Usa, svastiche nel campus in Virginia: intervista a Dan Kramer

Svastiche dai Chabad in un campus universitario negli States. La notizia già di per sé farebbe rizzare i capelli ai più, immaginatevi poi la mia reazione nel leggere che il campus è proprio quello dove mi sono laureata io, nemmeno un anno fa. Cerco notizie su ogni portale e sito internet disponibile. Il riassunto è presto fatto: lo scorso sabato pomeriggio, dopo la funzione di Shabbat, sono apparse più di 100 croci uncinate alla Virginia Tech University, quel posto che tutti a Blacksburg, la piccola cittadina immersa nella campagna della Virginia, riconoscono essere il punto di incontro e di aggregazione di migliaia di studenti ebrei. L’identità del colpevole, a una settimana di distanza, resta ancora ignota.

Chiudo ogni articolo. Apro Facebook. “Ciao Or, sono Carlotta”. Or è il rappresentante dell’Agenzia Ebraica lì nel campus, nonché mio compagno di sedarim e shabbaton. “Senti, ho letto quello che è successo, assurdo”. Chiacchieriamo, e scopro che il giorno dopo il centro Hillel avrebbe organizzato un rally, poco lontano dal centro del campus, per manifestare tutti insieme il proprio disdegno. “Se possibile”, chiedo, “vorrei poi un vostro commento”.

E così hanno fatto. Nonostante le 6 ore di fuso, ho intervistato Dan Kramer, 22enne studente di letteratura e linguistica, nonché Presidente dell’associazione Amici di Israele, alla VT.

Dan Kramer

Ciao Dan, grazie del tempo che mi dedichi. Figurati Carlotta, è un piacere. Questi episodi mi toccano particolarmente: come ebreo, e come israeliano. Un tempo io stesso avevo paura a dichiarare la mia identità, ma le cose sono cambiate una volta iscritto in questa stupenda Università, che mi ha dato l’opportunità di esplorare e partecipare attivamente alla vita ebraica. Per questo, forse, sono stato seriamente sorpreso nell’apprendere questo incidente che, per dovere di cronaca, non è il primo in generale negli Stati Uniti. Ma mai mi sarei aspettato di viverlo qui, alla Tech.

E come ha reagito l’Università? La risposta da tutto il corpo accademico, dagli studenti, e dagli stessi residenti di Blacksburg è stata incredibile. Avrebbero benissimo potuto nascondere tutto sotto il tappeto, ma invece hanno reagito a testa alta. Il Rettore Timothy Sands ha accusato con forza l’atto vandalico, indicandolo come vile e codardo, e l’Università in collaborazione con la polizia sta cercando i colpevoli, che saranno puniti adeguatamente.

Ho sentito che avete organizzato un rally di protesta. Come è andato? Amazing! C’erano centinaia di persone a supportare la gara, un mix eterogeneo. Importantissimo anche l’appoggio delle chiese locali e in generale di tutti gli studenti non ebrei accorsi così numerosi. L’atmosfera non era per nulla depressa, o tesa, anzi. Si respirava un clima gioioso, e di speranza. Questo evento non ha fatto altro che renderci più forti e uniti.

E ora? Ovviamente questo è solo l’inizio, il rally in sé è stato un buon segnale, ma in generale credo che la VT sia un campus davvero atipico e speciale in termini di tolleranza e equità, a differenza magari di cosa si può leggere e sentire di altri campus. Mi sento di dire che quello che abbiamo vissuto lunedì sia stato importante, ma non bisogna sottovalutare i recenti atti vandalici a sfondo antisemita incorsi nel resto del paese. So personalmente di altri college dove gli abusi fisici e verbali sono all’ordine del giorno, nei confronti di studenti ebrei o dei loro leader. Sono spaventati di manifestare la loro ebraicità. Come ho detto, so cosa si prova. Ed è frustrante perché gli anni di formazione universitaria sono in realtà il periodo migliore per conoscere se stessi e per celebrare la propria identità e unicità, messa però a dura prova dall’esterno.

Scusami se te lo chiedo. C’entra Trump? Se Trump ha un’influenza in questa escalation di eventi? È possibile certo che abbia incoraggiato qualcuno, ma è bene sottolineare che chi compie tali gesti non ha giustificazioni e cova di per sé nel proprio cuore odio. Credo che gli Stati Uniti, così come ogni paese, con il tempo cresce e cambia, ma sono fiducioso che la direzione sia quella dell’uguaglianza e dell’inclusività. Ci sarà sempre chi combatterà contro il progresso che stiamo cercando di portare, chi per paura, chi per odio. Ma sono convinto che le buone persone siano numericamente di più di quelle cattive.

Da Mosaico, sito ufficiale della Comunità ebraica di Milano

Carlotta Micaela Jarach, milanese. Dopo gli studi in Svizzera, per lo stage ha scelto Colonia


«

»