Tra Savona e Bordighera, che cosa significa essere ebrei di provincia – il caso delle scritte antisemite a scuola

Nella notte tra sabato 14 e domenica 15 gennaio,  una parte dei muri esterni dell’istituto “Ferraris Pancaldo” di Savona è stata sporcata con simboli razzisti. L’episodio si è ripetuto anche il 17 gennaio. La dirigenza ha tempestivamente presentato un esposto alle autorità competenti che sono intervenute sul luogo. Gli studenti, fortemente turbati dall’accaduto, hanno colto l’occasione per raccogliersi in un momento di riflessione con i loro docenti.

“Il ‘Ferraris Pancaldo’, scuola di forte tradizione democratica e antifascista, inorridisce di fronte al gesto di coloro che nelle due notti scorse hanno imbrattato alcuni muri esterni della scuola con simboli e scritte altamente lesivi della dignità e intelligenza umana. Tutte le componenti dell’istituto, studenti, docenti, personale ATA e dirigenza scolastica, condannano fermamente i responsabili di questo gesto vile che ha colpito anche una chiesa vicina all’istituto, quella di San Paolo in corso Tardy e Benech. State lontani dalla nostra casa, luogo della cultura e dell’accoglienza”.

In particolare si devono ringraziare i rappresentanti d’istituto, Joshua Bonfante, Pietro Grasso, Andrea Airaghi e Lorenzo Sciotto, gli studenti, Pietro Giacchello, Jacopo Bolla, Loris Giusto, Gabriele Lilli, docente e Francesco Esposito, tecnico di laboratorio, per l’impegno mostrato e per la ferma volontà di eliminare elementi totalmente estranei alla cultura della comunità scolastica che è fatta di accoglienza e inclusione.

Non sono molti gli ebrei che vivono nella provincia ligure. I due che scrivono queste righe vivono o hanno vissuto a lungo nella Riviera di Ponente, a Savona e a Bordighera. Non è facile coltivare il proprio ebraismo quando si dimora tanto lontani da una comunità: talvolta il rapporto di intensifica in occasione della preparazione al bar mitzvà, può fortificarsi grazie a incontri fortunati, legami identitari sentiti prima ancora che praticati in comune con altri, frequentazione di gruppi giovanili e dell’Ugei; ma la regola è una vita ebraica in cui la dimensione famigliare è prevalente, talvolta quasi esclusiva. Tanto più importante, dunque, è l’impegno nella nostra società, per esempio quello di chi, da rappresentante d’istituto, collabora alla gestione della vita scolastica. Non occorre essere ebrei per decidere di ripulire i muri di una scuola imbrattati da simboli di odio antisemita e razzista come la svastica, chiaro richiamo a una volontà di genocidio che nessuno, oggi, può ritenere oggetto di una storia che si è chiusa settant’anni fa. E’ un compito che spetta a tutti noi come cittadini di una democrazia come l’Italia. Come italiani e come ebrei dobbiamo reagire con fermezza di fronte a episodi come questo. Anche nella lontana provincia ligure.

Joshua e Giorgio 


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