Attualità

Consiglio UGEIUGEI18 Settembre 2020
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2min69

di Giorgia Calò

 

La prepariamo il venerdì per celebrare lo Shabbat, ma è uso fare la Challà anche per festività importanti come Rosh Ha Shanà. Proprio in occasione del Capodanno Ebraico, la ricetta subisce una leggere variazione: al pane viene data una forma rotonda, che simboleggia il ciclo degli anni, quello che termina e quello che inizia,  e viene aggiunto il miele, come augurio di un anno dolce.

Ecco dunque di seguito la ricetta della Challà al Miele:

 

Ingredienti:

  • 7g Di lievito secco
  • 160 ml Di acqua
  • 1 cucchiaio di Miele
  • 80 ml Di olio
  • 2 uova
  • 2 cucchiaini di sale
  • 500g di farina

 

Preparazione:

Sciogliere il lievito e il miele in acqua tiepida.

Sul piano di lavoro, creare una fontana con la farina e versare al suo interno acqua, miele, lievito e olio  e impastare.

Aggiungere man mano le uova e alla fine il sale.

Impastare fino ad ottenere una pasta elastica. Lasciar lievitare in una ciotola coperta per circa 1 ora e mezza.

Quando l’impasto avrà lievitato, dividerlo in due parti uguali, per poi dividerli ognuno in tre parti.

Ricavarne una forma di corda di circa 30 cm e intrecciarle.

Porre le challot su una placca da forno e spennellare con un composto di rosso d’uovo e miele, aggiungere poi il sesamo.

Lasciar lievitare prima di infornare.

Cuocere le challot un forno a 180° per circa 25 minuti.

Il risultato sarà delizioso, provare per credere!


Consiglio UGEIUGEI18 Settembre 2020
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5min139

di David Zebuloni, Direttore di HaTikwa

 

Cari lettori,

Un nuovo anno ebraico è alle porte e il desiderio di scrivervi risulta più impellente che mai. Ricordo che quando lo scorso anno intervistai Elena Loewenthal per questa testata, le chiesi in chiusura quale messaggio volesse trasmettere ai nostri lettori. Lei indugiò un attimo e rispose che “i messaggi sono sempre un po’ vacui”, ovvero vuoti, privi di contenuto. Con fare leggermente infantile conclusi l’intervista imbronciato, convinto che la Loewenthal si stesse inventando una scusa per portare a termine l’incontro. All’epoca non capii lo spessore della sua risposta, non mi impegnai per trovare in essa un significato nascosto. Oggi invece riconosco nelle sue parole una bellezza rara. “I messaggi sono sempre un po’ vacui”, mi ripeto infatti con una certa frequenza. Quanta brutale e disarmante verità. I messaggi universali, specie quelli di inizio anno, sono sempre o quasi sempre sterili e fastidiosi, retorici e ridondanti.

Il 5780, secondo il calendario ebraico, verrà ricordato senza dubbio come uno degli anni più difficili della storia. Della nostra storia. Della storia di noi giovani, che siamo cresciuti ascoltando i racconti di guerra e di fame dei nostri nonni, senza aver mai percepito da vicino la minaccia di un nemico intento a distruggerci. Ed eccolo lì, il Covid-19, nemico invisibile e subdolo arrivato sulla terra per ricordarci che, per quanto l’uomo possa pianificare, Dio sarà sempre pronto a ridere. E credo che quest’anno Dio abbia riso più del solito, insegnandoci così che la fede, talvolta, rimane l’unico vero appiglio in un mare di incertezze.

Si è detto tanto, si è detto troppo, si è detto tutto. Nessuno ci ha risparmiati. Nessuno. Politici, giornalisti e comuni utenti in rete. Tutti ci hanno bombardato di messaggi vacui e inutili nell’intento di insegnarci ad affrontare la tempesta a testa alta, traendo da essa solo ed esclusivamente il meglio. Tutti ci hanno invitato a vedere il bicchiere mezzo pieno e ignorare quello mezzo vuoto, a riconoscere le vittime e condannare i colpevoli, a fare sport in casa e a cantare sui balconi. Solo una persona ha saputo fare diversamente, ridimensionando drasticamente la mia personale percezione di rumore e di significato. Mi spiego meglio. Quando all’inizio della pandemia è stato chiesto a Liliana Segre di esprimersi sulla tragedia in corso, lei come sempre ha saputo trovare le parole più giuste, più vere, più autentiche per descrivere ciò che stava vivendo. “Non ho niente di originale da dire”, ha affermato Liliana. “Né la mia immaginazione, né la mia fantasia, né il mio buonsenso, né altro. Sono abbastanza sbalordita da quello che succede. E la verità è che non c’è niente da dire.”

Accompagnato da queste parole, così semplici e straordinarie, vorrei augurarvi cari lettori un anno di silenzio. Ma un silenzio vero, privo di rumori e brusii. Privo di insegnamenti e ramanzine. Perché come canta Mina in un uno dei suoi innumerevoli capolavori: “io voglio insegnarti il silenzio, perché non ha senso un silenzio che è fatto tutto di parole”. Proprio così, non ha senso un silenzio fatto tutto di parole, di messaggi, di moniti. Se il 5780 verrà ricordato come l’anno della più grande crisi sanitaria della storia, vorrei che il 5781 venisse ricordato come l’anno più silenzioso della storia. Vorrei che ci venisse concesso il tempo di godere delle famosa quiete dopo la tempesta, di leccarci le ferite in santa pace, di rimetterci lentamente in pista, di piangere in privato i cari scomparsi improvvisamente, anche e soprattutto quelli appartenenti alle nostre comunità. Vorrei che il nuovo anno possa fungere da nido di ceneri dalle quali risorgere, come le fenici, più splendenti di prima. Più forti delle nostre paure. Più uniti di quanto lo fossimo mai stati.


Consiglio UGEIUGEI15 Settembre 2020
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1min164

di David Fiorentini 

 

Nemmeno il coronavirus è riuscito a fermare la European Jewish Association che, dopo aver scartato Parigi e Budapest poiché divenute zone rosse, ha deciso di svolgere a Roma il suo Bootcamp, una serie di conferenze e workshop per approfondire le nuove sfide del popolo ebraico e d’Israele. L’evento ha visto 30 giovani attivisti da tutta Europa riunirsi nei locali del Tempio Bet Michael.


Consiglio UGEIUGEI13 Settembre 2020
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2min127

di Gavriel Hannuna e Luca Clementi

 

Nessun uomo è un’isola, intero in sé stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della Terra. Se una zolla viene portata dall’onda del mare, l’Europa ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica, o la tua stessa casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te.

John Donne, poeta inglese

 

Era un normale sabato sera per Willy Duarte, un ragazzo di 21 anni di Paliano che sognava di diventare un cuoco. Lui e un suo amico erano fuori ad un locale a Colleferro quando hanno notato una rissa in corso; decidono di agire e cercare di placare gli animi, ma qualcosa va storto. Secondo le prime ricostruzioni, non ancora accertate, Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli hanno aggredito inferociti l’amico di Willy; lui ha cercato di proteggerlo, e i quattro gli si sono accaniti contro. Lo hanno massacrato, per poi scappare quando si sono resi conto conto di ciò che avevano fatto. Quando Willy è arrivato in ospedale, era già senza vita.


Consiglio UGEIUGEI13 Settembre 2020
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1min95

di Giorgia Calò

 

Nuovo lockdown in Israele. A fronte del notevole aumento dei contagi, arrivato a 4.038 mentre scriviamo, lo Stato Ebraico ha annunciato una nuova chiusura che coinciderà con l’inizio dei moadim. È previsto infatti per il 18 settembre, vigilia di Rosh Ha Shanà, l’inizio del lockdown, che vedrà nuovamente le scuole e le attività non essenziali chiuse per altre 2 settimane.