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Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 novembre 2016
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Nel corso dell’anno che si sta avviando a conclusione l’Ugei ha cercato di stringere legami sempre più solidi con Delet, l’Assessorato alle Politiche Giovanili della Comunità Ebraica di Roma, di cui è attualmente responsabile Ruben Spizzichino. Obiettivo condiviso è stato il coinvolgimento nelle attività da noi proposte dei giovani della più numerosa comunità ebraica italiana. Nel 2016 gli appuntamenti più significativi organizzati in comune da Ugei e Delet sono stati il secondo seder di Pesach, ad aprile, e la festa di Sukkot, a ottobre, due successi notevoli in termini di intensità e partecipazione, segno di una collaborazione che ci auguriamo venga implementata nel futuro prossimo. Abbiamo intervistato Ruben Spizzichino sul significato e le potenzialità del coordinamento, a Roma, tra Ugei e Delet, sulla composita realtà giovanile romana, su come viene percepita nella capitale l’Unione dei giovani ebrei italiani.

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Ruben Spizzichino

Si è svolto da poco l’evento di Sukkot, organizzato in collaborazione da Ugei e Delet. Com’è andata? Il nostro bilancio è più che positivo. Viviamo un periodo estremamente complesso e sappiamo quanto sia difficile al giorno d’oggi aggregare, ancora più complicato quando si parla di giovani. Non possiamo lamentarci dei risultati ottenuti giovedì 20 ottobre. La serata era inserita in una settimana già colma di iniziative, inoltre la concomitanza di due eventi ebraici e soprattutto della partita della Roma in Europa League avrebbero potuto decimare il nostro bacino. Invece siamo riusciti a raggiungere quasi 200 ragazzi e ragazze. Buona musica e fiumi di sushi hanno contraddistinto la serata, soddisfacendo anche i partecipanti più esigenti.

A Roma c’è un terreno condiviso di incontro e confronto per i giovani? I movimenti giovanili ebraici, Bene Akiva e Hashomer, costituiscono i primi luoghi di incontro, confronto e a volte scontro di noi giovani. Tuttavia pensare ad un solo e unico terreno di incontro credo sia riduttivo. Oggi vediamo il prolificarsi di organizzazioni ebraiche giovanili, ognuna con la propria peculiarità. E’ vero che aumenta il pluralismo, ma anche la debolezza in seguito alla frammentazione della realtà giovanile. Inoltre non dimentichiamoci di quanto e come Facebook stia sostituendo le pratiche tradizionali di confronto.

delet-logoA chi si rivolge Delet? Chi partecipa agli eventi che organizza? Ci sono gruppi di giovani ebrei difficili da raggiungere e, viceversa, altri che partecipano assiduamente? Delet – Assessorato alle Politiche Giovanili si rivolge a un pubblico eterogeneo, dai 18 ai 35 anni. Coprendo un range di età molto ampio, Delet ha sviluppato diversi format in relazione al target da coprire. Un esempio è Delet Art, dedito ad attività di stampo artistico e culturale, che nel corso del tempo ha riscosso molto successo, specialmente tra i più grandi. A proposito di giovani ebrei difficili: un fenomeno chiave su cui vorrei soffermarmi è l’allontanamento dei giovani ”vicini”. In passato la partecipazione agli ambienti o eventi comunitari era sinonimo di integrazione, oggi invece, vediamo un’ostentata indifferenza nei confronti degli organi adibiti all’aggregazione. Il paradosso romano ci mostra come siano proprio gli “esterni” o cosiddetti “ebrei lontani” ad aderire agli eventi comunitari, mentre gli ebrei “attivi” si trovano nella posizione di poter rifiutare l’offerta comunitaria.

sukkotCredi ci siano differenze di rilievo tra gli interessi, aspirazioni e orizzonti dei giovani ebrei romani e quelli dei giovani delle comunità del nord Italia? A mio avviso le discrepanze sono marginali, parlare di differenze rilevanti credo sia azzardato. Inoltre anche se fossero di rilievo, non credo che il fattore geografico sia così determinante. Conosco molti giovani romani in contrasto con romani ma in accordo con torinesi e viceversa. I nostri orizzonti, le nostre speranze, i nostri interessi, sono condivisi con ogni giovane ebreo, ci prefiggiamo di potenziare e promuovere la gioventù ebraica al di là della provenienza.

ugeilogoChe cosa ritieni che debba fare l’Ugei in generale? E nello specifico a Roma? Come viene percepita l’Unione giovanile nella tua città? Cosa fare per migliorare? Nell’ultimo anno L’Ugei ha dovuto affrontare situazioni critiche. L’organizzazione era reduce da un Congresso povero di partecipanti e candidati, il che alimentava un’atmosfera demoralizzante. Nonostante ciò, molte sono state le iniziative intraprese volte ad accrescere e avvalorare la partecipazione dei giovani ebrei. Certo è, che molto ancora è da migliorare. Dall’interno, l’Ugei dovrebbe potenziare il sostegno alle attività sociali, culturali e religiose organizzate da associazioni, organizzazioni e movimenti giovanili. Invece sul fronte estero, anche in relazione al grave problema dell’assimilazione, dovrebbe incentivare gli scambi tra le giovani e i giovani ebrei nel mondo, promuovendo la circolazione e gli incontri. Un altro punto di sviluppo è proprio il rapporto tra Ugei e Assessorato alle Politiche Giovanili di Roma. Statisticamente comprendiamo più della metà delle utenze Ugei. Il dato che fa riflettere ci mostra che Roma è la comunità più grande d’Italia, ma nel 2016 solo un rappresentante dell’Ugei vive nella capitale. Ciò conferma un mancato radicamento a livello locale. Lavoreremo con impegno e dedizione in sintonia con il Consiglio Ugei 2017, oltre le barriere, al fine di limare le distanze, e rinvigorire il nostro legame. Siamo già all’opera per portare Roma all’Ugei e l’Ugei a Roma.

A cura di Giorgio Berruto


Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 ottobre 2016
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Pubblichiamo la lettera inviata dall’Ugei e da Giovane Kehilà a Vincenza Lomonaco, Ambasciatore Capo della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unesco, chiedendo ragione dell’astensione del nostro Paese sulla recente mozione che riguardava il Monte del Tempio e Gerusalemme. Auspichiamo un deciso cambiamento di valutazione in vista di martedì prossimo 18 ottobre, quando la risoluzione sarà sottoposta a voto definitivo.

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Milano e Gerusalemme, 14 ottobre 2016

Alla cortese att.ne di Vincenza Lomonaco, Ambasciatore Capo della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unesco

Con l’astensione dal voto di ieri sulla risoluzione che di fatto nega qualsiasi legame storico dell’ebraismo con il Monte del Tempio e iI Muro Occidentale, a Gerusalemme, l’Italia, per il suo tramite, ha dimostrato di non conoscere la storia del Monte Moriah e dei due Templi che vi furono eretti, il primo distrutto da Nabucodonosor nel 586 a.C, il secondo da Tito nel 70 d.C, le cui vestigia sono visibili a Roma sotto l’arco a lui dedicato.
Questi luoghi sono stati per circa un millennio il centro della vita spirituale, civile e politica del mondo ebraico e per un periodo di tempo lungo il doppio riferimento essenziale per il popolo ebraico in tutto il mondo.
Per questo vogliamo sperare che il giudizio espresso nella sede dell’Unesco dall’Italia non sia un troppo facile e ingiusto tentativo di sacrificare le ragioni della storia a quella parte di mondo che nega a Israele il diritto a esistere, da pari, nel consesso delle Nazioni.
Noi giovani ebrei cittadini italiani, insieme ai giovani italiani che hanno scelto di vivere in Israele, esprimiamo profonda delusione per la scelta di astensione del nostro Paese in una circostanza in cui non crediamo dovrebbe sussistere il minimo dubbio su come schierarsi.

Michael Sierra, Coordinatore generale Giovane Kehilà
Ariel Nacamulli, Presidente UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia

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Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 settembre 2016
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geceeeDomenica 18 settembre, un gruppo di dodici ragazzi dell’UGEI provenienti da Torino, Milano e Padova è andato a Verona per la Giornata Europea della Cultura Ebraica. Da anni, in occasione di tale evento l’Ugei “adotta” una piccola comunità per aiutarla nello svolgimento degli eventi proposti alla cittadinanza. Si è senz’altro trattato di un’esperienza molto costruttiva, e per alcuni è stata anche l’occasione di visitare una città che non avevano mai visto. Visitare i luoghi del ghetto di Verona e apprendere la storia della comunità ebraica veronese è stato davvero interessante, e lo è stato anche assistere ai giochi di strada che vengono saltuariamente organizzati in quella città. Ci sono state inoltre distribuite le bellissime magliette nuove con il logo Ugei.

geceeNumerosi turisti, dopo aver visto i  luoghi del ghetto, hanno visitato il tempio di Verona, dove hanno ricevuto spiegazioni molto esaustive su come si svolgano le funzioni all’interno del tempio. Quasi tutti si sono dichiarati interessati ad assistere al concerto che si sarebbe svolto nel tempio più tardi, alle 21:00, e alcuni hanno anche affermato che parteciperanno con interesse alla prossima rassegna di cinema israeliano, benché non tutti i film vengano proiettati con i sottotitoli in italiano.

È possibile affermare che molti, tra coloro che hanno partecipato alla Giornata siano rimasti soddisfatti delle iniziative, e anche per coloro che, come me, sono venuti da Torino e da altre città con il proposito di aiutare con i preparativi per questo evento è stata davvero una splendida giornata. In definitiva, si può dire che la Giornata Europea della Cultura Ebraica sia stata un’ottima occasione per conoscere nuovi luoghi e arricchirsi culturalmente, da ripetere in futuro magari in un’altra città.

Elisa Steindler, 19 anni, vive a Torino e studia all'ultimo anno di liceo delle scienze umane Albert Einstein
Elisa Steindler, 19 anni, vive a Torino e studia all’ultimo anno di liceo delle scienze umane Albert Einstein

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 settembre 2016
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htidee“Un giornale aperto al libero confronto delle idee”. E’ la frase stampata subito sotto la testata di Hatikwà. Chi mi conosce sa quanto valore do a questa frase. Per decenni Hatikwà – organo della Fgei prima, dell’Ugei poi – uno spazio di libero confronto lo è stato davvero, anche a costo di assumere in alcuni frangenti posizioni oggi impensabili, per esempio su Israele; ma anche oggi lo vuole essere e di fatto lo è. Hatikwà ha un sito indipendente e viene mensilmente ospitata sulla pagina del mensile dell’Ucei Pagine ebraiche che state leggendo, uno spazio angusto che vorremmo poter ampliare, ma che tuttavia ci offre la possibilità di entrare in decine di migliaia di case. Poiché il materiale prodotto ogni mese supera largamente quello che una sola pagina può ospitare, soltanto una piccola selezione del lavoro fatto viene stampata anche su carta. Non da ultimo, poiché la responsabilità finale del pubblicato sul cartaceo è in ogni caso anche del direttore di Pagine ebraiche, i contenuti da noi proposti possono in questa sede subire limitazioni e di fatto le hanno subite in più di una circostanza. Sul sito, invece, Hatikwà gode di piena autonomia.

htvecchioQuest’anno un gruppo di giovani, che è divenuto sempre più folto con il passare dei mesi, ha cercato di fare sì che “un giornale aperto al libero confronto delle idee” non fosse, in apice alla pagina, soltanto un elegante periodo, ma un cardine programmatico del nostro lavoro. Anzi, il cardine: l’unico principio formale stabile condiviso, insieme con il mutuo rispetto che ne è immediato e inevitabile corollario. Perché, se ci trasferiamo invece nel campo dei contenuti, su Hatikwà trovano spazio riflessioni di persone con idee differenti talvolta in contrasto reciproco, ma ben decise a non sottrarsi al confronto delle idee, nel pieno rispetto di quelle altrui ma senza rinunciare alle proprie. Quello che cerchiamo di fare è continuare ad allargare il cerchio di chi è disposto a dare un contributo, di chi non teme di esprimersi, di chi ha voglia di partecipare al lavoro di un laboratorio in continuo divenire.

Hatikwà non riprende articoli già pubblicati altrove: non ci interessa riempire un numero sempre più grande di pagine. Non è questo l’obiettivo di un laboratorio, ma una naturale conseguenza del suo avvicinamento. L’obiettivo è stare insieme, fare insieme, conoscere, riflettere, discutere insieme.

htrecenteCredo che questa sia anche una risposta a due opinioni abbastanza tipiche che circondano talvolta l’attività dell’Ugei. Sbaglia di grosso, a mio modo di vedere, chi ritiene che l’Ugei sia un’agenzia matrimoniale. Non perché le agenzie di questo genere abbiano qualcosa di sbagliato per principio, ma perché si tratta di una semplificazione fuorviante. L’Ugei è uno spazio aperto ai giovani ebrei di tutta Italia, tutti idealmente qui raccolti. Aperto a che cosa? Alla condivisione di esperienze, attività, progetti organizzati e gestiti dai giovani per i giovani. Se ci saranno persone che, dopo essersi conosciute e frequentate, decideranno di vivere insieme si tratterà di una eventualità di cui saremo tutti felici, non un preambolo e men che meno un obiettivo, una possibilità ovvia quando si entra in contatto e in amicizia con nuove persone.

La seconda vulgata da sfatare è che l’Ugei si preoccupi essenzialmente di “coca-cola e patatine”. Spesso in realtà questa obiezione viene, in modo solo apparentemente paradossale, proprio da coloro che vorrebbero che ci si occupasse soltanto di coca-cola e patatine. A me la coca-cola non piace, le patatine sì, ma il punto è che la realtà, anche in questo caso, è più complessa e non serve certamente che ripeta perché. E ben vengano le patatine, insieme a uno shabbat in compagnia, una conferenza sui diritti civili o un pomeriggio con giovani musulmani e cristiani. Oppure con Hatikwà, da scrittori o da lettori.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 settembre 2016
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ugeilogooCi troviamo ormai ad aver passato (abbondantemente) la metà del nostro mandato come Consiglio esecutivo UGEI e, personalmente, come presidente. Tradizionalmente, come la logica suggerisce, è il momento di definire la programmazione della seconda metà dell’anno UGEI e, soprattutto, di valutare la bontà delle politiche adottate finora, così da ripensarle, qualora necessario, per l’immediato futuro.

Senza dilungarmi più del necessario nel presentare le prossime attività segnalo il “Viaggio della Memoria”, novità nella nostra programmazione nata su proposta del Congresso tenutosi a Venezia. Altro fulcro gli sforzi da parte del Consiglio nel partecipare, insieme a giovani di varie associazioni ebraiche e singoli, all’organizzazione di Irua, shabbaton per giovani su iniziativa del DEC previsto per i prossimi mesi. Meta del Congresso di quest’anno sarà una piccola comunità. In chiusura dell’anno, dopo il successo degli anni passati, si svolgerà il campeggio invernale UJWhite.

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I partecipanti all’ultima festa di Purim

Dopo questi primi mesi di attività appaiono sempre più chiare le sfide esistenti nella realtà giovanile ebraica. Possono così essere più definite le strategie adottate dall’UGEI per cercare di affrontarle.
Tra tutte è evidente il problema della dispersione. La mutata situazione giovanile, rispetto a 21 anni fa, anno della fondazione dell’UGEI, appare difficile da affrontare per come la nostra unione è strutturata. In questi anni si è infatti sviluppata una moltitudine di associazioni giovanili dalle diverse specificità, ciascuna delle quali va a esplorare una precisa area dell’ebraismo. L’ebraismo è fatto di pluralità di identità e molteplicità e deve essere nostro compito incentivarle e supportarle. All’interno di questo panorama l’UGEI ha il ruolo istituzionale di rappresentare e riunire tutti i giovani ebrei d’Italia, è ciò su cui è fondata e da cui trae la sua forza. La sfida che abbiamo davanti è quella di trovare un equilibrio tra queste due ricchezze, sfida tanto più difficile tenendo conto dell’avversione ormai trasversalmente diffusa nella società verso le istituzioni. La mia personale visione è la seguente: perché sia veramente rappresentativa è necessario modificare e incentivare l’associazione delle singole organizzazioni all’unione centrale, modificando anche, se necessario, la struttura dell’UGEI stessa in modo che le singole associazioni possano trarre dall’UGEI il beneficio che necessitano.

viaggiomemIn questo senso va la quasi totalità dei nostri sforzi, dalla costruzione di un database aggiornato dei giovani, che potrebbe essere messo a disposizione anche delle singole associazioni in futuro, alla gestione corale del progetto UCEI dei giovani nelle commissioni, le attività in partnership con le singole associazioni, la gestione del giornale che state leggendo, Hatikwà, che è sempre più volto a incentivare la pluralità di pensiero e il dibattito, proponendo diversi punti di vista rispetto a numerose questioni.  Non secondario è infine il coinvolgimento dei giovani delle comunità piccole e medie, da sempre punto di forza dell’UGEI. Non a caso abbiamo scelto una di queste, Verona, per metterci a disposizione durante la Giornata della Cultura Ebraica il 18 settembre.

Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano


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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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