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Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 settembre 2016
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viaggiom2È inutile nasconderlo: noi del Consiglio in questo viaggio crediamo molto. Il nostro obiettivo è stato fin da subito quello di creare un viaggio assolutamente particolare, che non si fermasse alla semplice (seppur importante) emozione. Ciò che vogliamo è fornire un’esperienza completa, capace di dare qualcosa in più anche a ragazzi come noi, che fin da piccoli rivolgiamo e un’attenzione particolare a queste tematiche. Il progetto non vorrebbe concludersi con il volo di ritorno, ma prevede  anche incontri dopo il viaggio per rendere i partecipanti in grado di raccontare, di diffondere i messaggi fondamentali che noi, nipoti dei testimoni oculari, dobbiamo imparare a trasmettere, raccogliendo il testimone del ricordo da chi, per evidenti e tristi ragioni anagrafiche, non potrà continuare a farlo ancora per molto.

Altro motivo per cui crediamo fortemente in questo viaggio è l’idea di gruppo. Molti di noi hanno una storia familiare da condividere, in grado di unire emotivamente ancora di più i partecipanti e che può rendere i ragazzi, già durante il viaggio, figure attive, pronte ad ascoltare, ma anche a dire la loro, portando la propria esperienza.

Ad accompagnarci in questa esperienza il prof. Andrea Bienati, uno dei maggiori esperti di didattica della Shoah che si è gentilmente offerto fin da subito di dare il proprio contributo per questa iniziativa. Il viaggio, che toccherà Cracovia, Oswiecim e Varsavia, offrirà momenti di riflessione oltre che visite alla ricerca del lato ebraico della Polonia prima e dopo la guerra. Partiremo la mattina di giovedì 27 ottobre da Roma e torneremo martedì 1 novembre.

Sarà, insomma, un’occasione da non perdere, per vivere in modo kasher un’esperienza che raccomandiamo a tutti.

Di seguito il link per iscriversi. Affrettatevi, i posti sono limitati!

https://goo.gl/forms/NIeeKwv96ruxR0Y63

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Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei
Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 maggio 2016
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fgeiPremessa E’ giunto il momento, come tutti gli anni di tirare le somme, tirare le somme non solo dell’attività fatta, ma anche della situazione attuale della FGEI [ndr. Federazione Giovani Ebrei d’Italia]. Non ci si può nascondere, e sarebbe pericoloso farlo, in che stato versi oggi la base dei CGE [ndr. Centri Giovanili Ebraici]: essi sono, con poche lodevoli eccezioni, quasi tutti chiusi per mancanza di persone e di idee. La FGEI è ormai federazione solo di nome, si è ridotta in pratica ad un vertice, il consiglio Esecutivo, che organizza l’attività comune, nazionale, ma che non può evidentemente supplire alla mancanza di un’attività locale nei vari centri […] E’ quindi probabile che si debba giungere in un futuro ormai vicino ad una evoluzione che consenta la continuità dell’attività nazionale; evoluzione che potrebbe consistere sul piano formale nel passaggio da federazione di centri ad associazione di singoli, e sul piano sostanziale, più importante, nell’assunzione di una persona (fieldworker) che, dietro compenso, si faccia carico di quel lavoro organizzativo, che attualmente ruba ai consiglieri il tempo per dedicarsi maggiormente all’impegno politico-culturale. Ed è su questi temi, a nostro parere fondamentali per il futuro della FGEI, che invitiamo il presente Consiglio a pronunciarsi.

Politica L’anno appena trascorso è stato forse uno dei più drammatici nella recente storia del popolo ebraico, sia sotto il profilo dell’antisemitismo che in riferimento alla situazione mediorientale. Per quanto riguarda il primo punto, ricordiamo i numerosi attentati antisemiti di Parigi e Bruxelles, tutti duramente condannati dalla FGEI […] Questi episodi si inseriscono in una attività in costante crescendo già da alcuni anni, e non solo all’estero: da noi, accanto alle periodiche deturpazioni di sinagoghe e cimiteri, vanno ricordati con crescente timore atti razziali discriminatori ai danni dei singoli ebrei, nonché, per la loro gravità, la gazzarra antisemita avvenuta davanti alla sinagoga di Roma, durante una manifestazione e l’ultimo recente attentato dinamitardo contro la Comunità di Milano […]

Cultura È giunto adesso il momento di parlare un po’ del riflusso, della difficoltà di fare discorsi seri in un ambiente che non è preparato, della scomparsa di vecchi modelli culturali a vantaggio di nuovi importati ma di minor valore, e via di questo passo. Ma ve lo risparmiamo. Sono discorsi già fatti altre volte, e la cui validità è ancora da verificare. Con questo non si vuole certo negare che sotto questo profilo attualmente alla FGEI si vivacchi ad un livello notevolmente inferiore a quello esistente in tempi ormai lontani, ma questo potrebbe essere molto più semplicemente dovuto al calo demografico dell’ebraismo italiano (con contemporanea paurosa diminuzione della base giovanile) e all’emigrazione, specialmente verso Israele, di buona parte delle menti migliori […]

fil1HaTikwà Quest’anno sono usciti solo tre numeri del giornale, rispetto ai cinque o sei abituali. Le ragioni vanno ricercate nel trasferimento della redazione da Roma a Firenze. Il nuovo gruppo infatti, sia pur animato da buona volontà, difettava di esperienza e soprattutto di coesione al suo interno, e si è peraltro sciolto dopo aver realizzato due soli numeri […] Urge soprattutto un rilancio del giornale in termini di diffusione e contenuto […] Ci appelliamo pertanto a questo Congresso affinché il problema di H.T. venga affrontato e discusso con la dovuta serietà, in modo da pervenire ad una soluzione che assicuri la continuità all’organo ufficiale della FGEI.

Rapporti con l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane Al momento attuale l’UCII, nonostante i ripetuti solleciti non ha ancora fornito alla FGEI, se non in minima parte il contributo previsto dal suo bilancio, che costituisce per la FGEI un indispensabile sostegno finanziario [ndr. Meno male che almeno qui le cose sono cambiate!] […]

Proposte del Consiglio uscente al XXXV congresso FGEI Sulla base dell’esperienza maturata in questi ultimi anni ed in particolare durante il proprio mandato, il Consiglio raccomanda al Congresso di preannunciarsi favorevolmente sulla proposta di assumere (eventualmente per un prefissato periodo di tempo) una persona (fieldworker)  che attenda al lavoro organizzativo necessario all’attività della FGEI […]

CORREVA L’ANNO 1982… ma a pensarci bene non è cambiato molto.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Che forse questo, per noi, è solo un momento passeggero, un ricambio generazionale fisiologico che va comunque guidato nel modo meno traumatico possibile.

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Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei
Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei

Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 gennaio 2016
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sinagogaIl 17 gennaio sono stato invitato al Tempio Maggiore di Roma in qualità di Presidente UGEI, in occasione della visita di Papa Francesco. Non scrivo per farvi una cronaca dell’evento, cosa che potete trovare ovunque con video associati, ma per raccontare impressioni e pensieri.

Ad aprire le danze è stata Ruth Dureghello, Presidente della Comunità di Roma.
Un discorso in cui la Presidente ha voluto mandare il messaggio di essere una donna forte, adatta a guidare una grande comunità come quella romana, discorso che si è concluso con  una denuncia dei continui attacchi terroristici islamici che subisce Israele, così come l’Europa.
Un discorso che ha emozionato migliaia di membri comunitari, che hanno espresso con energia il proprio appoggio a questa presidenza.
Un discorso però, secondo il mio parere, a tratti, fuori contesto.

Non fraintendetemi, ho apprezzato il contenuto di ciò che è stato detto, semplicemente credo che alcuni argomenti non fossero adatti né al momento né alla figura politica da lei rappresentata.
In un’occasione unica di dialogo interreligioso, condivisione e confronto è giusto rinnovare la volontà di collaborazione e il riconoscimento reciproco delle autorità religiose, seppur marcando la propria autonomia (come ribadito da אני מאמין , cantato in chiusura), ma non è l’occasione in cui sfruttare la visibilità per discorsi prettamente politici, discorsi che mi sarei eventualmente potuto aspettare da un rappresentante del governo israeliano, piuttosto che dal Presidente della Comunità di Roma.

Ruth Dureghello, Papa Francesco, Renzo Gattegna
Papa Francesco con Ruth Dureghello e Renzo Gattegna

A seguire un altro bell’intervento, quello del Presidente dell’Unione delle Comunità Renzo Gattegna che, seppur con un registro meno sensazionalistico, ha affrontato i temi dell’antisemitismo sia nell’opinione pubblica sia come causa di attentati. Gattegna ha concluso il proprio discorso trattando un tema molto attuale, l’utilizzo di simboli e stereotipi, da sempre esistenti e ancora più oggi, per veicolare il messaggio di odio antiebraico. L’unica spiacevole nota rimane il fatto che un intero settore del pubblico presente, forse troppo affaticato dagli entusiasmi suscitati dal discorso precedente, o forse non coinvolto da un intervento poco enfatico, sembrava incapace di applaudire alle sue parole.

Il successivo discorso del padrone di casa, rav Di Segni, impegnato tra l’altro a sottolineare che “le differenze religiose non devono essere giustificazione all’odio e alla violenza”, passando per citazioni di versi di Torà e Talmud, è stato il più incisivo e calzante. Già dall’incipit in modo amichevole e molto intelligente, il suo chazaqà è apparso realmente come l’aspettativa che questa occasione diventi una consuetudine, un invito a portare avanti le nostre battaglie comuni insieme anche in futuro. Il discorso ha toccato il tema del confronto, anche negli usi religiosi, portando come esempio il Giubileo che trova le proprie radici nella Torà. Rav Di Segni ha poi ribadito però come l’incontro non dovesse essere finalizzato a una discussione teologica, cosa che sarebbe risultata insensata essendo le due fedi distinte e autonome, ma fosse invece un momento per riaffermare con forza che tali differenze religiose non devono essere causa di odio e violenze, bensì di collaborazione, anche nello schierarsi contro ogni tipo di fondamentalismo di matrice religiosa.

Papa Francesco incontra rav Riccardo Di Segni
Papa Francesco incontra rav Riccardo Di Segni

L’ultimo intervento è stato quello del Papa. Israele, inteso come Stato, non è stato nominato nel suo discorso, è stato invece chiamato “Terra Santa”. Sembra questo l’unico messaggio recepito nel mondo ebraico, da quello che leggo online. Una grossa mancanza, sia chiaro, ma davanti al forte monito contro l’antisemitismo, la condanna del terrorismo la cui violenza, ha detto, è “in contraddizione con ogni religione degna di questo nome”, il ricordo della Shoah, l’importanza data alla Memoria e l’augurio di proseguire un percorso iniziato cinquant’anni fa, una mancanza che passa in secondo piano.

Saremo noi, le nuove generazioni e quelle future, ad essere chiamati a continuare questa chazaqà, e a far sì che il legame e il rispetto tra le due istituzioni possano essere tali che nel prossimo incontro non ci sia bisogno di parlare di Israele ma che il nome dello Stato di Israele possa essere nominato anche da un Papa.

Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano

Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 gennaio 2016
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ujwhiteAncora una volta l’UGEI, in partnership con l’organizzazione JWhite, fra il 28 dicembre e il 3 gennaio, ha organizzato lo storico campeggio invernale sulle Dolomiti, ma quest’anno si è presentato con una formula tutta nuova. La località scelta è Falcade, paese veneto della Val di Fassa, dove si sono ritrovati più di 60 giovani ebrei da tutta Europa e non solo, ma a differenza dei campeggi precedenti è stata adottata la formula “peer to peer”! Uno staff ridotto ha organizzato la logistica, mentre le attività sono state gestite dagli stessi partecipanti, che hanno potuto mettere in gioco le proprie abilità. Chi ha organizzato lo stretching per il dopo sci, chi un’attività sull’aliyah, chi un dibattito sul rapporto fra ebrei e shabbat, oggi. Questo nuovo format ha creato un’atmosfera coinvolgente e ha reso i partecipanti membri attivi del campeggio.

A pochi giorni dalla chiusura dell’UJWhite si possono fare le prime considerazioni in merito alla riuscita dell’evento.

I partecipanti si sono mostrati soddisfatti dell’evento, così come attestato anche dai social; il numero dei partecipanti è più che una volta e mezza rispetto allo scorso anno, con un’ottima partecipazione soprattutto di italiani; lo stesso staff (pagante) si è potuto godere la vacanza grazie al format “peer to peer”.

falcadeL’evento certamente, dati i numeri, non è ancora perfetto, ma ha tutte le potenzialità per raggiungere i numeri delle vecchie Wing, può vantare un bilancio con segno eccezionalmente positivo e ha richiesto, da parte dello staff, un impegno non eccessivo una volta iniziato il campeggio, due fattori che, insieme al trend nel numero di partecipanti e la loro soddisfazione, incoraggiano a portare avanti questo progetto anche per i prossimi anni.

Arièl Nacamulli
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Giulio Piperno
Giulio Piperno, romano, studia psicologia alla Sapienza

 


 


Manuel Kanahmanuel9 settembre 2011
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Evviva gli sposi! Ottime notizie a settembre, ben due matrimoni ci vedono un pò coinvolti in questo mese, le coppie infatti si sono conosciute partecipando agli eventi per i giovani ebrei. Tutto il Consiglio ( e siamo sicuri parecchi ugeini), esprime le sue congratulazioni e un grande Mazal Tov a Michal Terracini e Ariel Techiouba e a Gabriel Maisto e Sharon De Jong.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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