UJWhite: ritorno al campeggio invernale

ujjwHo partecipato al mio primo evento Ugei nell’estate del 2000, più di sedici anni fa e sono tornato al campeggio invernale UJWhite quest’anno, al limite del pensionamento da “giovane”, dopo una pausa di parecchi anni da eventi ebraici di questo tipo.

Generalmente i “vecchi” tendono a denigrare il presente rimpiangendo i bei tempi andati; quando c’erano tante persone e ci si divertiva di più, quando “si stava meglio quando si stava peggio”. Questo era il timore principale prima della partenza in aggiunta al fatto che nell’ultima vacanza lunga che avevo frequentato (Wing2009) non mi ero trovato molto bene in quanto l’avevo trovata parecchio dispersiva. Aggiungiamo anche il fatto che in questi anni tutte le persone della mia età non frequentavano più, quasi mi pentivo di aver optato per il ritorno all’Ugei non trovando di meglio da fare a Capodanno.

Al termine della settimana devo dire che mi sono dovuto ricredere e considerare pienamente soddisfatto della decisione presa, la vacanza è stata forse la migliore esperienza Ugei della mia vita, sicuramente non peggiore dei miei primi anni e (almeno per me) migliore rispetto all’epoca Wing e ho conosciuto molte persone nuove che fanno ben sperare sul futuro giovanile ebraico.

ujjw2Innanzitutto ho apprezzato il ritorno alla gestione “in house” dell’evento ovvero senza grandi partner internazionali. La cooperazione con organizzazioni estere che, devo ammettere, avevamo iniziato noi all’epoca del mio ultimo anno da consigliere, un po’ per motivi di comodo organizzativo e un po’ per un presunto appeal sull’utenza, fa perdere identità all’organizzazione a cui apparteniamo e costringe a scendere a patti disattendendo spesso il Congresso. Inoltre trasferisce la responsabilità ricettiva e organizzativa dal Consiglio Esecutivo a uno staff indipendente diminuendo l’importanza degli eletti e creando alcuni problemi logistici (che ruolo hanno i consiglieri Ugei che non sono parte dello staff in un evento internazionale?).

L’elemento però che più ho apprezzato di questo campeggio è stato l’effetto gruppo che si è creato, dovuto anche al numero ridotto di partecipanti. Il fatto di sentirsi tutti parte di un gruppo in un evento si nota da un particolare molto semplice: ci si saluta sempre quando ci si incrocia nei corridoi dell’hotel. Anche se non ci conosciamo bene, anche se non appartieni al mio gruppo di amici, anche se non ci siamo mai parlati: ci salutiamo perché sappiamo che facciamo parte dello stesso gruppo-vacanza. Alla Wing invece (che copiava il sistema Summer-U) la cosa che non sopportavo era incrociare qualcuno nel corridoio e considerarsi come perfetti sconosciuti.

Anni fa un collega-consigliere con più esperienza, durante non so più quale evento Ugei mi aveva detto: “Vedi qui siamo tanti, magari guadagniamo pure, ma la gente non ha voglia di stare insieme”. Quest’anno invece ho rivisto la voglia di stare tutti insieme proprio perché siamo tutti parte di questa organizzazione e non la utilizziamo come piattaforma per farci la vacanza ebraica con il nostro gruppo di amici.

uujQuindi il fatto di sentirsi tutti un unico gruppo è stato, secondo me, il fattore vincente di questa vacanza che mi ha dato sicurezza e fatto esprimere al meglio, nonostante gli innegabili problemi organizzativi che ci sono stati, la riduzione ai minimi termini delle attività culturali e delle escursioni per non sciatori, le serate troppo spesso improvvisate e l’assenza di alcuni consiglieri.

Di questa vacanza non ricorderò l’assenza delle decorazioni a tema della discoteca, la mancanza del proiettore per il karaoke e il bar improvvisato di Capodanno, ma ricorderò il fatto che ci siamo seduti tutti in cerchio a giocare la prima sera, che abbiamo cantato e ballato abbracciati tutti insieme e che in ogni momento che passavo dalla hall potevo entrare in un gruppo-gioco di Trivial, di Uno o di Jungle Speed.

Qualche anno fa avrei pensato che queste considerazioni fossero da classico “sfigato”, di quelli che spesso vengono identificati nei Congressi come quelli che vogliono rimanere chiusi tra pochi amici e non aprirsi al mondo. Poi però in questi anni di assenza dall’Ugei mi sono guardato intorno e ho frequentato altre organizzazioni non ebraiche. E su che cosa investono queste che hanno tanto successo in Italia e che la gente continua a frequentare? Non sulla perfezione, non sulla grandezza (generalmente  30-50 persone), non sulle strutture, ma sulla coesione del gruppo che ogni volta si crea. Se tanta gente apprezza questo punto di forza di tali tour operator, pagando alti prezzi per un week-end o per una settimana di vacanza con un gruppo piccolo-medio ma unito, allora forse non sono io l’unico “sfigato” a cercare una vacanza di questo genere.

Non so che cosa farò l’anno prossimo dato che oltre i 35 anni per l’ambiente ebraico si passa direttamente allo status di “famiglia”. Forse farò una vacanza (non ebraica) con altri single o forse con amici. Rimane comunque un buon ricordo di questa UJWhite, qualche amico in più e un po’ di rimpianto per non aver vissuto esperienze ebraiche come questa negli scorsi anni.

Daniele Segre, 35, anni, nato a Torino, architetto e insegnante a Torino, ha partecipato ad attività ugei da quando aveva 18 anni ed è stato consigliere per due anni

Daniele Segre, 35 anni, nato a Torino, architetto e insegnante, ha partecipato ad attività Ugei da quando aveva 18 anni ed è stato consigliere per due anni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie a Federico Disegni per le fotografie


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