Taglit, day 7: lacrime e gioia a Yerushalayim

Dopo aver lasciato il Kibbutz di Gvulot ci dirigiamo verso l’ultima e più significativa tappa del viaggio, Yerushayim. Al contrario di quanto si possa immaginare le tappe previste per il primo giorno nella capitale non sono le principali attrazioni turistiche e religiose nella città vecchia, bensì la giornata è dedicata alla memoria. Probabilmente questo è il giorno più carico di emozioni dell’intero viaggio. Appena entrati in città sul pullman cantiamo tutti insieme la ben nota canzone “Yerushayim shel zahav” e facciamo sosta all’ingresso di Har Herzl, il più importante cimitero militare dove riposano anche i capi di Stato e Theodor Herzl, padre del sionismo. La visita al cimitero è stata carica di emozioni, abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni ragazzi israeliani in viaggio con noi che ci hanno parlato di loro amici seppelliti lì, ragazzi caduti servendo il Paese poco più che adolescenti, sotto la fredda terra del monte Herzl giacciono migliaia di bambini strappati alle loro madri, madri come quella che mentre visitava la tomba del figlio in ricorrenza del suo compleanno ha voluto condividere con noi per un momento la storia di suo figlio, perché sotto ciascuna delle migliaia di lapidi identiche giace un ragazzo con una storia, un ragazzo che ha vissuto e amato, strappato troppo presto ai suoi cari.

Prima di passare alla sezione dei capi di stato abbiamo visitato la tomba di Michael Levin, chayal boded statunitense caduto in azione e divenuto poi eroe nazionale. La cosa più toccante è stata vedere gli occhi dei nostri compagni, anche quelli più freddi o con meno legami con Israele, rigati dalle lacrime mentre porgevano omaggio ai soldati caduti, mostrando un’empatia nei confronti della popolazione israeliana che difficilmente si sarebbe potuta immaginare. Finita la sezione militare passiamo a quella dei capi di Stato dove visitiamo le tombe di uomini che hanno reso grande Israele sin dalla sua fondazione, tombe umili e tutte simili fra loro in quanto siamo tutti eguali nella morte.

Infine saliamo al grande piazzale dove è sepolto Herzl in una semplice tomba nera con su scritto solo il cognome “הרצל‎”. Lì abbiamo concluso la nostra visita cantando tutti insieme HaTikva, che letteralmente significa “la speranza”, il nostro inno nazionale. Finita la visita al cimitero saliamo in pullman tutti alquanto scossi, sapendo che la prossima tappa non sarà meno carica di emozioni della precedente.

Arriviamo così a Yad Vashem, il memoriale della Shoah. All’interno del museo facciamo una visita guidata che inizia con la visione di un video che mostra bambini ebrei in Polonia mentre cantano HaTikva esprimendo il loro desiderio di tornare nella terra di Israele, desiderio che mai si realizzerà perché nessuno di quei bambini sopravviverà alla Shoah. La visita prosegue seguendo un vero e proprio percorso nel tempo attraverso gli occhi sia degli ebrei deportati sia della propaganda nazista. Il museo è ricco di testimonianze di ogni genere e tutti noi abbiamo finito la visita con un nodo in gola e qualche lacrima versata.

Usciti da Yad Vashem entriamo in un edificio adiacente in memoria dei bambini uccisi durante la Shoah, Yad Layeled. Consiste in un percorso al buio illuminato solo da poche candele che grazie a un gioco di specchi danno l’impressione di essere migliaia di stelle, durante questo percorso vengono nominati uno a uno i quasi 2 milioni di bambini che hanno perso la vita per mano dei nazisti. Ancora una volta non è stato semplice trattenere le lacrime.
Dirigendoci verso l’albergo si potevano percepire nell’aria la commozione e le emozioni dei nostri compagni ancora un po sconvolti.

Come tipicamente fa il popolo ebraico però dopo il lutto si gioisce, quindi dopo una veloce cena in hotel siamo usciti per andare a fare serata in centro a Yerushayim al “Kings”, dove abbiamo riso, ballato e bevuto, perché nonostante la giornata pesante in memoria dei nostri fratelli ebrei caduti e uccisi nell’ultimo secolo noi eravamo ancora pieni di voglia di vivere, per questo il popolo di Israele ha vinto, perché nonostante tutto noi siamo ancora qui vivi come popolo libero nella nostra Terra.

Al mattino uscendo dal cimitero si è verificato un fenomeno particolare: la gente che fino a poco prima stava piangendo è uscita fuori scherzando e ridendo piena di vita; per tanti potrebbe sembrare insensibilità ma in realtà è simbolo del fatto che per noi ebrei la vita sarà sempre più importante della morte.
Quei giovani ragazzi sono caduti per permetterci di vivere il nostro futuro in pace e gioia qua in Eretz Israel, quindi il modo migliore per ringraziarli è proprio ricordarsi l’importanza di vivere, di gioire insieme, così che loro non siamo morti invano.
עם ישראל חי                  Il popolo di Israele vive

Daniel Levy, Sara Ciolli, Giulia Ciolli, Susanna Weissberg

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