Ugei e Delet, uniti per crescere: intervista a Ruben Spizzichino

Nel corso dell’anno che si sta avviando a conclusione l’Ugei ha cercato di stringere legami sempre più solidi con Delet, l’Assessorato alle Politiche Giovanili della Comunità Ebraica di Roma, di cui è attualmente responsabile Ruben Spizzichino. Obiettivo condiviso è stato il coinvolgimento nelle attività da noi proposte dei giovani della più numerosa comunità ebraica italiana. Nel 2016 gli appuntamenti più significativi organizzati in comune da Ugei e Delet sono stati il secondo seder di Pesach, ad aprile, e la festa di Sukkot, a ottobre, due successi notevoli in termini di intensità e partecipazione, segno di una collaborazione che ci auguriamo venga implementata nel futuro prossimo. Abbiamo intervistato Ruben Spizzichino sul significato e le potenzialità del coordinamento, a Roma, tra Ugei e Delet, sulla composita realtà giovanile romana, su come viene percepita nella capitale l’Unione dei giovani ebrei italiani.

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Ruben Spizzichino

Si è svolto da poco l’evento di Sukkot, organizzato in collaborazione da Ugei e Delet. Com’è andata? Il nostro bilancio è più che positivo. Viviamo un periodo estremamente complesso e sappiamo quanto sia difficile al giorno d’oggi aggregare, ancora più complicato quando si parla di giovani. Non possiamo lamentarci dei risultati ottenuti giovedì 20 ottobre. La serata era inserita in una settimana già colma di iniziative, inoltre la concomitanza di due eventi ebraici e soprattutto della partita della Roma in Europa League avrebbero potuto decimare il nostro bacino. Invece siamo riusciti a raggiungere quasi 200 ragazzi e ragazze. Buona musica e fiumi di sushi hanno contraddistinto la serata, soddisfacendo anche i partecipanti più esigenti.

A Roma c’è un terreno condiviso di incontro e confronto per i giovani? I movimenti giovanili ebraici, Bene Akiva e Hashomer, costituiscono i primi luoghi di incontro, confronto e a volte scontro di noi giovani. Tuttavia pensare ad un solo e unico terreno di incontro credo sia riduttivo. Oggi vediamo il prolificarsi di organizzazioni ebraiche giovanili, ognuna con la propria peculiarità. E’ vero che aumenta il pluralismo, ma anche la debolezza in seguito alla frammentazione della realtà giovanile. Inoltre non dimentichiamoci di quanto e come Facebook stia sostituendo le pratiche tradizionali di confronto.

delet-logoA chi si rivolge Delet? Chi partecipa agli eventi che organizza? Ci sono gruppi di giovani ebrei difficili da raggiungere e, viceversa, altri che partecipano assiduamente? Delet – Assessorato alle Politiche Giovanili si rivolge a un pubblico eterogeneo, dai 18 ai 35 anni. Coprendo un range di età molto ampio, Delet ha sviluppato diversi format in relazione al target da coprire. Un esempio è Delet Art, dedito ad attività di stampo artistico e culturale, che nel corso del tempo ha riscosso molto successo, specialmente tra i più grandi. A proposito di giovani ebrei difficili: un fenomeno chiave su cui vorrei soffermarmi è l’allontanamento dei giovani ”vicini”. In passato la partecipazione agli ambienti o eventi comunitari era sinonimo di integrazione, oggi invece, vediamo un’ostentata indifferenza nei confronti degli organi adibiti all’aggregazione. Il paradosso romano ci mostra come siano proprio gli “esterni” o cosiddetti “ebrei lontani” ad aderire agli eventi comunitari, mentre gli ebrei “attivi” si trovano nella posizione di poter rifiutare l’offerta comunitaria.

sukkotCredi ci siano differenze di rilievo tra gli interessi, aspirazioni e orizzonti dei giovani ebrei romani e quelli dei giovani delle comunità del nord Italia? A mio avviso le discrepanze sono marginali, parlare di differenze rilevanti credo sia azzardato. Inoltre anche se fossero di rilievo, non credo che il fattore geografico sia così determinante. Conosco molti giovani romani in contrasto con romani ma in accordo con torinesi e viceversa. I nostri orizzonti, le nostre speranze, i nostri interessi, sono condivisi con ogni giovane ebreo, ci prefiggiamo di potenziare e promuovere la gioventù ebraica al di là della provenienza.

ugeilogoChe cosa ritieni che debba fare l’Ugei in generale? E nello specifico a Roma? Come viene percepita l’Unione giovanile nella tua città? Cosa fare per migliorare? Nell’ultimo anno L’Ugei ha dovuto affrontare situazioni critiche. L’organizzazione era reduce da un Congresso povero di partecipanti e candidati, il che alimentava un’atmosfera demoralizzante. Nonostante ciò, molte sono state le iniziative intraprese volte ad accrescere e avvalorare la partecipazione dei giovani ebrei. Certo è, che molto ancora è da migliorare. Dall’interno, l’Ugei dovrebbe potenziare il sostegno alle attività sociali, culturali e religiose organizzate da associazioni, organizzazioni e movimenti giovanili. Invece sul fronte estero, anche in relazione al grave problema dell’assimilazione, dovrebbe incentivare gli scambi tra le giovani e i giovani ebrei nel mondo, promuovendo la circolazione e gli incontri. Un altro punto di sviluppo è proprio il rapporto tra Ugei e Assessorato alle Politiche Giovanili di Roma. Statisticamente comprendiamo più della metà delle utenze Ugei. Il dato che fa riflettere ci mostra che Roma è la comunità più grande d’Italia, ma nel 2016 solo un rappresentante dell’Ugei vive nella capitale. Ciò conferma un mancato radicamento a livello locale. Lavoreremo con impegno e dedizione in sintonia con il Consiglio Ugei 2017, oltre le barriere, al fine di limare le distanze, e rinvigorire il nostro legame. Siamo già all’opera per portare Roma all’Ugei e l’Ugei a Roma.

A cura di Giorgio Berruto


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