Taglit, day 4: da Tel Aviv alle tende dei beduini, le molte anime di Israele

Quarto giorno di Taglit: dopo giorni di attesa, arrivano finalmente i nuovi elementi del gruppo: studenti e soldati israeliani, con lo scopo di mostrarci il modo di vivere dei nostri coetanei in questo paese. Ci siamo presentati l’un l’altro nei pressi di Piazza Rabin, così denominata in onore dell’omonimo primo ministro ivi ucciso da un oppositore israeliano, contrario al suo spirito pacifista e alla sua idea di convivenza duratura tra palestinesi e israeliani. La nostra guida, Nama, ci ha fatto riflettere molto su come questo evento abbia rappresentato una grande ferita per la popolazione israeliana, a prescindere dall’opinione o dall’orientamento politico.

Da lì ci siamo poi spostati al Tel Aviv Stock Exchange per affrontare il tema delle “start-up”, settore in cui Israele rappresenta uno dei leader mondiali, e poter quindi sperimentare un percorso immersi nei vari settori tecnologici che questo paese ha sviluppato e continua a sviluppare, tra cui ad esempio: scienza, sicurezza, clima e medicina.
L’ultima tappa a Tel Aviv è stata una perlustrazione del quartiere Florentine, caratteristico per via della ricchezza di street art e graffiti. Ciò che ci ha colpito di più è il fatto che nessuno di noi si aspettava di poter osservare e discutere di graffiti esattamente come si fa in genere con le opere d’arte nei musei. Molto particolare è stata la storia del writer Kislev, che tratta temi sociali usando semplici immagini, simboli famosi della società. La mostra si è conclusa con suggestivi graffiti su cui era inoltre sovrascritta la relativa traduzione in  linguaggio Brail, e la guida ha fatto quindi riflettere su quanto spesso ognuno di noi sia  “cieco” rispetto ad alcuni aspetti della vita o nei confronti della propria comunità. Da ciò è scaturito un dibattito sull’ambiente in cui questi artisti si trovano: quartieri poveri che sono destinati a sparire travolti dal progresso urbanistico.

Si parte dunque da Tel Aviv per andare nel deserto e passare la notte tutti insieme in tenda in un villaggio beduino. Raggiunto il luogo, abbiamo fatto un giro nel deserto sui cammelli condotti da alcuni beduini. Nonostante le idee che si potrebbero avere su un gruppo di persone che decide di vivere in un contesto isolato, la popolazione locale si è rivelata molto simpatica e cordiale, qualità che ha reso ancora più piacevole il soggiorno. In seguito abbiamo conversato e bevuto con un beduino, che ci ha introdotto alla sua cultura. La preparazione del caffè tipico è stata particolarmente coinvolgente, in quanto, essendo italiani, è stato ancora più interessante conoscere un metodo differente per la produzione di questa bevanda ottenendo un sapore molto simile al nostro. La parte più bella della serata è giunta durante la cena, dove ci è stata offerto il tipico pasto beduino servito solitamente agli ospiti che giungono nel villaggio e che è stato particolarmente apprezzato nonostante le nostre differenti abitudini.
L’esperienza nel villaggio è stata forse una delle più emozionanti finora in quanto al di là del nuovo contesto, ha permesso di unificare ancora di più il gruppo, permettendo anche ai più riservati di aprirsi maggiormente, offrendo nuovi spunti di dialogo.

Alfie Mimun, Samuele Lombardi, Gresia Bernardini e Inna Likhovyd

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