Torino e il Congresso Ugei: i lumi di Chanukkà e i giovani ebrei italiani

La storia di Chanukkà è la storia di lumi che durano otto giorni, molto oltre le attese. Il guizzo di queste piccole fiammelle ricorda la vivacità tenace di altri lumi: quelli delle comunità ebraiche italiane di dimensioni già molto ridotte e in declino numerico evidentemente inarrestabile, almeno nel breve e medio periodo. Eppure, ha ricordato rav Ariel Di Porto in apertura del Congresso Ugei che si è svolto a Torino dal 15 al 17 dicembre, è proprio in circostanze di questo genere che l’impegno di tante persone può consentire il miracolo, cioè la sopravvivenza di una vita ebraica attiva, di manifestazioni liturgiche regolari, di eventi culturali di alto livello e partecipati, della consapevolezza di essere eredi di una tradizione importante, della costante duplice propensione all’insegnamento e all’apprendimento. Torino è oggi una di queste comunità, e per questo è stata scelta per ospitare il Congresso annuale dell’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia (Ugei), il momento in cui viene valutato l’operato del consiglio uscente, sono discusse le mozioni orientative che guideranno il nuovo consiglio ed eletti gli organi rappresentativi. Quello di Torino è stato il Congresso Ugei con maggiore partecipazione negli ultimi anni, anche e soprattutto grazie alla presenza di molti giovani della nostra comunità, a cui si sono uniti, nei momenti conviviali e alla tradizionale festa del sabato sera, numerosi studenti israeliani. Molti dei cinquanta torinesi coinvolti, peraltro, erano alla prima esperienza Ugei. E’ perfino banale sottolineare l’importanza, per la nostra comunità, di eventi di questo genere, soltanto nei prossimi mesi saremo però in grado di valutare quanto beneficio avrà portato allo sviluppo e all’attività del gruppo locale Get, comunque già in trend positivo. Il coinvolgimento di tanti giovani è stato possibile soltanto grazie al grande e valido aiuto che è stato dato a Filippo Tedeschi e me, consiglieri Ugei nel 2017 e dunque organizzatori, da Simone Santoro, Paz Levy, Baruch Lampronti e Elisa Lascar, e in misura minore da altri che non posso qui tutti ricordare.

Lo shabbaton è stato inoltre arricchito da momenti extracongressuali: una introduzione alla storia e alla realtà presente della comunità di Torino da parte del presidente Dario Disegni, che ha anche invitato il prossimo consiglio a programmare in collaborazione con il Meis un weekend a Ferrara nel 2018, proposta che mi auguro l’Ugei sappia cogliere e valorizzare; l’intervento del vicepresidente Ucei Giulio Disegni; la visita delle sinagoghe torinesi condotta da Baruch Lampronti e molto apprezzata dai partecipanti; la presentazione del progetto tirocini dell’Ucei da parte di Saul Meghnagi; i momenti liturgici e l’accensione della chanukkià insieme. Non ultimo, è stata anche l’occasione per ricordare Alisa Coen z’’l, la nostra amica scomparsa a diciotto anni dodici mesi fa in un drammatico incidente stradale, appena cinque giorni dopo aver partecipato al suo primo Congresso Ugei a Bologna.

Il Congresso si è concluso con l’elezione del nuovo consiglio, che sarà operativo dal 1° gennaio 2018, e di cui sono orgoglioso facciano parte due giovani torinesi che molto potranno dare anche alla nostra comunità negli anni a venire, Simone Israel e Alessandro Lovisolo. Con loro lavoreremo per fare in modo che Torino sia sempre più presente all’Ugei e l’Ugei a Torino, auspicabilmente con un nuovo grande evento fin dal prossimo anno.

Come ha sottolineato rav Alberto Somekh durante una breve lezione che ci ha offerto sabato, è l’accensione il momento centrale di Chanukkà. Non è sufficiente osservare i lumi già accesi da altri, ma è indispensabile un’azione, piccola o grande, in ogni caso diretta, propria, personale. Solo in questo modo possiamo pensare di mantenere per otto giorni, e molto più a lungo, le molte fiammelle vive e tenaci della nostra comunità.

Giorgio Berruto

Dal Notiziario della Comunità ebraica di Torino


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