune delle coordinate di riflessione che guideranno il progetto “TandEM” presentato oggi a Milano presso la sede della CO.RE.IS. con il partenariato dell’OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e l’EUA – European Universities Association e in collaborazione con F.U.C.I. (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), la CO.RE.IS. Giovani (Comunità Religiosa Islamica), a cui ha aderito il consiglio UGEI.

TandEM si prefigge lo scopo di contribuire alla costruzione di società coese e promuovere il coinvolgimento dei giovani di nazionalità terze (TCN) e dei loro pari nel Sud-Europa, dando forma a realtà inclusive in Croazia, Cipro, Grecia, Italia, Malta  e Spagna. L’obiettivo sarà perseguito potenziando il ruolo dei giovani come soggetti attivi e narranti in grado di sottolineare le molteplici forme di identificazione, indipendentemente dalla provenienza. I ragazzi, coordinatori del progetto, prenderanno parte a giornate laboratoriali volte a promuovere le relazioni interreligiose, attraverso convegni ospitati da atenei e istituzioni educative  presenti nelle diverse nazioni destinatarie. I seminari coinvolgeranno docenti e studenti di diverse fedi e rappresentanti religiosi dell’ebraismo, cristianesimo e islam. L’impostazione dei contenuti sarà vigile e attenta a una dinamica di dialogo con la laicità senza soffermarsi su problematiche teologiche o politiche. Tra i temi che verranno declinati dalle tre religioni abramitiche vi sono: storia, conflitti e scambi culturali tra i popoli dell’Europa e del Mediterraneo; diritto, con focus su libertà religiosa e diritti umani; sociologia, rapporto tra sicurezza, migrazione, pluralismo religioso e modernità; scienze politiche, relazioni tra Oriente e Occidente, confronto tra Stati laici e Stati confessionali; economia, formazione professionale, start-up,  commercio estero; medicina, salute, malattia, vita e morte.

In fine, il progetto contribuirà a favorire l’accesso e migliorare l’integrazione degli studenti di nazionalità terze nelle strutture d’istruzione superiore,  conducendo uno studio comparativo e transnazionale finalizzato a evidenziare i bisogni degli studenti di nazioni extraeuropee in merito agli studi.

Ruben Spizzichino, vicepresidente Ugei e responsabile per il dialogo interreligioso, ha dichiarato: “Alla luce del momento storico in cui ci troviamo, urge il bisogno di abbattere le barriere e edificare ponti, vero antidoto al pregiudizio che, ora più di prima, si alimenta dall’ignoranza dilagante. Non è un caso che questo incontro cada a pochi giorni di distanza dall’anniversario della morte di due grandi pionieri del dialogo interreligioso,  rav Giuseppe Laras z’’l (15.11.2017) e del fondatore della CO.RE.IS. Shaykh Abd-al-Wahid Pallavicini (12.11.2017). In quanto giovani non possiamo che raccogliere la preziosa eredità e continuare il percorso avviato”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 ottobre 2018
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Il congresso UGEI 2018 è concluso e mi ha lasciato in bocca un retrogusto amaro, fatto di scoraggiamento e dissenso con alcune posizioni emerse. Non solo non condivido molte delle idee, ma il modo in cui queste sono state veicolate. È intellettualmente disonesto richiamarsi ai libri della tradizione ebraica quando si è privi di una conoscenza approfondita a riguardo, ed è altrettanto sbagliato inveire contro persone che da questi prendono spunti incolpandole di ignoranza. Morale: il richiamo fatto a un passo di Rashì era corretto e la presenza di persone non ebree durante il seder di Pesach non è problematica né oltraggiosa. Bisogna conoscere ciò di cui si parla, ma sembra che il più delle volte coloro che si atteggiano a grandi inquisitori, a paladini dell’integrità della lettera siano gli stessi che di essa hanno una conoscenza sfocata.

Altro punto che lascia riflettere: il modo in cui si è svolto il congresso. Troppo spazio lasciato alle belle parole di chi sottoscrive o contrasta alcune idee, senza dare un apporto significativo e originale a ciò di cui si parla. È cosa bella e giusta la libertà di espressione così come mostrare interesse per un argomento che divide gli animi e infiamma i cuori; ma quando si hanno poche ore e gli argomenti di cui parlare sono tanti bisognerebbe recidere qualche parola o per i più coraggiosi: tacere. Forse è per questo che non intervengo quasi mai: perché le parole sono importanti e vanno centellinate.

Quarto e penultimo punto: trovo problematica l’aggiunta di due componenti al consiglio UGEI perché sono quasi sicura che ciò non equivale a una distribuzione equa dei compiti ma a un aumento consequenziale della voce pasti/soggiorni/treni e spostamenti vari sul bilancio del congresso successivo.

Quinto punto e concludo. Troppo poco tempo per la presentazione dei candidati. È difficile avere una conoscenza poco meno che superficiale di persone conosciute da tempo, mi chiedo come possa io capire in mezzo minuto chi mi rappresenterà per un anno intero. Potrei usare i criteri più vari: mi piace il pantalone che indossa (l’ho comprato anche io quindi in parte mi rappresenta), è l’amico di mio cugino, mio cugino è simpatico, e dunque anche lui deve esserlo. No, io i consiglieri non li conosco, non so niente di loro e non conosco nulla riguardo a quelli che si sono palesati durante l’ultima ora dei lavori congressuali e che non ho mai visto nei congressi precedenti. L’UGEI è importante ed è doveroso conoscerne i compiti così come l’eterogenea realtà che va rappresentando. Mi chiedo poi quale sia stato il senso della votazione: su nove candidati nove sono stati eletti e i numeri con i quali ciò è avvenuto non conteranno granché al momento della divisione dei ruoli. Vorrei pensare che non sia stato un congresso farsa, che sono andata alle urne perché era mio diritto e dovere e che è stato eletto chi meritava di esserlo, non chi si è presentato e per scarsità di sfidanti ha vinto.

Marta Spizzichino


Consiglio UGEIConsiglio UGEI25 ottobre 2018
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Domenica 21 ottobre alle 18.00 si è concluso il ventiquattresimo Congresso UGEI, tenutosi a Roma, nei locali degli Asili ebraici. Quest’anno, grazie anche alla scelta di organizzarlo in una grande comunità, la partecipazione ai lavori congressuali è stata numerosa e ha visto l’affluenza di giovani provenienti dalle piccole comunità come Catania e Siena, oltre che dalle consuete e cospicue presenze di Roma, Milano, Torino, Firenze. Inoltre, ad arricchire l’eterogeneità dei partecipanti, alcuni ragazzi provenienti dalla Svizzera hanno condiviso i pasti di Shabbat con gli ugeini.

L’appuntamento per l’inizio del Congresso era alle 17:00 di venerdì 19 ottobre, con un saluto e un breve discorso di Livia Ottolenghi, membro della giunta UCEI, la quale in particolare si occupa di scuola, formazione e giovani. Dopo aver nominato il presidente e la commissione, i lavori sono iniziati con le relazioni della presidente uscente, Carlotta Jarach, e del tesoriere uscente, Luca Spizzichino, entrambe approvate all’unanimità.

I lavori sono proseguiti sabato, con il saluto della presidente dell’UCEI, Noemi di Segni, che ha illustrato i progetti e le idee che sono o che saranno trattati dall’Unione e dagli enti comunitari locali, tra cui il mantenimento e il potenziamento delle piccole comunità, che negli ultimi anni hanno subito un calo numerico dovuto principalmente agli spostamenti sia nella penisola sia in Israele

Dopo il pranzo di Shabbat, si sono proseguiti i dibattiti, durante i quali sono stati introdotti i temi di cui si sarebbe votato la domenica, nell’ultimo giorno del Congresso. Tra questi c’è stata anche una mozione in merito alla partecipazione a eventi aggregativi e culturali di coloro che sono figli di solo padre ebreo e che ha acceso gli animi dei partecipanti, motivo per il quale la decisione definitiva è stata rimandata a un Congresso straordinario che sarà organizzato dal consiglio entrante il prossimo anno. Per finire la giornata di lavori, i partecipanti si sono divisi in tre commissioni (Milano, Roma e rapporti Italia-Israele) per proporre miglioramenti interni ed esterni all’UGEI.

Alla fine di Shabbat non è mancato il tempo libero prima della festa, che ha dato la possibilità di organizzarsi in gruppi per mangiare nei ristoranti in “Piazza”, come viene chiamato dai romani il Portico d’Ottavia. C’è chi ha optato per panini e patatine fritte e chi ha scelto i tipici piatti romani: carciofi alla giudia, supplì e pasta cacio e pepe. Alle 22.30, o un po’ più tardi, è iniziata la festa in una discoteca al centro di Roma, tra la Piramide e Testaccio; la serata ha visto la partecipazione di molti ragazzi romani, che insieme agli altri hanno riempito il locale fino a tarda notte.

L’ultimo giorno di Congresso, come di consueto, è iniziato leggermente più tardi del programma, per dare la possibilità a tutti di riprendersi dalla lunga nottata. A metà mattinata, una troupe del giornale Shalom ha ripreso i brevi ma importanti interventi della presidente della CER Ruth Dureghello, dell’assessore alle Politiche Giovanili Giordana Moscati e del caporabbino di Roma Riccardo di Segni.

Il ventiquattresimo Congresso UGEI si è concluso con l’elezione del nuovo Consiglio esecutivo, a cui si destina un caloroso augurio (Keren Perugia, David Fiorentini, Ruben Forti, Ruben Spizzichino, Yosi Tesciuba, Clemy Raccah, Joel Terracina, Manuel Amati, Graziano Di Nepi). Il tempo è corso velocemente, ma un ulteriore ringraziamento è andato al Consiglio uscente, composto dalla presidente Carlotta Jarach, Ruben Spizzichino, Alessandro Lovisolo, Simone Israel, Alissa Pavia, Giulio Piperno, Luca Spizzichino.

Susanna Winkler


Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 ottobre 2018
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Vienna, città di pensatori come Freud, Martin Buber, di artisti quali Klimt e Schiele, è un luogo pieno di fascino, dovuto alla sua importanza nella storia europea moderna e alla bellezza dei suoi splendidi palazzi. Ho avuto modo di visitarla in questi primi giorni di ottobre, godendo delle ultime giornate di sole, sotto la cui luce la città e i suoi maestosi edifici si sono resi ancor più belli. Vienna è anche una città lanciata verso il futuro, fra le più vivibili del mondo secondo molti sondaggi.

Il mio viaggio a Vienna non è stato casuale, bensì in occasione del grandioso “Shabbat n’ Waltz” svolto dal 5 al 7 ottobre a Vienna per celebrare l’anniversario per i 70 anni di “JOH”, l’unione degli studenti austriaci ebrei. Il gala è stato inserito all’interno di uno shabbaton, al quale hanno partecipato ragazzi da tutta Europa e non solo: tedeschi, italiani, francesi, serbi, croati, ma anche americani, australiani e israeliani. Durante lo shabbaton si sono potute approfondire varie tematiche. Molte attività si sono focalizzate sul ruolo degli ebrei austriaci dal periodo che va dall’emancipazione nella seconda meta dell’Ottocento, su volontà di Francesco Giuseppe d’Asburgo, fino al 1938, data dell’Anschluss che ha determinato l’inizio delle persecuzioni e dello sterminio. Ai 260.000 ebrei che vi erano prima della seconda guerra mondiale, ne corrispondono oggi meno di 15.000; ma sia prima sia dopo la Shoah questa minoranza ha sempre contribuito alla vita del paese. Ad esempio portando in Austria la cultura del “saloon”, il salotto ottocentesco come luogo fra il pubblico e il privato, di dibattito e di discussione. Amos OZ sosteneva che al tempo dell’impero austroungarico ci fossero gli austriaci e gli ungheresi, e poi gli austroungarici, ovvero gli ebrei, distaccati dalle rivalità etniche intestine e fedeli cittadini del proprio paese. Altre attività, del tutto simili ai “caffè dilemma” organizzati dall’Ugei in Italia, hanno creato momenti di confronto su tematiche diverse in ottica ebraica e non sorprende che nella patria della psicanalisi il tema più dibattuto sia stato il rapporto fra sessualità ed ebraismo. Senza dubbio, l’evento principale del weekend è stato il gran gala, a cui hanno preso parte più di 500 persone, di cui la maggior parte giovani. Ad aprire la serata sono state le rappresentanze municipali ed ebraiche, seguite da un Walzer danzato dai ragazzi del JOH. Degna di nota, la presenza di coppie omosessuali, di ambo i sessi, per lanciare il messaggio di rifiuto contro qualsiasi discriminazione. Una volta partite, le danze  sono proseguite fino all’alba. Questo ballo ha voluto essere un inno alla gioia, alla vita dei giovani austriaci e di chi con loro ha voluto festeggiare.

C’è il simpatico detto che quando un romano va fuori dall’Italia non va all’estero, bensì a controllare le province. Ma Vindobona ne ha fatti di passi avanti, e questa volta mi sono sentito io, venire dalla provincia dell’ebraismo giovanile europeo.

Pensieri su una Vienna non più imperiale

Ho visitato Vienna in aprile con il tepore del sole di primavera, in inverno, con il freddo e la neve ghiacciata per le strade, e in ottobre, con le foglie rossicce nei parchi. Vienna è bella ma non perché per secoli culla dell’Europa, io direi piuttosto che è bella nonostante questo. Camminando per i Ringe non ho incontrato nessuno che ricordasse neppure vagamente un personaggio dei romanzi di Roth, né alcun luogo che ricreasse l’atmosfera dei suoi racconti. Ho mangiato la sacher, sono andata nella zona dei musei e ho fotografato l’imponente statua di Maria Teresa che si erge regale in mezzo alla piazza, ho visitato il museo di Sissi e sono andata al Prater. E niente, non ho trovato la Vienna di cui avevo letto né nelle strade che ospitano oggi negozi di Bitcoin né nei caffè. Che non vi sia quell’atmosfera ora è forse ragionevole, mi chiedo però se allora, ai tempi di Roth, Schnitzler, Freud e Zweig vi fosse qualcosa di analogo. I lettori ritrovavano i propri personaggi preferiti intenti a salire sulla ruota panoramica del Prater?

O forse è più corretto pensare che il mito asburgico, un po’ come l’ebraismo negli ultimi duemila anni, invece che nello spazio abbia preferito svilupparsi nel tempo?

Giulio Piperno, Marta Spizzichino


Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 ottobre 2018
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A motivo di una collaborazione tra Ugei e Ucei, è stato lanciato il progetto chance2work. L’obiettivo è quello di formare e affiancare i giovani appartenenti alle comunità ebraiche italiane nel loro percorso di crescita professionale, guidandoli verso l’inserimento nel mondo del lavoro attraverso seminari e tirocini. Uno dei seminari previsti dal programma si è svolto all’interno di uno shabbaton nella magnifica città di Ferrara, dal 14 al 16 settembre. L’evento ha generato un’ottima opportunità sia per una crescita formativa individuale, sia per rafforzare le proprie radici e appartenenze, vivendo il momento in un contesto ebraico, soprattutto per quei giovani provenienti anche da comunità ebraiche più lontane da città come Milano e Roma laddove la vita ebraica offre molte più opportunità nel campo religioso, culturale e lavorativo.

All’interno del programma è stata inserita una visita del MEIS (museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah), dove abbiamo percorso la mostra intitolata: “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, che di fatto costituisce il primo segmento del percorso permanente del MEIS, comunica in modo originale l’unicità della storia dell’ebraismo italiano. Incantevoli ed emozionanti sono stati i momenti vissuti durante lo Shabbat trascorso in comunità, soprattutto grazie all’accoglienza e alla disponibilità dei membri comunitari, ma anche grazie a chi con impegno e dedizione si è occupato dell’organizzazione dello shabbaton. Questo evento si è poi concluso la domenica con il penultimo seminario previsto dal programma, dal titolo: “Curriculum vitae e lettera motivazionale: come si costruiscono in forma efficace, quali sono le priorità da evidenziare in ragione dei destinatari”.

Facendo i conti con l’esperienza fatta all’interno di questo progetto “chance2work”, la positiva sensazione che rimane è che i giovani ebrei italiani, speranza per le generazioni future, non sono lasciati soli al proprio destino, ma essendo parte di una grande famiglia, di un grande popolo non sono e non rimarranno mai soli. Il sapere di potere avere una famiglia su cui contare, qualunque cosa accada anche fuori dai diretti legami familiari, ti lascia addosso una sensazione di coraggio e forza allo stesso tempo. L’auspicio per noi giovani è che ci siano sempre nuove occasioni che ci aiutino a far crescere noi, la nostra cultura, il nostro amore per il prossimo. Con profonda gratitudine, si ringrazia UGEI e UCEI.

Greta Ginevra Scibilia



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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