15 Marzo 20216min812

Andrea Camilleri e il suo rapporto inedito con l’ebraismo

andrea camilleri

di Michelle Zarfati

 

Il 17 Luglio del 2019, dicevamo addio all’ultimo grande scrittore del 900: Andrea Camilleri, padre del commissario Montalbano e scrittore di più di cento opere. Un uomo nato per narrare, per raccontare storie, per educare e far sorridere al contempo attraverso la scrittura. Forse uno dei pochi autori da poter considerare “scrittore” di professione.

Andrea Camilleri comincia la sua carriera in teatro, una delle sue grandi passioni, per continuare successivamente un sodalizio con la casa editrice Sellerio. Unione che lo porterà a dare vita a numerose storie di Vigata, con protagonista uno dei commissari più amati di sempre: Salvo Montalbano. Così, a 93 anni, Camilleri ci ha lasciati, senza più donarci le sue parole, orfani di un grande demiurgo. L’Italia, e tutto il mondo, ancora lo piange. Camilleri tuttavia non è stato solo un grande scrittore, anzi, è stato un uomo che non si è mai risparmiato dal prendere posizioni politiche; ciò emerge anche dai suoi libri. Esiste un altro aspetto di questo autore che non emerge spesso, un tema di cui Camilleri parla, con la dovuta cautela, quasi come si stesse addentrando in una selva oscura: l’ebraismo.

Camilleri infatti, cita spesso l’ebraismo nelle sue opere, in maniera velata e delicata, come se fosse un cristallo con alto rischio di rompersi, eppure facendolo con la poesia che lo ha sempre contraddistinto. Nel libro “Certi Momenti” Andrea Camilleri si mette a nudo raccontando con lucidità e un velo di nostalgia personaggi e storie che hanno fatto parte del passato dello scrittore. Proprio qui figura il suo amico David, chiamato Pippo, il suo amico ebreo, che tornerà spesso nei sogni dell’autore. Era il 1938 e il giovane scrittore aveva tredici anni, le leggi razziali erano ormai state emanate e gli ebrei vivevano già in condizioni di vessazione. Fu alla fine di una giornata di scuola che, amaramente, David detto Pippo disse al suo amico Andrea che non si sarebbero rivisti. “Perché?”, chiese lui disorientato. “Perché sono ebreo”, rispose l’altro amaramente. Poi si abbracciarono.

Andrea chiese spiegazioni al padre, ma non ebbe più notizie di Pippo. Alla fine della guerra cominciarono a trapelare le prime notizie sulla Shoah e ciò che Camilleri lesse, lo lasciò interdetto e spaventato. Immagini che lo segneranno per sempre. Alcune di esse, l’autore le inserì in alcuni dei suoi libri futuri, in maniera quasi velata. Chiaramente, ogni notizia lo spingeva a pensare a Pippo, a dove fosse. Camilleri chiese in giro, ma non ebbe notizia alcuna. Continuò per molto tempo a guardare e stringere a sé la foto di David, abbracciato al suo amico in una serena giornata di tanti anni prima. Alla fine degli anni Ottanta, Camilleri stava allestendo uno spettacolo teatrale al teatro Tenda di Roma. Lo spettacolo  ebbe successo e venne replicato per più di una sera. Fu proprio in quell’occasione che Andrea ritrovò il suo amico David: un ricordo che lo scrittore ha raccontato e celato nel suo cuore per sempre.

Questa è solo una parentesi del suo rapporto con l’ebraismo, ma Camilleri tornò più volte a parlarne, soprattutto citandone in testi in maniera velata, riproducendo immagini legate all’orrore della Shoah, oppure servendosi di Midrashim per spiegare i grandi misteri della vita. Così fece quando immaginò i primi uomini creati come “statuine di nanetti”, realizzati per abbellire il giardino di Dio, a dispetto dei consigli degli angeli che cercano di dissuaderlo. Questo è solo un esempio di come Camilleri si servì dell’immenso patrimonio della cultura ebraica per condire le sue opere.

In uno dei suoi romanzi legati al commissario Montalbano, Camilleri cercò di ricreare l’immagine di un bambino che alza le mani in segno di resa, costruendo un parallelismo, espresso apertamente nel testo, con una delle foto più famose del mondo: un bambino con le braccia alzate, minacciato da un nazista durante la rivolta nel ghetto di Varsavia. Un’immagine che diventerà il simbolo di un’intera generazione, la cui infanzia fu spezzata dall’orrore del nazismo.

Camilleri fu dunque un uomo di immensa cultura e un grande scrittore, capace di raccontare eventi di vita quotidiana con umorismo e poesia. Un uomo che ha saputo soprattutto guardare all’ebraismo con occhi pieni di rispetto e curiosità, attingendo da questa immensa cultura con grande umiltà e saggezza. Uno scrittore che continueremo a piangere, ma terremo vivo attraverso tutte le sue opere.