UJWhite: sulle nevi della Valsusa

ujwhite2016Anche quest’anno, di buon rito, ho rinunciato al ballo liscio e al brindisi analcolico della bocciofila di Migliarino Pisano, per unirmi all’armata ugeina, diretta sulle piste olimpiche di Torino 2006. Un alberguccio della ridente Cesana Torinese ha accolto una cinquantina di partecipanti, sciatori e non, sotto l’egida UJWhite, l’attuale brand che indentifica l’intramontabile campeggio invernale dell’Unione giovanile ebraica del Bel Paese.

Siamo ai piedi di uno tra i comprensori sciistici più estesi d’Italia, con oltre quattrocento chilometri di piste a disposizione; inutile dire che chi non scia ha sbagliato vacanza, o quasi. Ma non tutti gli sciatori sono uguali: c’è chi alle nove del mattino è già sulla cima del Monte Fraiteve, sci Atomic, modello super G Vancouver 2010 e calzamaglia in kevlar, disegnata da AnsaldoBreda, in rampa di lancio per una discesa di quindici chilometri; altri invece preferiscono cinque selfie all’arrivo del primo skilift e una giornata passata al rifugio, tra tris di polente e bombardini, come se piovesse.

ujw16Con l’arrivo del buio i vancanzieri tornano in albergo: c’è il tè delle cinque e la partita a Junglespeed, un singolare gioco di carte che provoca la schizofrenia e l’artrosi agli arti superiori, nella migliore delle ipotesi. Della cena non ci si può lamentare, anche se c’è chi rimpiange la cucina agordina degli anni passati. Finalmente arriva il momento della festa serale: va sottolineata in particolare la notte di San Silvestro, dove Spotti Fai, un blasonato disc jockey filippino, chiuso dentro uno smarthphone, ci ha fatto ballare per tutta la notte.

Chiudo qui le battutacce alla Enrico Montesano e mi accingo ai ringraziamenti, rivolti a tutto lo staff UJ-White certo o presunto, che si è prodigato per offrirmi il mio settimo campeggio invernale targato UGEI. Potrei anche tirare fuori qualche critica, sottolineando la bassa partecipazione (vi ricordate le duecento teste del 2011?) e l’organizzazione delle attività un po’ grossolana, rispetto ai campeggi passati. Tuttavia scelgo di rimanere tiepido, perché non vorrei che il direttore del periodico che state leggendo, d’accordo col consiglio esecutivo UGEI, mi riservi il trattamento suggerito dal più famoso ragioniere d’Italia, facendomi a pezzi e spedendomi con la posta prioritaria a Voghera!

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l'hockey su ghiaccio; il resto e' noia

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l’hockey su ghiaccio; il resto e’ noia


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